lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tempi di crisi, il fisco bussa alla porta delle escort
Pubblicato il 08-07-2016


Ddl-prostituzioneE poi dicono che l’Agenzia delle Entrate non riesce a scovare gli evasori, i soldi occultati sotto il materasso. Anzi, in questo caso sopra e non metaforicamente parlando. Perché alla “signorina” che esercita la più antica professione del mondo, la commissione tributaria di Savona ha fatto pervenire il conto. E la “signorina” che normalmente i conti li presentava a fine prestazione, probabilmente dopo un attimo di stupore è stata costretta a prendere atto che questa volta a pagare dovrà essere lei. La Guardia di Finanza è stata metodica: incasso minimo cento euro al giorno, incasso minimo mensile tremila. Rigorosamente in nero per un reddito che da 36 mila euro del 2010 è salito a 40 mila e cinquecento nel 2011 per scendere leggermente a poco meno di 40 mila nel 2012. In tempi di “furbetti del cartellino”, la “signorina” era, invece, estremamente metodica nel “timbrarlo” e si concedeva anche poche festività. La commissione tributaria ha stabilito che, al di là del fatto che la professione in Italia non venga riconosciuta (anzi) né regolamentata, resta però un dato: per quanto poco commendevole, sempre di attività professionale si tratta e come tale prevede a fronte di una prestazione una controprestazione (corrispettivo) economico. Per giunta, poi, anche la corte di Giustizia europea considera le escort “lavoratrici autonome”.
Morale: da oggi in poi la “signorine” farebbero bene a dotarsi di ricevuta fiscale e di “libro mastro” che, peraltro, potrebbe assumere caratteri piuttosto pruriginosi al momento della descrizione della prestazione. Potrebbe venir fuori una bella pubblicazione dal titolo: “Diario economico-confidenziale delle marchette”.

dal blog della Fondazione Nenni


per saperne di più:
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