domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

COL “NO” TUTTI A CASA
Pubblicato il 04-07-2016


renzi2La direzione del Pd, a porte chiuse ma in diretta streaming. Al centro dei lavori il referendum e la legge elettorale e una sua eventuale modifica. La direzione era stata rinviata dopo il risultato del referendum inglese che ha visto la vittoria della Brexit. L’esito della direzione è scontato: d’altronde è stata nominata a immagine e somiglianza del premier e segretario del Pd Matteo Renzi. Gli spazi di manovra sono pochi e i numeri noti. L’unica cosa da vedere è il comportamento dell’opposizione interna, se unirà le proprie critiche o se marcerà su direzioni separate dopo l’esito delle elezioni amministrative che non ha portato i risultati attesi.

Il convitato di pietra, Berlusconi e Forza Italia, guarda dalla finestra in attesa di capire che piega prenderà il dibattito, magari con in mente un nuovo patto. Una sorta di Nazareno bis. I numeri per una modifica alla legge elettorale sono possibili infatti sono con Forza Italia. Il premier e segretario del partito, Matteo Renzi, ha già annunciato il suo secco “no” a coloro che gli chiedevano se ci saranno cambiamenti. Alle possibili modifiche che potrebbero apportarsi alla legge elettorale il premier ha detto: “Non vedo in Parlamento maggioranza per una legge alternativa”. Insomma per Renzi l’Italicum non va toccato, anche perché, come ha detto più volte, è una legge che garantisce a chi vince di governare.

E sul referendum Renzi ha detto che in caso di scontiffa non solo il governo di dimetterà, ma che tutto il Parlamento dovrà andare a casa. E’ cruciale “non per i destini di qualcuno ma per il futuro della credibilità della classe politica italiana”. “Avverto la responsabilità di questo passaggio molto importante per il nostro partito e per la nostra comunità. Vorrei offrire un’occasione di dialogo molto sincera, profonda e franca. La direzione si svolge dopo le amministrative che non sono andate bene, ma anche dopo Brexit, dopo la più grande strage di civili italiani all’estero, dopo un G7 chiave per la comunità internazionale e dopo la mobilitazione, ognuno avrà le sue opinioni, sulle tasse, tutto mentre si raccolgono le firme sul referendum costituzionale”, ha aggiunto il premier. “Sono pronto ad ascoltare, ma anche a difendere la dignità di questa comunità, l’unica in cui si discute in modo franco e per questo viene rappresentata in modo macchiettistico. Litigano tutti i partiti e quelli che lo sono in modo meno tradizionale lo fanno ancora di più, ma al chiuso delle stanze. Il punto è che loro fingono di essere una falange e appaiono come tali, mentre noi – ha continuato Renzi – valorizziamo troppo spesso ciò che ci divide”.

”C’è fuori un mondo che chiede al Pd se ha le idee chiare, quella che si apre è una stagione difficile e affascinante nella quale scommetto sul fatto che il Pd possa essere protagonista e non comparsa”, ha detto Renzi. Infine sul referendum. “C’è qualcuno tra voi – ha detto – che pensa sinceramente che, dopo che la legislatura è nata e ha fatto ciò che ha fatto, in caso di ‘no’ al referendum, il presidente del Consiglio, e io penso anche il Parlamento, non ne possa prendere atto?”.

Per il referendum, ha detto Renzi, “ci sono 400mila firme, ne mancano ancora un centinaio per arrivare all’obiettivo”. “Il problema del referendum è quel che accade all’Italia e alla classe politica. Non in una logica di minaccia, del ‘ricordati che devi morire’ o dell’andrà tutto male. Altri stanno dicendo che in caso di sconfitta c’è la recessione, ma non è la mia linea. Io faccio il discorso in positivo: con il “Si” si aprirebbe la più bella pagina di autoriforma di una classe politica in occidente”.  “C’e’ fuori un mondo che chiede al Pd se ha le idee chiare, quella che si apre è una stagione difficile e affascinante nella quale scommetto sul fatto che il Pd possa essere protagonista e non comparsa”. Il referendum, ha poi aggiunto è cruciale “non per i destini di qualcuno ma per il futuro della credibilità della classe politica italiana”. E alla minoranza: “Si pone un tema di organizzazione del partito. Alla nostra straordinaria militanza dobbiamo un modello organizzativo che non ricalchi gli errori del passato. Finché lo guido io, le correnti non torneranno a guidare il partito, lo dico innanzitutto ai renziani di stretta osservanza, della prima o seconda ora o a quelli last minute”. “Credo che ci sia bisogno di una grande chiarezza tra noi, se volete che io lasci non avete che da chiedere un Congresso e possibilmente vincerlo, in bocca al lupo”.

Il doppio incarico è un altro elemento del dibattito. L’esito del voto danneggia sia il governo che il Pd. La conincidenza dei ruoli infatti fa in modo che i riflessi delle urne colpi casco entrambi i ruoli ricoperti da Renzi. “La separazione fra gli incarichi di segretario e premier – ha detto l’ex segretario del Pd Pier Luigi Bersani – non è un dibattito lunare. Non è la soluzione a tutti i problemi, è la premessa. E lui era anche d’accordo quando si candidò contro di me. Gli si può quindi far notare che non è così lunare?”.

Per l’ex segretario del Pd “l’errore più grosso è l’assenza di umiltà che fa impressione. Perché non puoi dirigere il traffico senza vedere cosa ci ha portato fin qua”. Anche il parlamentare Federico Fornaro ha affermato di aspettarsi da Matteo Renzi, nella Direzione Pd, di “un bagno di umiltà” e di “una correzione di rotta”. “La ‘narrazione’ renziana – ha spiegato – ha funzionato nella sua prima fase ma ora stride con la realtà”. Per Fornaro “il voto amministrativo ha mostrato chiari segni di critica alle politiche del governo e c’è un pericolo di sottovalutazione che è pericoloso, soprattutto a pochi mesi dal referendum”. Quindi “se si continua a dire che va tutto bene e che le elezioni non sono state una critica al governo, penso che siano altri quelli sulla luna. Anche perché il partito appare senza guida negli assetti organizzativi e questo influisce negativamente”.

Un allarme arriva da Gianni Cuperlo: “E’ suonato l’allarme, l’ultimo. Oggi tu sei visto come un avversario da una parte della destra, ed è bene così, ma anche da una parte della sinistra e questo è un dramma” per chi è sotto il simbolo del Pd. Senza una svolta, tu condurrai la sinistra italiana ad una sconfitta storica”. Cuperlo, leader di Sinistradem, ha poi definito definito “miope” la relazione di Matteo Renzi e sottolineando: “esci dal talent di un’ Italia patinata e fatta di opportunità e scopri la modestia”.

Redazione Avanti!

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