domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pensioni. Novità per figli superstiti e dipendenti pubblici
Pubblicato il 25-07-2016


Inps
6 MILIONI DI PENSIONATI SOTTO I MILLE EURO
Sono quasi sei milioni (5.962.650) i pensionati Inps che percepiscono un assegno mensile sotto mille euro. E’ quanto emerge dal rapporto annuale dell’Istituto, presentato recentemente alle Camere. In particolare, il 10,8% del totale (pari a 1.686.944 pensionati) percepisce meno di 500 euro e il 27,2% (4.275.706) tra 500 e 1000 euro. Netta sproporzione fra donne e uomini in entrambe le fasce: sotto i 500 euro il 12,4% delle donne e l’8,9% degli uomini; fra 500 e 1000 euro il 34,9% delle donne e il 18,5% degli uomini. Divario che si ripropone nelle fasce alte: oltre 3000 euro sono il 6,5% dei pensionati (1.010.378) ma sono il 3,2% delle donne e il 10,2% degli uomini.
Opzione donna – L’utilizzo di ‘opzione donna’ è cresciuto esponenzialmente dal 2012 in corrispondenza all’inasprimento dei requisiti per l’accesso al pensionamento introdotto dalla legge Fornero. Complessivamente, però, solo il 20% circa delle donne che avrebbero potuto esercitare l’opzione lo ha fatto. L’entità della penalizzazione legata al ricalcolo con il sistema contributivo di quanto accumulato, infatti, è tale da aver limitato l’utilizzo di questa forma di flessibilità in uscita che consentiva un forte anticipo dell’accesso alla pensione. Secondo il rapporto, il trattamento pensionistico maturato con le regole dell’opzione donna, per le lavoratrici del settore privato, sia di media pari a 977 euro.
Part-time agevolato – Più in particolare, come si legge nella Relazione dell’Istituto di previdenza, dal 2 giugno, data di partenza dell’opzione per quei lavoratori privati a tempo indeterminato con 35 anni di contributi e a tre anni dal limite di età per la pensione di vecchiaia, al 21 giugno scorso, su un totale di 238 domande presentate ne sono state accolte 85, respinte 84 mentre ne sono in giacenza 69. Il cosiddetto “part time agevolato” , che consente un’uscita graduale dall’attività lavorativa, prevede che il lavoratore possa concordare con il datore di lavoro una riduzione del proprio orario tra il 40 e il 60%, percependo in busta paga, oltre alla retribuzione per l’attività lavorativa svolta, anche una somma esente dall’Irpef pari ai contributi a carico del datore di lavoro che corrispondono alla retribuzione persa. Il lavoratore che accede al part time agevolato così non subisce nessuna perdita sull’assegno di pensione perché viene comunque garantita la contribuzione piena con accredito figurativo per la quota che copre la retribuzione persa per le ore non lavorate.
Esodati -I correttivi sin qui apportati per stemperare le conseguenze del blocco al pensionamento previsto dalla riforma Fornero sono stati “molto costosi e inadeguati: le 7 salvaguardie emanate fino ad oggi hanno eroso fino a un sesto dei risparmi conseguiti dalla riforma del 2011”, ovvero il 13%, ha sostenuto Boeri. A conti fatti, cioè, degli 88 miliardi di risparmi di spesa attesi dalla riforma sul decennio 2012-2021, le sette salvaguardie ne hanno fagocitato circa il 13%: “una porzione significativa soprattutto se si considera che oltre il 75% della spesa si concentra nel quadriennio 2015-18”, dice puntando il dito contro l’incoerenza dei provvedimenti. “Pur essendo state introdotte per affrontare situazioni di emergenza sociale, le salvaguardie non tengono conto del livello di reddito delle famiglie dei beneficiari. Una pensione salvaguardata su 8 vale più di 3.000 euro al mese”, dice. A questo si aggiungere infine un “costo ombra”, legato al super lavoro del personale Inps: “con queste operazioni abbiamo assorbito 181 posizioni a tempo pieno per un anno, distogliendo il personale dell’istituto da altre attività, con un costo ombra di quasi 34 milioni di euro”, denuncia Boeri. E se i primi provvedimenti con cui ‘aggiustare’ la legge Fornero, che ha comunque creato “problemi sociali rilevanti”, potevano apparire necessari a fronteggiare uno stato di crisi, non così la sequenza delle salvaguardie seguito poi “con ritmo ravvicinato”. Le salvaguardie infatti, si legge nella Relazione che guarda con timore all’eventualità di un protrarsi degli interventi, devono di fatto tornare a rappresentare “una soluzione di pensionamento flessibile: senza penalizzazioni e dedicata a specifiche categorie di lavoratori. Deroghe di questo tipo dunque- concluse- possono essere giustificate solo per particolari categorie di lavoratori, come gli usuranti”. A giugno 2016, ad esempio, si legge ancora nella Relazione, rispetto a un contingente programmato di 172.466 lavoratori da ‘salvare’ sono state accolte 127.632 domande, pari al 74%. Se si considerano le domande in attesa di esame e si ipotizza un loro pieno accoglimento, questa percentuale sale a quasi l’85 per cento. Delle domande accolte, quasi l’80% si è già trasformato in una pensione regolarmente liquidata.

