venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
La vittoria del populismo
Pubblicato il 01-07-2016


Giornali, televisioni e interlocutori occasionali ci stanno bombardando con considerazioni sul referendum Brexit e sulle sue conseguenze sul futuro dell’Europa.

Cerco di vaccinarmi, leggendo articoli di uomini prestigiosi, come Amartya Sen (Economista e Filosofo), Michel Onfray (Filisofo) e altri di pari livello. Per neutralizzare il bombardamento concettuale, mi sono fatto una ripassata delle varie tappe del percorso europeo, dal manifesto di Ventotene ai giorni attuali. È sbagliato pensare che, ciò che tocchiamo con mano oggi, sia caduto dal cielo. Arrivare a una sintesi, tra le varie opinioni è difficilissimo. Riporto le sintesi delle opinioni di esperti. Amartya Sen ritiene che in Democrazia, su alcuni temi, deve decidere chi governa; Michel Onfray ha affermato che l’UE è stata spazzata via per colpa delle ‘Elite; per George Soros la disintegrazione è inevitabile; per Paolo Giordano, la mentalità delle generazioni non giovanili ha ucciso la mentalità moderna; Giscard d’Estaing consiglia di non considerare l’E.U. una prigione e di ripartire dai 6 fondatori, per rinvigorire le ragioni dell’Unione; Robert James Shiller, premio Nobel economia 2013, ritiene che i nazionalismi siano nemici della crescita e che bisogna stare attenti agli avvenimenti, che li fanno crescere; Robert Altman ha notato che il FMI, pur ragionando su numeri, ha sbagliato le previsioni sull’economia mondiale e su singoli Paesi. Niall Ferguson ritiene che i britannici si sono messi sulla scala per l’Inferno. Non è sbagliato, per destreggiarsi, ricordare che, per le infinite combinazioni economiche e sociali, gli economisti raramente sanno prevedere il futuro. Figuriamoci, i giornalisti, i politici, i sindacalisti attuali e noi semplici mortali.

Molte energie vengono impegnate sull’interpretazione del risultato del referendum inglese. Mi convince ciò che ha scritto Bernard-Henri Lèvy:- Brexit è la vittoria non del popolo, ma del populismo. Non della democrazia, ma della demagogia. Dell’ossessione di avere il nemico in casa. In altri termini, è la vittoria del”sovranismo”. La cosa da fare, secondo me, è neutralizzare le cause di queste vittorie. Perciò, non capisco la sicurezza di politici e sindacalisti improvvisati, quando esprimono giudizi. Ritengo utile ricordare il momento in cui si incominciò a parlare di come concretizzare il Manifesto di Ventotene. Non sono riuscito a cancellare, dalla mia mente, la posizione dei socialisti, chiedevano un’Europa dei Popoli, non dei Mercanti. Quale parte politica e quale cultura economica ebbero la prevalenza? Chi sono i padri di un’Europa senz’anima? E, chi sono i figli di tali padri? Craxi chiese molte volte di rinegoziare i parametri di Maastricht. Ricordo un convegno con Peppino Avolio, nel quale, con la passione da presbite, parlò della necessità di non essere a servizio dei poteri forti.

Secondo me, oltre alle differenze di cui innanzi, c’era e c’è una differenza culturale tra i popoli dei vari Stati, soprattutto da quando l’Europa unita comprende 28 Paesi. Ci voleva un Titano per far marciare assieme popoli proventi da decenni ideologie, culture, religioni e storie diverse. Non prevedere le difficoltà che avrebbero creato le differenze tra Paesi del mondo ex–comunista, Paesi di cultura socialdemocratica e popolare, non ha irrobustito lo stare insieme. Se fosse partita un’Europa dei popoli, con un buon rodaggio, si poteva arrivare a trovare un minimo comune denominatore, dal quale partire per costruire una vera unione, anche più refrattaria nei confronti della demoniaca finanza. Purtroppo, alla partenza, la strategia vincente fu quella dei Mercanti. Alla fine, però, l’Europa dei mercanti è stata strapazzata dalla Finanza, che è senz’anima. Se alcune religioni consideravano peccato l’attività “finanziaria”, un motivo ci doveva pur essere. La moneta da misuratore degli scambi commerciali e di altri fatti economici, un poco alla volta è diventata “facchino” (spostava) di ricchezza, senza produrre beni. Nell’economia reale, ogni settore alimenta altri settori (l’edilizia ne alimenta 10, l’auto ne alimenta 7). La finanza è come il gioco dello Zecchinetto: se c’è uno che vince , ci devovo essere altri che perdono. Ripeto: sposta ricchezza non ne crea. L’Europa dei mercanti è diventata Europa della Finanza, che non poteva e non può non essere una miscela esplosiva. Quando si parla di Europa o di avvenimenti come il Brexit, a quale Europa ci riferiamo? Quando evidenziamo la differenza tra il comportamento dei giovani e quello degli anziani, tocchiamo con mano l’importanza delle differenze culturali tra i popoli. Le differenze nazionali tra i giovani dei vari Paesi sono state quasi neutralizzate, mentre tra gli adulti sono rimaste intatte, con la tendenza ad amplificarsi, in presenza di fenomeni, come le migrazioni. Quanto innanzi, spero, sia utile per affermare che se non si riparte da dove stavamo, quando la politica non era serva della finanza e di quei poteri (laici e religiosi), alleati dei produttori dei poveri, il futuro ci riporterà episodi peggiori di quelli conosciuti nel passato. L’Europa, gruppo della paura, è la zona del mondo, che rischia di più.

È, perciò, indispensabile far rinascere, in una logica Keinesiana, partiti riformisti, capaci di affrontare i problemi, partendo dalla ragione e non dal buonismo peloso o dal populismo confusionario.

Luigi Mainolfi

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