domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pse e Yes: serve un piano europeo per i giovani
Pubblicato il 22-07-2016


Summer camp Yes TerrasiniTerrasini, 22 lug. – “Non penso agli Stati Uniti d’Europa. Dobbiamo essere realisti: non bisogna parlare di mete irraggiungibili, se non riusciamo neppure a gestire la questione dei migranti. Serve piuttosto più Europa, un’Europa di qualità, che possa affrontare con efficacia temi come il terrorismo, la politica estera, la pace, l’occupazione giovanile, la politica economica”. Dopo la Brexit, Sergei Stanishev, Presidente del Pse, rimane con i piedi per terra al summer camp dei Giovani socialisti europei (YES), in corso a Terrasini in Sicilia.

Stanishev conferma che “è stata la famiglia socialista a salvare Atene dalla Grexit. Se chiedete a Tsipras, ve lo confermerà“. Ai giovani di tutta Europa il Presidente del Pse chiede di mantenere il sogno socialista: “Noi vogliamo insieme cambiare il mondo. Essere troppo ricchi in solitudine non dà felicità, se gli altri intorno a te sono poveri”.

Da Terrasini il Pse e la Yes rilanciano il piano europeo per i giovani: più occupazione e più istruzione per tutti. “Abbiamo stanziato 20 miliardi di euro fino al 2020 – dice Stanishev – l’obiettivo è abbattere la disoccupazione giovanile e allargare a tutti il progetto Erasmus. I giovani non devono pensare che le loro condizioni di vita saranno peggiori di quelle dei loro genitori. I socialisti, adulti e giovani, devono essere pronti a combattere per le proprie idee. La Ue non puo’ essere solo austerity e tagli”.

Sulla minaccia terroristica Stanishev ritiene “assurdo che i servizi segreti europei non scambino le informazioni tra loro”.

Yusi summer camp Terrasini 2016Al summer camp socialista europeo molto spazio va alla politica estera. Bar Gissin, leader dei giovani socialdemocratici israeliani di Meretz, sostiene per il Medio Oriente la tradizionale politica socialista dei ‘due popoli, due Stati’. “Doveva essere fatto ieri – afferma Gissin al dibattito moderato da Riccardo Galetti – Israele è più forte e deve fare il primo passo. Netanyahu vuole trattare direttamente con i palestinesi senza un tavolo internazionale? Netanyahu – dice Gissin con ironia – non è esattamente il mio punto di riferimento ideale”.

Abdi Aziz Suleiman, giovane laburista britannico, è duro: “Siamo giovani di sinistra e non possiamo accettare che nella nostra epoca ci sia un nuovo colonialismo. Gli insediamenti israeliani minano la possibilità di creare uno Stato palestinese e ci sono una cinquantina di leggi che rendono difficile la vita persino agli arabi che hanno passaporto israeliano. Se la sinistra in passato sostenne Mandela, ora non può non sostenere i palestinesi”.

Merle Stoerer, rappresentante dei giovani socialdemocratici tedeschi (Jusos), ribatte: “La parola ‘colonialismò è una parole forte, che andrebbe usata in altri contesti. In Israele ci sono partiti di sinistra che vogliono trovare una soluzione con i palestinesi”.

Bobo Craxi, in un altro dibattito, avverte pericoli incombenti: “È in corso un’onda lunga verso una torsione autoritaria e dispotica. Altrimenti non avremmo né Trump né Erdogan né una politica economica restrittiva della Ue. A livello europeo non abbiamo una politica soddisfacente. Il silenzio sulla Turchia la dice lunga sulle difficoltà della Ue”.

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