venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Teatro Greco
a Taormina. La Traviata sotto la luna
Pubblicato il 21-07-2016


La traviata - foto d'insiemeCon uno scenario naturale, che pochi al mondo possono vantare, La traviata di Giuseppe Verdi (Busseto1813 – Milano 1901) non poteva trovare migliore allestimento rappresentativo del Teatro Greco di Taormina. Prodotta dal Massimo Bellini di Catania per la regia, scene, costumi e luci di Massimo Gasparon e diretta dallo spagnolo Jordi Bernàcer, quest’opera su libretto di Francesco Maria Piave è forse la migliore del repertorio del grande compositore emiliano.Con una prima d’eccezione il 16 luglio scorso per partecipazione di pubblico e aspettativa dell’evento, si chiude questa sera dopo due repliche che hanno visto la terra dei ciclopi letteralmente invasa da stranieri e non, tutti  in rigoroso silenzio davanti alla bella voce del soprano leggero Desirée Rancatore, affiancata da quella del  giovanissimo tenore rumeno Stefan Pop.

Desirée Rancatore e  Stefan Pop Foto Donatella Turillo

Desirée Rancatore e Stefan Pop
Foto Donatella Turillo

Inutile dire che le “arie”, tutte all’ombra di un amore tormentato fra la bella Violetta cagionevole di salute e il focoso Alfredo, sono proposte dagli interpreti con partecipazione visiva e carnale.

Un bella coppia e una scenografia essenziale, che pur paludando nei figuranti costumi d’epoca, risulta rispettosa della storia millenaria che il teatro offre a corollario di qualcosa di veramente godibile, soprattutto in un luogo che di tragedie ne ha viste storicamente tante.

L’Orchestra e il Coro del  Bellini catanese ha fatto il resto, riempiendo d’armonia mura austere con fornici che in passato hanno ospitato altre rappresentazioni coralmente più drammatiche. La palermitana Rancatore nata nel 1977, ha studiato violino e piano prima di cominciare a 16 anni lo studio del canto con la madre Maria Argento, per poi trasferirsi a  Roma e perfezionarsi con Margaret Baker Genovesi. A soli 19 anni debutta come Barbarina ne Le nozze di Figaro al Festival di Salisburgo. Canta per la prima volta in Italia nel 1997, inaugurando la stagione del Teatro Regio di Parma con L’Arlesiana di Cilea. Da quel momento, e nonostante la giovane età, diventa una presenza abituale dei principali teatri d’Europa e Asia, mentre comincia a raccogliere premi come quello del Concorso Ibla di Ragusa (1995), il Vincenzo Bellini di Caltanissetta (1995) e il Maria Caniglia di Sulmona (1996).

Voce ancora duttile e magistralmente consumata, qualche apertura vocale non ben controllata all’inizio della performance canora ce l’ha “regalata”, ma il freddo e  l’occhieggiare di qualche nuvoletta maliziosa non hanno promesso niente di meglio. Comunque, bella e superba, a volte affatto compatibile come malata vuoi la foga dell’interpretazione, questa Violetta verdiana ha tenuto tutti sulla corda pronti a scatenare applausi.

Cosa diversa per il tenore  Pop, brioso e non ancora trentenne che, con la fluidità di una voce giovane non del tutto matura, seppure impostata professionalmente senza sbavature, ha reinventato il ruolo a volte patetico dell’amante Alfredo dandogli nuova vitalità e carattere battaglieri.

Nato a Bistrita (Romania,1987) si è diplomato all’Accademia musicale “Gheorghe Dima” di Cluj Napoca ed ha vinto numerosi concorsi internazionali quali: “Sigismund Toduta”, “Hariclea Darclée”, “Martian Negrea”, “Ion Perlea”, “Sabin Dragoi”, International Music Competition a Seoul, il Primo premio ed il premio del pubblico al concorso “Operalia”.

Bellissima voce e presenza scenica quella del padre del protagonista Giorgio Germont (baritono Giuseppe Altomare). Loredana Rita Megna vive bene il ruolo di Flora Bervoix, senza trascurare la devota e bella Piera Bivona, in quello di Annina.

Il direttore Bernàcer ha un curriculum lunghissimo per essere ancora relativamente giovane, formatosi sotto la guida di direttori internazionalmente famosi di cui abbiamo parlato in altre occasioni: la loro eredità è ben salda nella sua bacchetta.

Guerrino Mattei

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