mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Siamo ultimi, con le città ideali
le metropoli in crisi e i “giganti”
Pubblicato il 18-07-2016


Abbiamo ora un nuovo record: siamo ultimi. Non è certo un bel primato ma, a di là dei tanti trionfalismi di maniera (e di comodo, politico), le statistiche condannano l’Italia. Lo afferma (ma non è il solo) un giornalista, Antonio Galdo, in un libro (“Ultimi”, Einaudi ), in cui si citano un fiume di dati, cifre, statistiche. Questa volta non sono le solite polemiche politiche, che spesso fanno scaturire “scariche” di dati, non sempre corretti. A parlare sono le sentenze internazionali, senza appello, che stabiliscono le classifiche dei paesi più avanzati. L’Italia nell’ultimo decennio, in modo particolare, non ha fatto che retrocedere, sino ad arrivare all’ultimo gradino di ciascuna classifica: scuola, cultura, università, lavoro, università, competitività delle imprese, giustizia, digitale… Ovunque. Ci sono però due campi dove siamo ai primi posti: corruzione e pressione fiscale.

Qualcosa, soprattutto negli ultimi due anni si è fatto e molto è in corso d’opera, ma il cammino per risalire la china è duro, irto di ostacoli e cosparso di mine vaganti. Ma ce la faremo,dice Galdo e concordiamo con lui.

Occupiamoci adesso di città ideali. Lo facciamo con Fabio Isman, un giornalista che ha abbandonato la politica come sfera dei suoi interessi professionali per occuparsi, ormai da alcuni anni, di beni artistici e culturali. E lo fa scrivendo anche libri preziosi, come “Andare per città ideali“ (il Mulino), che ha ottenuto di recente il Premio “Città delle rose”. Nel saggio si parla di città storiche notissime, come Palmanova, Aquileia, Pienza, Sabbioneta, ma anche di strutture abitative, patrocinate da Cosimo I de’ Medici nel 1546 in Romagna (la “Terra del sole”), ad Acaya in provincia di Lecce, a San Lucio (Caserta), alle città operaie Crespi d’Adda e Solvay a Rosignano. Poi vi sono le città fondate dal fascismo, come Latina e Sabaudia nel Lazio; Arborea e Fertilia in Sardegna  e il “sogno” della Scarzuola, in provincia di Terni. Sono storie, in gran parte sconosciute, costruite sui desideri, le fantasie, le immaginazioni e le manie di grandezza (anche con molta megalomania) di politici,ricconi delle diverse epoche e di architetti e artisti, desiderosi di lasciare la propria originale impronta e, ovviamente, il loro nome nella storia umana. L’autore ha ricostruito le vicende che hanno portato alla creazione di queste città ideali, gioielli architettonici, nati dall’utopia, dai sogni degli uomini, concepite come luoghi ideali per pensare, riflettere, più che per vivere. In questo itinerario molto personale mancano tante città e abitati splendidi, come Urbino, Vigevano e tanti altri, di cui l’Italia è ricca, ma Isman ha preferito sceglierne solo una parte: un esempio di quel “giardino delle meraviglie” rappresentato dal nostro paese, almeno sino a una certa epoca.

Più complessa la materia urbanistica (e non solo) trattata nel libro curato da Paolo De Nardis, sociologo notissimo dell’Università “La Sapienza” di Roma,”Le città e la crisi” (Bordeaux edizioni).La ricerca è stata concentrata su quattro città europee (Napoli,Dublino,Lisbona e Bilbao): quattro casi di globalizzazione urbana,in un contesto di grave crisi economica. Nella ricerca (condotta da Luca Alteri, Mita Marra, Adriano Cirulli, Sandro Busso, Paolo Rivetti e Guya Accornero, con la rigorosa regia di De Nardis) si analizzano le trasformazioni delle città, con la crisi economica, e le contraddizioni di queste megalopoli strette fra la fedeltà alle loro tradizioni storiche e i progetti per il futuro, per non diventare “periferia” dell’Europa.

Dalle città alle famiglie attraverso l’opera di Pierpaolo Donati (sociologo all’Università di Bologna), che studia i cambiamenti culturali e sociologici dei nuclei familiari da molti anni. Nel suo  recente “La famiglia, il genoma che fa vivere la società” (Rubbettino),lo studioso cerca di dare delle risposte al futuro dei questa istituzione naturale,arrivando alla conclusione che ,nonostante i mutamenti in atto,la famiglia continuerà anche in futuro a rappresentare un’istituzione centrale  perché avrà sempre un “genoma” proprio ,che non è biologico ma sociale. E se questo “genoma” dovesse essere modificato col tempo,sino a perdere la sua identità,ne risentirebbe la società nel suo complesso in termini di perdita di coesione sociale e di alienazione umana.

La mobilità degli esseri umani,è noto, non è una conseguenza dei tempi moderni,ma risale ad epoche molto remote. Uno studioso, Guido Chelazzi, ha ricostruito la storia millenaria delle migrazioni (“Inquietudine migratoria. Le radici profonde della mobilità umana”,Carocci editore). Leggendo questo documentatissimo saggio si potranno leggere in modo diverso le migrazioni di oggi. L’autore ,nella sua analisi,compie un viaggio molto lungo,risalendo al Pleistocene,alle soglie della modernità. Approfondisce “l’inquietudine” dell’uomo,sin da quando si chiamava “Homo Sapiens”.Lo studio delle antiche migrazioni umane mostra l’intreccio profondo di fattori ambientali e culturali (oltre che economiche ) che hanno spinto,sin dalle origini,l’umanità a cercare nuovi sbocchi,nuove terre,per  sopravvivere e/o vivere meglio.

Infine,una segnalazione. Il mio amico e collega Stefano Lorenzetto ha pubblicato un nuovo libro per Marsilio , che è , ancora una volta , una raccolta di interviste a imprenditori ,manager e professionisti di “chiara fama”. Il titolo è forse un po’ esagerato, “ I giganti”, ma  dà l’idea della profonda sfiducia che Lorenzetto (“re degli intervistatori”) ha della  attuale classe politica. Francamente, non me la sento di dargli completamente torto . Le interviste sono,come sempre,belle e ben scritte.

Aldo Forbice

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