sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tortura, per la maggioranza il reato può attendere
Pubblicato il 20-07-2016


G8-Bolzaneto-risarcimentiIeri la maggioranza al Senato ha ricordato a modo suo la ‘macelleria messicana’ nella scuola Diaz al termine degli scontri sul G8 di Genova, affossando di nuovo il reato di tortura che aspetta di essere riconosciuto nel codice penale dal 1988. Lo stop è stato voluto dal ministro dell’interno Alfano sia per lisciare il pelo ai fautori delle ‘maniere forti’, che non mancano tra le forze dell’ordine, sia per segnalare ancora una volta al Presidente del Consiglio, la sua capacità di interdizione politica, ovvero il potere di far ‘ballare’ il Governo nel momento in cui altri, Renato Schifani, mollano la barchetta del Ap-Ncd sulla via di un ritorno all’ovile forzista.

Nei fatti ieri il Senato ha deciso di sospendere sine die l’esame del ddl per introdurre nel codice penale il reato di tortura, un provvedimento già in ritardo di quasi 30 anni visto che la Convenzione di New York contro la tortura risale al 1984 e che il nostro Paese l’ha firmata 28 anni fa e che soltanto in questa legislatura è già passato per tre letture tra Camera e Senato.

Il 7 aprile del 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per i fatti avvenuti nella Caserma Bolzaneto e nella scuola Diaz durante il G8 di Genova. In quella scuola, dopo l’irruzione delle forze dell’ordine nella notte del 21 luglio 2001, utilizzando anche prova false per giustificare l’aggressione, avvennero fatti gravissimi ai danni di ragazzi inermi che non avevano alcuna responsabilità negli incidenti avvenuti durante le proteste. Furono ore terribili di sopraffazione e violenza gratuita che un ufficiale di polizia definì una “macelleria messicana” utilizzando un’espressione usata dalla stampa per descrivere i fatti della rivoluzione messicana e nel ’45 da Ferruccio Parri per condannare Piazzale Loreto. Il giorno dopo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, con uno dei suoi consueti tweet, si impegnò a far approvare in Parlamento il ‘reato di torturà, esaudendo così una promessa del nostro Paese alle Nazioni Unite risalente al 1988.

Quando qualche settimana fa il ddl era tornato in discussione al Senato, il relatore, il socialista Enrico Buemi, aveva detto: “C’è bisogno di dare all’Italia una legge in questo campo”. E invece siamo alla nuova frenata di ieri.

Dopo l’avvertimento di Alfano che il testo, anche se approvato a Palazzo Madama, si sarebbe dovuto comunque riscrivere alla Camera, l’intero centrodestra, da FI alla Lega, da Cor ad Ala, passando per la componente “Idea” di Gaetano Quagliariello, chiedeva che il provvedimento scomparisse dall’ordine del giorno dei lavori “almeno fino a dopo l’estate”. I senatori Dem, già in una riunione di fine mattinata avevano preso atto che la maggioranza era spaccata, soprattutto dopo la decisione di Renato Schifani di dimettersi da capogruppo di Ap-Ncd.

Duri i commenti dell’opposizione. I senatori di Sel e del M5S con Loredana De Petris e Peppe De Cristofaro che invitano i Dem a “vergognarsi” per la decisione di “affossare di fatto il reato di tortura”, mentre accusano il centrodestra di aver “strumentalizzato le stragi di questi giorni”, visto che la richiesta di sospendere l’esame del ddl “è stata fatta subito dopo la commemorazione delle vittime di Nizza” quando si è affermato che in un momento in cui la “minaccia al terrorismo è così alta” non si può “inibire l’operato delle forze dell’ordine”. Ma è dal primo firmatario del testo Luigi Manconi (Pd) che arriva il “j’accuse” più aspro: “Un Senato inqualificabile e infingardo ha preso una decisione inqualificabile e infingarda: ha stabilito che fosse troppo presto approvare un provvedimento che attende di essere accolto nel nostro ordinamento dal 1988”.

Per l’associazione Antigone “l’esito della seduta è vergognoso,”. “Per questo ci appelliamo al presidente del Consiglio Renzi e al ministro della Giustizia Orlando affinché si assumano in prima persona l’impegno di far approvare questa legge.”

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