Inps
PENSIONE AI FIGLI SUPERSTITI: ULTIME NOVITA’

Com’è noto, ai sensi dell’articolo 22, comma 2, della legge n. 903 del 1965 i figli superstiti o equiparati, a carico del pensionato o assicurato, che alla data della morte del dante causa hanno più di 18 anni di età, sono studenti e non prestano lavoro retribuito, hanno diritto alla pensione ai superstiti fino al compimento del 21° anno di età, in caso di frequenza di scuola media o professionale, ovvero, fino al compimento del 26° anno di età, in caso di frequenza di università. Al fine del riconoscimento del diritto alla predetta pensione tutte le condizioni sopra indicate devono sussistere alla data dell’evento della morte del dante causa.
Al riguardo giova precisare che il figlio superstite o equiparato, in caso di morte del dante causa nel periodo di vacatiostudii compreso tra il completamento del secondo ciclo di istruzione e l’iscrizione all’università, nonché tra il completamento del corso di laurea triennale e l’iscrizione al corso di laurea specialistica, conserva lo status soggettivo di studente ed il diritto a percepire la quota di pensione ai superstiti riconosciuta in suo favore, a condizione che l’iscrizione al corso di studi successivo avvenga senza soluzione di continuità, entro la prima scadenza utile prevista dal piano di studi di nuova iscrizione. In tale caso la pensione ai superstiti decorre dal primo giorno del mese successivo alla morte del dante causa, ed il pagamento è dovuto dal primo giorno del mese successivo la data dell’avvenuta iscrizione comprensiva dei ratei arretrati. Diversamente, nell’ipotesi di morte del dante causa nel periodo compreso tra cicli di studio diversi da quelli sopra indicati il figlio superstite o equiparato non ha diritto alla pensione ai superstiti.
Anche il figlio superstite o equiparato che, alla data della morte del dante causa, presti lavoro retribuito dal quale derivi un reddito annuo inferiore al trattamento minimo annuo di pensione previsto dall’assicurazione generale obbligatoria maggiorato del 30% e riparametrato al periodo di svolgimento dell’attività lavorativa, ha titolo alla pensione ai superstiti. Diversamente, il figlio superstite o equiparato che, alla data della morte del dante causa, presti lavoro retribuito dal quale derivi un reddito superiore a quello sopra segnalato, non ha diritto alla pensione ai superstiti.
Al fine del riconoscimento del titolo alla pensione ai superstiti, in sede di presentazione della domanda, il figlio o equiparato ha l’onere di dichiarare, anche in via presuntiva, il reddito lordo da lavoro percepito nell’anno di morte del dante causa, nonché il relativo periodo di percezione.
Il figlio o equiparato ha l’obbligo di comunicare ogni variazione del predetto reddito da lavoro e del relativo periodo di percezione, dichiarati in sede di richiesta del trattamento ai superstiti.
Nell’ipotesi di superamento del limite reddituale secondo il criterio sopra riferito, successivamente alla liquidazione della pensione ai superstiti, si dovrà procedere alla revoca del trattamento pensionistico ed al recupero delle somme indebitamente corrisposte.
Nel caso di percezione di un reddito inferiore sia a quello comunicato in via presuntiva sia al limite reddituale come sopra prefigurato, si dovrà procedere al riconoscimento del diritto a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla data dell’evento ed al pagamento dei relativi arretrati.
Il figlio o equiparato titolare di pensione ai superstiti mantiene il titolo alla concessione del predetto trattamento pensionistico qualora presti lavoro retribuito dal quale derivi un reddito annuo inferiore al trattamento minimo annuo di pensione previsto dall’assicurazione generale obbligatoria maggiorato del 30% e riparametrato al periodo di svolgimento dell’ attività lavorativa.
Diversamente, durante il periodo nel quale il figlio o equiparato titolare di pensione ai superstiti svolge lavoro retribuito dal quale derivi un reddito superiore a quello sopra evidenziato, la pensione è sospesa.

