venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

FRENO SUL TTIP
Pubblicato il 05-07-2016


ttip-manifestazioneNon tutti i mali vengono per nuocere, almeno stavolta è quanto accaduto in Europa subito dopo la Brexit. Anche se probabilmente sarà solo rimandato, secondo molti ora l’affossamento del TTIP, l’accordo transatlantico di libero scambio fra Usa e Ue che ha sollevato parecchi dubbi nell’opinione pubblica quanto negli ambienti politici europei, è anche uno degli effetti della Brexit. Il Regno Unito era un grande sostenitore dell’intesa, nell’ottica inglese l’Europa poteva essere l’opportunità per trasformare l’UE in un’enorme area di libero scambio senza vincoli politici. Non solo l’esito del referendum ha tirato fuori l’Inghilterra dagli accordi, ma le priorità europee ora sono cambiate, nelle agende di Bruxelles viene prima l’accordo di uscita di Londra rispetto ai negoziati con gli americani.
Già all’indomani della Brexit, il primo ministro francese, Manuel Valls, aveva detto: “Non ci può essere un accordo sul trattato transatlantico, non siamo sulla buona strada” perché l’accordo TTIP “sarebbe imporre un punto di vista che non solo potrebbe essere terreno fertile per il populismo”, ma anche, più semplicemente un punto di vista che rappresenterebbe “un male per la nostra economia”.
Se uno stop indiretto è stato dato dal “leave” britannico, il vero freno all’accordo può essere imputato ai francesi, che hanno hanno messo una pietra sopra le ultime speranze di siglare un accordo di libero scambio Usa e Ue entro la fine dell’anno. “Non esiste assolutamente alcuna possibilità che si arrivi a un accordo entro la fine dell’amministrazione Obama. Penso che ormai lo sappiano tutti, anche quelli che sostengono il contrario” ha detto il vice ministro francese per il Commercio estero, Matthias Fekl. Fekl ha spiegato come il vero ostacolo dipende dal fatto che “stiamo aspettando così tante serie offerte da parte degli Usa che non c’è alcuna possibilità che qualcosa cambi entro il termine del mandato dell’amministrazione Obama”. “Non c’è nulla di peggio che iniziare una trattativa dicendo di voler concludere a qualunque costo. Noi – conclude Fekl – avremmo preferito una buona intesa per l’occupazione in Francia e per i lavoratori”.
Subito dopo la presa di posizione dura da parte dei francesi, Carlo Calenda, il ministro dello Sviluppo italiano, a un incontro con la rete “Stop Ttip” alla Camera, ha dichiarato: “Il Ttip secondo me salta perché siamo arrivati troppo lunghi sulla negoziazione”. E ha aggiunto: “Rischia di saltare anche l’accordo con il Canada perché c’è una mancanza di fiducia verso tutto quello che internazionalizzazione e una mancanza di delega a una governance europea certa”. “Noi siamo il sistema con i dazi più bassi al mondo, quindi se stiamo fermi è peggio per noi”, spiega il ministro dello Sviluppo economico. Poi il ministro Calenda corregge il tiro: il Ttip per ora non salta, e “se salta è perché siamo andati lunghi con la negoziazione”, perché “siamo arrivati troppo in là” dice a margine del convegno alla Camera. L’Italia continuerà a trattare, come “abbiamo ribadito al Consiglio europeo, dove abbiamo riconfermato il mandato in pieno”. “Il timore maggiore è quello di rinunciare a qualcosa che ci siamo guadagnati con molti anni di fatica, che l’Unione europea rinunci ad alcuni vincoli e che abbassi gli standard di sicurezza della salute di cittadini e ambiente, poi c’è il dibattito se ci converrà o no, se darà nuove opportunità o perderemo posti di lavoro, se aumenteremo il pil o il numero dei disoccupati”, afferma Laura Boldrini, presidente della Camera, durante lo stesso convegno dell’Ania. Ancora, una parola chiara deve essere “trasparenza”. A questo proposito ha evidenziato che sulle grandi questioni “non bastano i Parlamenti, ci vogliono i cittadini”, per questo diciamo sì a una “consultazione pubblica online”. Boldrini ha ricordato come Nel 2014 l’accesso ai testi era stato concesso ai membri del parlamento Ue ma non a quelli nazionali, lo scorso 10 settembre la Camera ha approvato una risoluzione in cui reiterava la richiesta di consentire l’accesso ai documenti, accesso annunciato il 26 novembre 2015 dalla commissaria Malstroem in audizione.
Tuttavia la Commissaria Ue per il commercio, la svedese Cecilia Malmstroem, tira dritto ribadisce di essere determinata “a proseguire un negoziato importante per l’Europa”. Ma difficilmente si continuerà con un trattato così impopolare, anche se proseguiranno gli incontri con i negoziatori Usa a Bruxelles dall’11 al 15 luglio. Sull’altro accordo di Libero scambio, quello con il Canada, la Commissione europea cede e decide di proporre che il Ceta, come accordo “misto”, il che vuol dire che dovrà passare al vaglio non solo delle istituzioni comunitarie, ma anche di quelle di tutti gli Stati membri, rendendo così più incerta la sua approvazione finale.
“Viste le difficoltà per trovare il consenso politico lo abbiamo proposto come accordo misto, da essere ratificato anche dagli Stati membri”, ha spiegato la commissaria Malmström che aggiunge: “Chiediamo agli i Stati membri, che hanno tutti chiesto questo accordo, di mostrare ora la leadership di difenderlo davanti ai propri parlamenti e ai propri cittadini”.

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