domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sorpresa Svimez: il Sud cresce più di tutti
Pubblicato il 28-07-2016


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Il Sud torna a crescere dopo anni di contrazione. Il dato arriva dalla Svimez che, nell’anticipazione del suo “Rapporto sull’economia del Mezzogiorno”, certifica come nel 2015, il Pil è salito dell’1 per cento, contro lo 0,7 per cento del resto d’Italia. I numeri statistici ci avevo abituato ad andamenti in cui il Sud non solo cresceva meno del resto del Paese, ma spesso aveva dati di Pil negativo anche quanto nel Nord si affacciavano dei timidi dati di crescita.

Uno sviluppo, osserva però l’associazione, che è la conseguenza di alcune condizioni peculiari, che non è scontato si ripetano. A giovare in parte sono state le decontribuzioni sulle nuove assunzioni previste dal Job Act. Tuttavia, osserva la Svimez, per “consolidare” questo dato ci vorranno precise scelte politiche, dal momento che la crescita del 2015 ha ridotto solo parzialmente il depauperamento di risorse e il potenziale produttivo provocato dalla crisi. Quanto alle previsioni per quest’anno e il prossimo, la stima è che la ripresa sarà più lenta del previsto. Quest’anno il Pil dovrebbe aumentare dello 0,3 per cento al Sud e dello 0,9 per cento nel resto del Paese. Principalmente per effetto della domanda interna, a cominciare dalla spesa delle famiglie (+0,7 per cento nel Sud, +0,6 per cento nel Centro-Nord). Nelle regioni centrali e settentrionali, questa spinta verrebbe affiancata poi da un’accelerazione nella spesa per gli investimenti totali (+2 per cento), mentre al Sud si fermerebbe al +0,6 per cento. Nel 2017 l’evoluzione congiunturale delle due macro aree sarebbe invece simile: +0,9 per cento nel Sud e +1,1 per cento nel Centro-Nord.

I fattori della ripresa
A favorire la ripresa al Sud, rileva Svimez, è stata una concomitanza favorevole di cause: un’annata agraria particolarmente favorevole, la crescita del turismo favorita dalle crisi geopolitiche dell’area del Mediterraneo e la chiusura della programmazione dei fondi strutturali europei 2007-2013, che ha portato a un’accelerazione della spesa pubblica legata al loro utilizzo per evitarne la restituzione. Anche la domanda estera netta ha dato un contributo positivo, con un incremento dell’export verso il resto del mondo del 4 per cento. un trend che si è riflesso anche nei consumi (+0,3 per cento, a fronte del -0,6 per cento del 2014), trainati da quelli delle famiglie (+0,7 per cento). E in risalita sono risultati nel Mezzogiorno anche gli investimenti, dopo sette anni di flessione: +0,8 per cento, esattamente come al Centro-Nord (0,8 per cento). Comunque sono elementi non strutturali e di conseguenza il dato potrebbe non ripetersi senza altri interventi di sostegno.

Aumentano gli occupati
Nel 2015 gli occupati nelle regioni meridionali sono aumentati di 94 mila unità, pari a +1,6 per cento, mentre in quelle del Centro-Nord si registra una crescita di 91 mila unità (+0,6 per cento). Ma mentre il Centro-Nord ha recuperato quasi interamente i livelli occupazionali pre-crisi, il Sud è ancora sotto la soglia del 2008 di quasi mezzo milione. Nello specifico, ci sono stati 37 mila occupati in più (+1 per cento) tra i dipendenti a tempo indeterminato, grazie alla decontribuzione sulle assunzioni con le nuove regole del Job Act. Ma il maggior contributo alla ripresa occupazionale è venuti dai contratti a termine, +56 mila, pari a +7,4 per cento, e ciò – spiega l’associazione – è dovuto al fatto che a trainare la ripresa meridionale siano stati soprattutto agricoltura e turismo. Per queste ragioni la proposta è di ripristinare la decontribuzione sulle assunzioni a tutele crescenti nella formula del 2015, visto che nel primo trimestre di quest’anno si sta assistendo a un rallentamento della dinamica occupazionale dovuto probabilmente all’affievolimento degli sgravi.

Si allarga la forbice di sviluppo con l’Europa
Rispetto area euro però la differenza è ancora forte. È dal 2012 che il Sud non cresceva, osserva la Svimez. Malgrado il segno più, tornato dopo tre anni di cali consecutivi, però, il recupero è molto più lento se confrontato con l’area euro, dove la crescita è stata doppia (+1,7 contro +0,7 per cento) e con l’intera Unione europea, dove è stato ancora maggiore (+2 per cento). Si allarga, perciò, la forbice di sviluppo con l’Europa: nel complesso del periodo 1996-2015, sottolinea l’associazione, il gap cumulato è pari a 29 punti percentuali con l’Unione europea, a quasi 23 con l’area dell’euro. Ancora peggiore il risultato del Sud: nel ventennio il Sud è cresciuto di appena l’1,3 per cento, quasi 40 punti in meno dell’Ue a 28.

Redazione Avanti!

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