venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

EPURAZIONE
Pubblicato il 18-07-2016


purghe in Turchia dopo il golpeContinua il “contro golpe” di Erdogan, sempre più intenzionato ad approfittare della situazione per pareggiare i conti e rafforzare il suo potere personale. Il tentativo di putsch che è costato la vita a 290 persone sta scatenando una vera e propria guerra civile in Turchia. La resa dei conti continua oggi anche tra la popolazione: due persone hanno sparato nella sede della municipalità di Sisli, nel centro di Istanbul, ferendo alla testa il vicesindaco, Cemil Candas, che sarebbe ora in gravi condizioni. Almeno uno degli assalitori è stato arrestato, mentre stamattina un uomo in uniforme militare ha aperto il fuoco davanti al tribunale di Ankara mentre all’interno si trovavano 27 generali accusati di responsabilità nel fallito golpe.
Nel frattempo le purghe del “Sultano” di Ankara non si arrestano: il premier Binali Yldirim ha dichiarato ufficialmente che finora sono stati arrestati 6.030 membri dell’esercito. Un pugno di ferro che si protrae per le strade dove soldati e ufficiali vengono linciati, picchiati e derisi pubblicamente.
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Alcune immagini sugli arrestati stanno facendo il giro del web: mani e piedi legati, seminudi, ammassati gli uni sugli altri.

Le sospensioni si allargano a tutto il comparto della sicurezza: sono stati sospesi dalle funzioni 7850 agenti di polizia sospettati di aver appoggiato il colpo di Stato, con loro anche 30 prefetti su 81 e 614 gendarmi. Non solo, le purghe toccano anche dipendenti pubblici non direttamente legati alla sicurezza: 1500 impiegati cacciati al ministero delle Finanze. Ed è stata introdotta una nuova regolamentazione che vieta l’espatrio ai dipendenti pubblici, con alcune eccezioni per alcuni passaporti speciali, che necessiteranno comunque della previa approvazione dell’istituzione presso cui si lavora. Secondo alcune stime, il provvedimento riguarderebbe quasi il 5% della popolazione turca.

Apparizione pubblica di Erdogan al funerale di quattro vittime lealiste che hanno perso la vita in uno dei diversi scontri avvenuti sul Bosforo.

Apparizione pubblica di Erdogan al funerale di quattro vittime lealiste che hanno perso la vita in uno dei diversi scontri avvenuti sul Bosforo.

Ma per il Presidente turco non è ancora finita, per Erdogan la minaccia di una destabilizzazione e un nuovo tentativo è ancora nell’aria e ha ordinato ai caccia F 16 dell’esercito di sorvolare continuamente i centri urbani della Turchia, inoltre ha disposto al capo della polizia di Istanbul, Mustafa Caliskan, di abbattere qualsiasi elicottero in volo senza autorizzazione.
In queste ore infatti si è venuto a sapere che lo stratega militare del golpe fallito in Turchia è stato il generale turco Mehmet Disli, fratello di Saban Disli, deputato e viceleader del partito Akp del presidente Recep Tayyip Erdogan. Lo riportano diversi media locali, secondo cui sarebbe stato lui – ora agli arresti – a dare il via libera alle operazioni del putsch.
Il deputato Disli, alla quarta legislatura e incaricato del dipartimento economico, nelle scorse ore si era espresso pubblicamente contro il golpe. Tra i capi della ribellione ci sono anche Aikin Ozturk, fino al 2015 capo dell’aviazione, e tre alti ufficiali dell’aereonautica: tutti questi sarebbero stati probabilmente liquidati o pensionati nel prossimo consiglio convocato il primo agosto, quando ci sarebbe stato un rimpasto delle Forze Armate. E mentre l’AKP procede a fare “terra bruciata” sui possibili spalleggiatori, Erdogan ha già trovato il responsabile del golpe, accusando il suo ex alleato Fetullah Gulen di avere costituito uno “stato parallelo infiltrando tutti in gangli dell’amministrazione” e ne reclama l’estradizione agli Stati Uniti. Ma Gulen rimanda le accuse al mittente “Ignoro chi potrebbero essere i miei partigiani”, ha detto “e dato che non li conosco non posso esprimermi su una loro possibile implicazione”. Gulen ha continuato: “Tutto ciò potrebbe essere stato organizzato dall’opposizione o dai nazionalisti. Vivo lontano dalla Turchia da 30 anni e non sono stato io”. L’Imam ex braccio destro di Erdogan ha poi aggiunto che “alcuni leader organizzano dei falsi attentati suicidi per rafforzare il loro potere, e questa gente ha questo tipo di scenario in testa”. Il commissario per la Politica di vicinato e i negoziati per l’allargamento dell’Ue, Johannes Hahn, al suo arrivo al Consiglio affari esteri di Bruxelles ha fatto sapere che il presidente Recep Tayyp Erdogan “aveva le liste” di epurazione dei giudici e dei militari turchi “già pronte” e l’immediata reazione al tentato golpe in Turchia da parte delle autorità di governo “indica che loro eranopreparati”. Ai giornalisti che gli chiedevano se il governo di Ankara stesse traendo vantaggio dal tentato golpe, Hahn ha risposto: “Le liste erano già pronte, disponibili. Questo dimostra che erano già state preparate” prima del tentativo di colpo di stato. Ma a giudizio del governo italiano il tentativo andato in scena venerdì sera in Turchia è stato “un vero colpo di Stato”. Lo hanno detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi di sicurezza Marco Minniti, nel corso della riunione con il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e i capigruppo parlamentari di maggioranza e opposizione, secondo quanto hanno raccontato all’uscita da palazzo Chigi alcuni dei partecipanti all’incontro.

