lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Staff della Clinton accusa Putin per le mail hackerate
Pubblicato il 25-07-2016


Le 20 mila mail dello staff dei Democrats contro Sanders, diffuse da Wikileaks, stanno provocando un terremoto alla vigilia dell’incoronazione di Hillary Clinton per la corsa alla Casa Bianca. Si è dimessa la presidente del comitato nazionale del partito mentre per il campaign manager della Clinton dietro l’hackeraggio c’è Putin. “Dobbiamo attenderci di tutto – ha commentato Pia Locatelli da Filadelfia – la posta in gioco è talmente alta che nessuno si farà scrupolo di usare qualsiasi mezzo per denigrare o distruggere l’avversario”.

Vladimir PutinLe quasi 20 mila mail circolate nello staff della presidenza del Partito Democratico contro Bernie Sanders e diffuse pubblicamente da Wikileaks, stanno provocando un terremoto politico, con ripercussioni internazionali, alla vigilia della Convention di Filadelfia che dovrà incoronare Hillary Clinton per la corsa alla Casa Bianca.

Dalle mail diffuse emerge che la dirigenza Democrat avrebbe manovrato per colpire il principale concorrente della Clinton, Bernie Sanders, anche portando alla luce il suo presunto ateismo (Sanders è di religione ebraica, ndr). Un colpo durissimo alla campagna dei Democratici perché proprio la scorsa settimana la Clinton ha scelto per il ticket presidenziale un esponente politico di centro – il senatore Tim Kaine – e non il secondo arrivato Sanders dando per acquisito il sostegno di quell’elettorato più di sinistra che tifava per Sanders e che ora invece, alla luce delle rivelazioni sulle mail, potrebbe scegliere di astenersi. All’orizzonte c’è insomma un possibile disastro e mentre la presidente del comitato nazionale del partito Deborah Wasserman Schultz ha presentato le proprie dimissioni per lo scandalo a tirar fuori d’impaccio i Democrats potrebbero essere le indagini circa un presunto ruolo dello spionaggio russo nell’hackeraggio dei pc del partito e nel passaggio delle informazioni all’organizzazione creata da Giulian Assange.
Un’operazione da 007 che sarebbe stata pensata per aiutare la campagna di Trump, che nei sondaggi sta oggi 5 punti sopra Clinton (ma è anche l’effetto Convention di Cleveland, ndr) perché è fuor di dubbio che Putin preferirebbe assai di più che ci fosse lui alla Casa Bianca, un personaggio di scarso spessore in grado di indebolire enormemente l’immagine e il ruolo mondiale della superpotenza americana piuttosto che l’arci-rodata Clinton, già Segretario di Stato e politico di lunghissima e solida carriera, buon punto di riferimento per l’establishment economico e finanziario del Paese.

“Alcuni esperti ci dicono – ha dichiarato Robby Mook, il campaign manager della Clinton – che è stato opera dei russi per aiutare Donald Trump”. Mook ha ricordato anche i legami d’affari degli uomini di Trump con gli alleati di Vladimir Putin, e le parole di Trump sulle regole di ingaggio tra gli alleati della Nato, sull’Unione europea e sugli aiuti all’Ucraina. Il tutto condito da una serie di ammiccamenti tra lo stesso Trump e Putin. “Quando si mette tutto insieme si ha un quadro inquietante e penso che gli elettori abbiano bisogno di riflettere su questo. Non credo che sia stata una coincidenza che le mail siano state diffuse in questo momento: per creare il massimo danno e aiutare ad eleggere Trump”.
Per ora da Mosca arrivano reazioni infuriate perché se è vero che Putin preferisce Trump alla Clinton, è vero anche che la pista spionistica potrebbe gettare una bella cortina fumogena in grado di far dimenticare in fretta lo sgambetto a Sanders. Certo è che i prossimi tre mesi di campagna per le presidenziali si annunciano quanto mai combattuti come nota Pia Locatelli, capogruppo socialista alla Camera, a Filadelfia per la Convention che deciderà la prima, storica nomination di una donna nella corsa alla Casa Bianca.
“In questi ultimi mesi di campagna elettorale negli Stati Uniti – ha commentato – dobbiamo attenderci di tutto: la posta in gioco è talmente alta che nessuno si farà scrupolo di usare qualsiasi mezzo per denigrare o distruggere l’avversario”. “Sarà difficile sapere se siano stati i russi ad aver rubato le mail del Partito democratico e averli pubblicati alla vigilia della Convention, quello che è certo e che ci saranno altri colpi bassi, volti a far perdere credibilità alla Clinton”. “Le elezioni Usa – ha proseguito Pia Locatelli che parteciperà a una serie di eventi organizzati dal National Democratic Institute in parallelo alla Convention per mettere a confronto rappresentanti dei parlamenti, ministri, leader di partito provenienti da tutto il mondo su temi di politica internazionale e statunitense – sono da sempre un evento di portata mondiale, ma mai come in questo momento la vittoria di una o dell’altro avrà conseguenze opposte nello scenario geopolitico, e queste conseguenze saranno devastanti se a vincere dovesse essere Trump”.

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