martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Turchia, nulla sarà come prima
Pubblicato il 18-07-2016


“Le coniurazioni fallite rafforzano lo principe e mandano nella ruina i coniurati” così il Macchiavelli qualche secolo fa, eppure la notte turca potrebbe adattarsi alla massima del filosofo fiorentino, ma non troppo. Infatti la Turchia di Erdogan e lo stesso padre-padrone non escono rafforzati da questa prova ma il tentativo di rovesciare i regimi ancorché discutibili e discussi a bordo dei cingolati si adatta di più alle democrazie fragili o fragilissime ed a paesi che non sono decisivi nello scacchiere geopolitico mediterraneo qual è la Turchia.

Escludendo la fantasiosa ricostruzione che si sia trattato di un auto-golpe ai fini di un proprio rafforzamento appare evidente che la mossa azzardata dell’occupazione militare del paese da parte di un solo corpo in armi (e nemmeno tutto) sia potuta avvenire non senza qualche “affidavit” internazionale non ufficiale.

Sul piano strettamente militare la partita si è praticamente chiusa dopo poche ore quando è apparso evidente che l’aviazione non dava alcuna copertura ai rivoltosi lasciando sostanzialmente scoperta la capacità offensiva delle guarnigioni che avevano seguito il Generale disobbediente.

Se tutto ciò è potuto accadere, ovvero il tentativo di una riedizione della manovra d’ordine dei militari turchi i custodi più gelosi dell’impronta costituzionale e laica lascito più importante dell’epoca del padre moderno della Turchia Atatürk, significa che l’equilibrio posto in essere da Erdogan che governa la modernità con il pugno di ferro delle peggiori autocrazie è ormai giunto ad un punto di svolta.

L’uso politico della giustizia contro avversari politici e stampa democratica, la lotta indiscriminata contro la minoranza turca e l’atteggiamento inizialmente complice verso i ribelli siriani poi trasformatisi splendidamente in quello Stato Islamico contro il quale si sta scagliando tutto il mondo civile non poteva essere più tollerato all’interno ed all’esterno.

E a poco valgono le aperture di dialogo verso Europa (ben ripagato s’intende) verso Israele (unità alla Turchia in una curiosa eterogenesi dei fini nell’azione di contrasto contro gli sciiti) e persino verso Putin. Dopo questo colpo di Stato fallito nulla sarà come prima e, a prescindere dalle ritorsioni che stanno già colpendo militari e giudici in queste ore, il regime sarà tendenzialmente richiamato ad un obbligo verso il pluralismo e verso la rinuncia a diventare il califfo arbitro delle vicende mediterranee.

Così si spiega anche la condanna del tentativo di rovesciare Erdogan anche da parte del CHP ovvero il partito socialdemocratico membro dell’Internazionale Socialista che pure aveva da poco ricevuto la condanna del suo leader per le offese recate al Presidente, la laicità e la democrazia sono una conquista da ottenere sul campo e senza i compromessi ottenuto attraverso le congiure.

I paesi dell’alleanza atlantica sono rimasti a guardare, all’imprudenza di Kerry ha fatto seguito la chiarezza di Obama che avrebbe chiuso il suo secondo mandato nel peggiore dei modi se fosse venuto meno un alleato scomodo ma considerato chiave dell’area.

In Italia il nostro Renzi si spinge a felicitarsi per il segno di “stabilità e continuità”. Le vicende di queste ore ci consegnano al contrario una Turchia più instabile che muove verso un bisogno di discontinuità, ma nel mondo moderno e nei paesi fondato sullo Stato di diritto le alternative non possono che realizzarsi attraverso il vecchio ma sempre attuale metodo democratico. Per questo prìncipi e “coniurati” stanno entrambi sul carro degli sconfitti.

Bobo Craxi

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