lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Perché Trump ci fa paura
Pubblicato il 19-07-2016


Diciamocelo con franchezza: Donald Trump fa paura. Fa paura a noi, ma prima di tutto agli americani che rischiano di trovarsi come presidente un finanziere semifallito –è un miliardario, ma in debiti – che è riuscito a raccogliere in sé i peggiori difetti del conservatorismo repubblicano unendoli a un efficacissimo populismo, politicamente scorretto, che sorprende e disorienta gli avversari, ma delizia i suoi tifosi. I primi ad essere preoccupati che Trump arrivi a prendere il posto di Barak Obama, sono una porzione consistente, si spera la maggioranza, degli stessi americani.

La misura di questi timori arriva oggi dal New York Times (NYT) che con un editoriale invita a leggersi la piattaforma dei repubblicani per le elezioni presidenziali. Premettendo che le piattaforme – come qui da noi i programmi dei partiti per le elezioni – valgono meno della carta su cui vengono scritte, cionondimeno sono utilissime per comprendere gli umori che le ispirano. E qui gli umori sono davvero plumbei perché i repubblicani, a forza di spingere l’acceleratore sul radicalismo, invece di spinare la strada a Ted Cruz, hanno finito per dare vita a un mostro che si chiama Trump e i suoi incubi, trattandosi dell’America, superpotenza globale, possono diventare i nostri. Si va così dalle fobie antislamiche – in verità molto di moda anche qui da noi – alle fantasie su un muro da costruire al confine col Messico (a spese loro, ndr), alle visioni neoprotezioniste in economia che contraddicono tutta la storia del Grand Old Party (GOP).

L’editorialista del NYT ricorda che nel programma elettorale emergono posizioni retrograde in tema di diritti civili. Così non si consentirebbe l’aborto neppure nei casi in cui sia a rischio la vita della madre o in quelli di violenza sessuale; si vorrebbe il ritorno della Bibbia come materia di riflessione nelle scuole superiori; il carbone come fonte ‘pulita’ di energia; la restituzione dei terreni federali ai singoli Stati; la richiesta ai legislatori di usare la religione (naturalmente quella cristiana, ndr) come fonte di ispirazione nello scrivere le leggi; la nomina di giudici che facciano riferimento ai valori della famiglia; l’esclusione delle donne dai reparti destinati a combattere; il rifiuto di maggiori controlli sulla vendita di armi. E tanto per non farsi mancare nulla, prevarrebbe l’omofobia e la negazione ai gay, a lesbiche e transgender dei diritti civili di base, aggiungendo il rifiuto dei matrimoni tra omosessuali e concedendo agli Stati il diritto di stabilire in che bagno possono andare i transgender e ai negozianti financo il diritto di rifiutarsi di servirli.

Il Log Cabin Republicans, un gruppo repubblicano che aderisce al GOP, ha definito questa piattaforma come la “più anti-Lgbt dei 162 anni di storia del partito”.

Questa è solo una piattaforma e solo per la parte che riguarda i diritti civili e qualcos’altro, ma il resto, dalla politica estera all’economia, non è da meno. E come ha giustamente ricordato l’editorialista, sono poco più che chiacchiere, che contraddicono il senso comunque della maggioranza degli americani.
Ciò nonostante, quando pensiamo che questi umori viscerali di un’America retrograda e oscurantista, possono davvero emergere attraverso Trump, ci chiediamo come si fa poi a fare la guerra – quella della cultura e del pensiero, non quella delle armi – all’Islam medievale che pretenderebbe di imporsi col Califfato al resto del mondo civile. E se poi ci ricordiamo anche che Trump può spingere un bottone e scatenare l’Apocalisse nucleare, non ci resta che pregare che gli americani dopo Barak Obama scelgano Hillary Clinton perché il mondo è già brutto abbastanza così e non ha bisogno di diventarlo ancora di più.

Carlo Correr

 

 

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Commenti all'articolo
  1. Anche guardando a quanto sta succedendo nel Vecchio Continente, sul piano elettorale, io non ritengo che vi siano candidati “buoni” e candidati “cattivi”, i quali rispecchiano, nell’ordine, il meglio o il peggio della società che sono chiamati a rappresentare.

    Credo piuttosto che quando incombono e si acuiscono grandi ed irrisolti problemi, interni o internazionali, i quali paiono richiedere decisioni “forti” – semmai di segno totalmente opposto, a seconda dei rispettivi modi di vedere – le posizioni dell’elettorato vanno via via a radicalizzarsi, e prevalgono allora quei candidati che più di altri sanno interpretare “umori” ed aspettative dei propri concittadini.

    Paolo B. 22.07.2016

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