lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rai Tre tv cult,
tra cultura e storia
con “The Young Victoria”
Pubblicato il 12-07-2016


victoriaRai Tre si dimostra rete impegnata e canale cult(urale), nel senso al contempo di essere alla moda proponendo prodotti ancora attuali se non recenti, ma anche impegnata nell’offrire un servizio pubblico di formazione culturale appunto e non solo di mero intrattenimento. Un esempio ne sono i film che manda in onda di recente e in programma nel suo palinsesto in questo periodo. A partire da “The Young Victoria”, del regista Jean-Marc Vallée, con Emily Blunt nei panni della protagonista: la regina Vittoria. La storia della sovrana forse più contestata e osteggiata, ma al contempo più amata, e di sicuro la più longeva della storia del Regno Unito, anticipa altri colossal cinematografici, proposti da Rai Tre, come “La meglio gioventù”. Questo film storico è stato prodotto da Martin Scorsese, Graham King e da Sarah Ferguson, ex-moglie di Andrea, duca di York, terzogenito della regina Elisabetta II. Ha vinto un Premio Oscar nel 2010 per i migliori costumi, ad opera di Sandy Powell, e vede nei panni del re Albert, Rupert Friend.

In un momento particolarmente infuocato dalla questione del ‘caso’ Brexit, mandare in onda un prodotto di tale calibro era quanto mai importante per capire anche l’orgoglio nazionalista che c’è dietro la scelta da parte della Gran Bretagna di uscire dall’Unione Europea. Una storia millenaria, fatta di dominazione regale, in cui si sono avvicendate molte figure centrali nella mentalità, nel pensiero, nel folklore e nel sentimento patriottico degli inglesi; di cui una delle principali e più significative è stata sicuramente appunto Vittoria.

Giovane, forse troppo per salire al trono; considerata inesperta per confrontarsi con la politica, viene mostrata quale una ribelle ostinata, determinata e coraggiosa, risoluta nel portare avanti il suo compito senza il timore di dover affrontare le insidie dei potenti e i giudizi della popolazione: un elettorato che imparerà pian piano a conoscere e a tutelare a suo modo. Una ragazza che, nonostante appunto la sua giovane età, saprà far valere il suo triplice ruolo di donna, moglie e regina e a far rispettare i suoi diritti di donna ad essere rispettata, di moglie ad essere ascoltata e sostenuta e non prevaricata, di regina ad essere ubbidita e lodata. Si seppe imporre con il carisma del suo carattere, di una personalità spiccata, ma anche con la dolcezza, il romanticismo, l’incoscienza dei suoi anni; l’originalità della sua mente brillante, di un’intelligenza spiccata e di una mente pensante e autonoma soprattutto, sarà il suo fascino e le porterà consensi, più che l’avvenenza fisica su cui non puntò mai troppo.

Questo ben mette in evidenza il film, la cui originalità è nel taglio scelto. Considerata inadatta alla posizione che ricopriva, succube (o almeno suscettibile di esserlo) delle influenze e delle pressioni pericolose di politici esperti, astuti, abili, subduli quali Lord Melbourne (Paul Bettany), che cercavano di sedurla e circuirla, persino di manipolarla, il film sembra incentrato più sull’aspetto sentimentale, che viene quasi romanzato, del suo essere divisa a metà tra l’attrazione e il trasporto profondo per il sincero, schietto e buon Principe Alberto (Rupert Friend) e il fascino di Lord Melbourne, che comunque subisce suo malgrado pur non volendo. Quasi che la ‘sua’ storia d’amore fosse quella che conta di più nel costituire la sua immagine, persino nell’immaginario collettivo, più del suo operato persino. In realtà, metaforicamente, potrebbe rappresentare l’essere tormentata tra istinto e ragione, il dover continuamente combattere con le insidie e i pericoli imminenti di chi è al potere, al vertice di esso, soprattutto se si tratta di un potere assoluto da dover gestire e avere nelle mani, che attira invidie e rischi ancor più grandi.