Il segretario di Stato John Kerry ha avvertito che gli Usa “aiuteranno a portare alla giustizia i responsabili del tentativo di colpo di Stato” ma chiedono “cautela verso azioni che vanno ben al di là” di questo obiettivo. “Gli Stati Uniti non hanno ricevuto per ora nessuna richiesta di estradizione per Fethullah Gulen”, ha chiarito Kerry. “La richiesta – ha aggiunto il capo della diplomazia Usa – deve avvenire attraverso i canali previsti come stabilito dalle leggi e dagli accordi che abbiamo con la Turchia. Deve essere fondata su fatti confermati e verificabili nei termini di tali leggi e trattati”. Il Premier turco risponde agli Usa senza lacuna intenzione di portare prove sul banco dell’accusa: “Saremmo delusi se i nostri amici ci chiedessero di presentare prove anche se membri dell’organizzazione assassina” di Fethullah Gulen “stanno tentando di distruggere un governo eletto sotto la guida di quella persona”.

Lo stesso Yildirim si è espresso sulla pena capitale, lasciando in sospeso ogni decisione al riguardo: “Il desiderio della pena di morte espresso dai nostri cittadini per noi è un ordine, ma prendere una decisione affrettata sarebbe sbagliata”. Mentre Erdogan che incita la popolazione, di fronte alla sua casa di Istanbul, a mantenere il controllo contro ogni ‘rigurgito’ di golpe afferma: “Non possiamo ignorare questa richiesta. Nelle democrazie qualsiasi cosa dica il popolo deve essere fatta”.

Federica Mogherini, responsabile della politica estera dell’Ue, ha richiamato la Turchia al rispetto dello stato di diritto affermando che “non ci sono scuse per qualsiasi misura che porti il paese ad allontanarsene”. Nessuno Stato può entrare  nell’Unione Europea “se introduce la pena di morte”. Lo sottolinea l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea Federica Mogherini, in conferenza stampa a Bruxelles insieme al segretario di Stato Usa John Kerry, a margine dei lavori del Consiglio Affari Esteri. “La Turchia è un importante membro del Consiglio d’Europa e, come tale, è vincolata dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che è molto chiara sulla pena di morte. Spero di essere stata chiara. Inoltre, siamo stati i primi, durante le prime difficili ore, a sottolineare la necessità di avere le istituzioni legittime protette contro il tentato colpo di Stato”, dice Lady Pesc. Dalla Germania giungono le parole del portavoce del Governo di Angela Merkel, Steffen Seibert, il quale ha affermato che la pena di morte “non rientra nei valori dell’Unionr Europea”, aggiungendo che se Ankara la reintrodurrà (come ventilato), questo metterebbe fine ai negoziati d’adesione all’UE.

Il giudizio europeo come quello americano non sembra spaventare l’uomo forte del Bosforo che ha già riallacciato i rapporti sul fronte russo. Erdogan ha ricevuto la telefonata di Putin e adesso spera di risolvere l’attrito con cui rischiava di veder nascere un appoggio allo Stato curdo ai suoi confini dopo la guerra in Siria. Da parte sua Assad ha dichiarato, senza mezzi termini, che “il presidente turco sta usando il recente tentativo di colpo di Stato in Turchia per eliminare i suoi avversari nelle istituzioni di governo”.

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