domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tortura: Buemi, in Italia c’e’ bisogno di una legge
Pubblicato il 06-07-2016


Genova scuola Diaz 'macelleria messicana'

La ‘macelleria messicana’ della scuola Diaz

Il 7 aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò l’Italia per i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova. In quella scuola, dopo l’irruzione delle forze dell’ordine nella notte del 21 luglio 2001, utlizzando anche la falsa prova di una bottiglia molotov, avvennero fatti gravissimi ai danni di ragazzi inermi che non avevano alcuna responsabilità negli incidenti avvenuti durante le proteste. Furono ore terribili di sopraffazione e violenza gratuita che un ufficiale di polizia definì una “macelleria messicana” utilizzando un’espressione usata dalla stampa per descrivere i fatti della rivoluzione messicana e nel ’45 da Ferruccio Parri per condannare Piazzale Loreto. Il giorno dopo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi in uno dei suoi consueti tweet, si impegnò a far approvare in Parlamento il ‘reato di tortura’, esaudendo così una promessa del nostro Paese alle Nazioni Unite risalente a quasi trent’anni prima.

Il provvedimento, già approvato in prima lettura sia dal Senato sia dalla Camera fra marzo 2014 e aprile 2015, si è arenato nelle secche della commissione Giustizia di Palazzo Madama presieduta da Francesco Nitto Palma (Forza Italia). Successivamente se ne sono perse anche le tracce perché è proprio scomparso dall’ordine del giorno della stessa commissione. Ma le cose cambiano, anche il peso relativo di certi partiti e di certi esponenti.
Così adesso ritorna in discussione al Senato il ddl per l’introduzione del reato di tortura nel codice penale: “C’è bisogno di dare all’Italia una legge in questo campo”, dice all’Adnkronos il relatore del disegno di legge, il senatore del Psi Enrico Buemi, secondo il quale “dovremmo concludere domani se il dibattito non si sviluppa pretestuosamente”. “Sullo sfondo – chiarisce il senatore – rimane la discussione se debba essere reato specifico del pubblico ufficiale o reato generale con l’aggravante del pubblico ufficiale”, con la possibilità di “pensare a un emendamento – aggiunge- che metta al riparo da rischi di una denuncia pretestuosa, che è un po’ quello che avevano manifestato i rappresentanti delle forze dell’ordine”.

Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone, aggiunge: “La proposta di introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale è di una rilevanza eccezionale e andrebbe a colmare una lacuna gravissima presente nel nostro ordinamento giuridico”. “L’Italia nel lontano 1988 ha preso un impegno con le Nazioni Unite ratificando il Trattato contro la tortura per sanzionare efficacemente proprio i comportamenti costituenti tortura. Da allora – prosegue Gonnella – nulla è accaduto. In Italia non vi è il reato. Siamo divenuti spazio di impunità e luogo di rifugio per chi commette all’estero tale crimine lesivo della dignità umana”. “Chiediamo pertanto ai senatori – conclude il presidente di Antigone – di fare quanto nelle loro facoltà affinché si arrivi nel più breve tempo possibile alla sua approvazione in via definitiva evitando il ping pong parlamentare e dando via libera al testo licenziato dalla Camera dei Deputati nell’aprile 2015 mettendo da parte le modifiche apportate in commissione giustizia del Senato che, oltre ad allontanare l’approvazione definitiva, presentano diverse e significative criticità”.

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