Previdenza
LE PENSIONI DEI DIPENDENTI PUBBLICI

Le pensioni erogate ai dipendenti pubblici sono aumentate sia di numero che di importo complessivo rispetto all’anno scorso. Lo rileva l’Inps nell’aggiornamento Osservatori Pensioni sulla Gestione Dipendenti Pubblici e Gestione ex Enpals. Al 1° gennaio di quest’anno sono 2.841.815 per un importo complessivo annuo di 66.309 milioni di euro e un importo medio mensile pari a 1.795 euro. Rispetto all’anno precedente, si registra un incremento dello 0,8% nel numero delle pensioni (erano 2.818.300 nel 2014) e degli importi annui in pagamento ad inizio anno, cresciuti del 2,1% rispetto ai 64.955 milioni del 2015. Dall’analisi delle ripartizioni per singola Cassa emerge che il 59,4% dei trattamenti pensionistici (1.687.453) è erogato dalla Cassa Trattamenti Pensionistici dipendenti Statali (Ctps), seguita dalla Cassa Pensioni Dipendenti Enti Locali (Cpdel) con il 37,5% (1.065.456), mentre le altre casse si dividono complessivamente circa il 3% del totale. Nel corso del 2015 sono state liquidate complessivamente 121.165 pensioni, con un incremento del 20% rispetto all’anno precedente, per un importo complessivo di 3.108 milioni di euro e importi medi mensili pari a 1.973 euro (in aumento del 5,3% rispetto al 2014, quando l’importo medio mensile era pari a 1872 euro). Invece le pensioni a carico della Gestione ex Enpals in vigore al 1° gennaio 2016 sono 57.637, di cui 55.495 (il 96,3% del totale) a carico della gestione dei lavoratori dello spettacolo e 2.142 (il 3,7%) a carico del fondo degli sportivi professionisti, per un importo complessivo annuo pari a 928,3 milioni di euro, di cui il 94,4% (876,6 milioni) erogato dalla gestione lavoratori dello spettacolo e il 5,6% (51,7 milioni) dal fondo sportivi professionisti. Rispetto all’anno precedente, si osserva nel complesso un decremento del numero delle pensioni e degli importi annui in pagamento ad inizio anno, con però una netta differenziazione per gestione. Infatti, mentre per i lavoratori dello spettacolo il numero delle prestazioni e l’importo complessivo annuo sono diminuiti rispettivamente dello 0,7% e dello 0,5%, per gli sportivi professionisti l’andamento è opposto, con un incremento del 4,9% del numero di pensioni e del 6,1% dell’importo complessivo annuo in pagamento.

Carlo Pareto

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