martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rapporto Chilcot: prove fasulle per la guerra a Saddam
Pubblicato il 06-07-2016


Rapporto Chilcot largeTony Blair si presentò il 24 settembre del 2002 davanti alla Camera dei Comuni per sostenere che l’Iraq di Saddam Hussein era in grado, o lo sarebbe stato in breve tempo, di lanciare un attacco WMD (Weapon of mass destruction), con armi atomiche, chimiche o batteriologiche e che pertanto la coalizione occidentale, di cui faceva parte la Gran Bretagna, guidata dagli Stati Uniti di George Bush jr e a cui presto si unì l’Italia di Silvio Berlusconi con altri 46 Governi, ma non quello francese e tedesco, avevano il dovere di condurre un attacco preventivo per abbattere il dittatore e proteggere innanzitutto gli alleati nella regione, a cominciare da Israele.
Era tutto falso e pretestuoso, come ha confermato sir John Chilcot presentando oggi il rapporto sulla partecipazione britannica alla guerra in Iraq, spiegando che il conflitto si basò su dati di intelligence “imperfetti” e portato avanti con una progettazione “totalmente inadeguata”.

Blair_Bush_WhitehouseIl premier britannico per sostenere la tesi della minaccia grave di Saddam, alleato di Washington contro l’Iran khomeinista, fino allo scoppio della prima Guerra del Golfo, nel 1990, produsse anche un dossier che, al pari di quello portato dagli Usa anche alle Nazioni Unite, si basava su alcune prove false, in qualche caso costruite a tavolino dai servizi segreti. Una forzatura pericolosa di cui erano in tanti consapevoli in quei giorni – in Italia a opporsi allora a quell’avventura c’era anche il Psi con le altre forze di opposizione – ma che nonostante tutto produsse le sue nefaste conseguenze con la seconda Guerra del Golfo, nell’attacco contro l’esercito di Saddam Hussein e l’invasione dell’Iraq, e con una, ampiamente prevista, successiva destabilizzazione dell’area.
Una guerra disastrosa sotto tutti i punti di vista, non solo perché provocò un grandissimo numero di vittime tra gli iracheni – alcune stime arrivano a 600 mila morti -, ma anche per le sue conseguenze politiche, sociali ed economiche interne ed esterne, di cui oggi stiamo pagando ancora le conseguenze, compresa l’espansione a macchia d’olio delle formazioni terroristiche legate all’islamismo radicale.

Catturato e giustiziato, ha avuto ragione dopo morto: non aveva armi di distruzione di massa

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“Nel marzo 2003 non c’era una minaccia imminente di Saddam Hussein contro l’Occidente, l’azione militare non era l’ultima opzione”, scrive Sir Chilcot nel suo rapporto dopo aver ascoltato 150 testimoni, consultato 150mila documenti, in 7 anni di lavoro e con una spesa di 10 milioni di sterline. Sir Chilcot, alto funzionario dello Stato e più volte con incarichi di Governo, ha prodotto 12 volumi che costituiscono un’accusa formidabile non solo nei confronti dell’ex premier laburista, ma anche contro l’allora ministro degli esteri e contro il capo dei servizi segreti di Sua Maestà. Un rapporto devastante che potrebbe anche portare ad un’accusa di crimini di guerra.

Blair, con Bush e gli altri, decisero di attaccare l’Iraq consapevoli che il rischio WMD non era reale e nonostante fossero tutti ben consapevoli delle conseguenze che avrebbe avuto la guerra, a partire dalle nuove minacce terroristiche da parte di Al Qaeda contro la Gran Bretagna. “Ho preso la decisione in buona fede e nell’interesse del Paese”, si è subito difeso Blair respingendo le accuse.

Bush 'missione compiuta' portaerei USS Abraham Lincoln maggio 2003

L’annuncio di ‘missione compiuta’ dalla tolda della portaerei USS Abraham Lincoln nel maggio 2003

“L’azione militare contro Saddam Hussein non era l’ultima opzione”. “Usa e Gran Bretagna minarono l’autorità dell’Onu” presentando prove sul fatto che Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa “con una certezza che non era giustificata” e che venne inquivocabilmente dimostrata, prosegue il rapporto sottolineando che le circostanze con cui è stata stabilita una base legale per la guerra contro l’Iraq erano “lungi dall’essere soddisfacenti”.

Tony Blair ha reagito alle accuse spiegando di aver preso la decisione di entrare in guerra contro l’Iraq nel 2003 “in buona fede” e in quello che riteneva “essere il miglior interesse del Paese”. “Mi assumo tutta la responsabilità”, ha aggiunto Blair.

Il rapporto evidenzia il ruolo che almeno due figure chiave ebbero con lui nel portare avanti quella sciagurata avventura: John Whitaker Straw, (Jack Straw), ministro degli esteri dal 2001 al 2006 e John McLeod Scarlett, alla guida della commissione di controllo dei servizi segreti, Joint Intelligence Committee (JIC), poi passato al vertice del MI6. I rapporti truccati, utilizzati da Blair e da Bush, passarono dalle loro mani e in quest’operazione di maquillage per rendere credibile la minaccia WMD, anche l’Italia ebbe un ruolo ‘inventando’ una pista nucleare nigeriana – il Nigergate – che portava fino a Saddam.

Per saperne di più:
Il rapporto Chilcot
Il Nigergate

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Commenti all'articolo
  1. Gente come Bush e Blair dovrebbe marcire in galera a vita. Criminali che hanno sulla coscienza migliaia di vite umane. E invece fanno i pensionati di lusso, scrivono libri, vengono invitati a conferenze internazionali, pagati fior di quattrini. Così va il mondo.
    Mario.

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