Questo apparentemente è il limite maggiore del film, quasi che possa così oscurare la magnificenza della regina Vittoria, persino ridicolizzandola o banalizzandola. Eppure qui è la sua forza, perché sarebbe stato impossibile trattare la storia del suo regno, senza focalizzare e incentrare l’attenzione su un preciso aspetto. Questo ha permesso che il prodotto ottenuto risulta fruibile, si segue bene, con ricercatezza, cura e dovizia di dettagli molto sofisticate. Soprattutto fa ben capire un particolare che spesso può o potrebbe sfuggire: l’indissolubilità di Victoria e Albert. Non può essere trattata e affrontata la storia della regina Vittoria, scindendola da quella del marito Albert, imprescindibile per capire anche il suo operato; sebbene quest’ultimo sia un po’ trascurato. Infatti non viene approfondito tutto ciò che di buono e nuovo e importante realizzò, come la riforma dell’istruzione in primis ad esempio. Al suo governo e all’amministrazione della nazione dal punto di vista pratici e concreti viene dedicato spazio marginale, rispetto alla sua attitudine, all’atteggiamento con cui si confrontò con le problematiche esistenti all’epoca, di cui ebbe (ed ebbero con il marito) il merito di tenere in considerazione. Viene fatto solo un breve accenno alle condizioni in cui si trovava la popolazione, ma sufficiente a far capire il tipo di approccio che tenne. Equilibrato dalla tempra altrettanto forte del marito. Spesso le loro furono più scelte di istinto, coraggiose, che troppo ponderate. Ebbero la volontà di saper andare controcorrente, incuranti delle ostilità che potessero crearsi e delle inimicizie che ne potessero nascere.

Al contempo il merito e il demerito del film è la drammatizzazione di alcuni passaggi, poco attendibili dal punto di vista storico, per aumentarne la tenuta emotiva ed empatica del film stesso. Favorendo, in questo modo, la simpatia per la figura di Vittoria (e di Albert), e la partecipazione sentimentale del pubblico e degli spettatori alla vicenda di questa regina così straordinaria agli occhi degli inglesi; tanto da rimanere ancora ben impressa nella memoria collettiva anche straniera. A tal proposito è impreciso che il principe Alberto rimase ferito nell’attentato alla regina Vittoria; ma è vero che la difese quando le spararono due colpi di pistola: tentò di proteggerla quando provarono ad ucciderla. Sarebbe una romanzatura della vicenda dello sceneggiatore Julian Fellowes, come dichiarò lui stesso in un’intervista alla BBC, per enfatizzare la devozione per la moglie da parte di Albert.
Come la voglia di rendere noto ciò che non poteva essere conosciuto, al di là dei dati di fatto degli eventi storici, da parte del regista: ovvero il carattere esuberante, responsabile e irresponsabile contemporaneamente, della regina Vittoria. Il suo elevarsi apparentemente da ragazzina viziata che si ritrova catapultata alla guida di una nazione, in un ruolo più grande di lei, a quella di governante perfettamente capace e determinata in grado di gestire e rivoluzionare, cambiando in meglio e portando benessere, un intero Paese.

Il film segue piuttosto fedelmente la giovinezza della regina Vittoria, da un anno prima che salisse al trono sino alla nascita della sua primogenita. In particolar modo, viene sottolineato il rapporto con il marito, il principe Alberto. Tutto il resto, quello che fece e realizzò per la sua nazione, viene riassunto e accennato, sintetizzato in poche righe alla conclusione del film. Quasi che ella sia ancora presente tra il popolo britannico, che vuole ricordarla come una mamma gioiosa, che ha saputo crescere in allegria, serenamente e felicemente, una figlia che le è devota: una creatura preziosa dal nome Regno Unito, che ha tenuto per mano con dedizione e premura. Insieme al marito.
Il film, uscito nel 2009, è arrivato in Italia nel 2010.

Barbara Conti

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