sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Un vaffa ai dirigenti e giornalisti Rai
Pubblicato il 24-07-2016


Filtrano i nomi, a poche ore dalla pubblicazione on line, degli stipendi dei dirigenti e giornalisti Rai, alla luce del piano trasparenza di Viale Mazzini. Così apprendiamo che l’amministratore delegato Campo Dall’Orto percepisce un compenso annuo di 650mila euro, sei volte lo stipendio di un parlamentare, cinque volte quello di un ministro, quattro volte il compenso del presidente della Repubblica. Il presidente della Rai pubblica Antonio Marano si mette in tasca 360mila euro, il capo delle Finanze Rai Raffaele Agrusti 350mila euro, il responsabile Palinsesti Giancarlo Leone 340mila euro, il presidente Rai Monica Maggioni, e si tratta di un incarico politico, ben 336mila. Il direttore del Tg1 Mario Orfeo guadagna 310mila euro, la direttrice di Rai due Ilaria Dallatana 300mila puliti e così la dolce Daria Bignardi, direttrice di Rai tre. Bianca Berlinguer, poverina, è ferma a 270mila.

Poi si scende non di molto. L’editorialista Francesco Merlo, ad esempio, molto orientato a denunciare i costi della politica, incassa 230mila euro per una consulenza, ma ha già una ottima pensione. La somma non dovrebbe essere inferiore a quattro volte lo stipendio di un deprecabile deputato. L’on. Brunetta, a cui Merlo ha dedicato un libro pepato, adesso vuole tirar fuori anche gli stipendi e i compensi pagati dalla Rai agli uomini di spettacolo. Molti chiedono di sapere a quanto ammonti il compenso percepito da Massimo Giletti, il grande moralizzatore sempre abbronzato in Costa Smeralda. L’uomo che più di ogni altro ha messo sotto la lente d’ingrandimento i vitalizi dei parlamentari. Fonti bene informate mi parlano di una cifra superiore a quella di Campo Dall’Orto. Vedremo.

Certo, si dice, un dirigente Rai ha un’enorme responsabilità pubblica. Ma perché, un parlamentare, un ministro, il presidente del Consiglio, non ce l’hanno? Non hanno forse ancora più responsabilità visto che sono chiamati a guidare un paese? Si dice però che i primi svolgano questa attività come un lavoro, mentre i parlamentari spesso sommano al compenso parlamentare quello della professione. Intanto non è sempre vero. La mia generazione, ad esempio, ha sacrificato e anche abbandonato la professione per fare politica. Poi non è sempre vero che i dirigenti Rai non abbiano altre entrate ed è quasi sempre vero che i giornalisti, quelli profumatamente pagati dal servizio pubblico, hanno altri stipendi, consulenze e pensioni. Si dice ancora: ma i giornalisti possono, con l’audience, procurare gettito alla Rai. Vero, ma allora si paghino a percentuale ma, visto l’andamento del servizio pubblico, sempre in passivo, si può anche tranquillamente sostenere che costoro sono pagati due volte da noi: attraverso il canone e attraverso la finanza pubblica

Resta l’ipocrisia, la faccia tosta di costoro, il moralismo d’accatto di chi si dovrebbe invece vergognare. E’ vero, nella crisi che stiamo vivendo tutti, coloro che hanno un buon reddito dovrebbero fare un sacrificio. Personalmente non mi scandalizzerei se mi venisse richiesto un contributo di solidarietà. Lo riterrei, anzi, un atto giusto, doveroso. Ma che io venga messo sul banco degli imputati per una pensione-vitalizio percepito come unico reddito (non ne ho altri e quel che faccio lo faccio gratuitamente) che è inferiore ai 45mila euro l’anno da chi ne percepisce 600 o addirittura 800 (e si tratta pur sempre di soldi pubblici) questa la ritengo un’offesa al buon senso. Anzi a coloro che percepiscono in assoluta coscienza cifre esorbitanti e chiedono solo agli altri, che ne percepiscono enormemente di meno, di fare sacrifici io indirizzo quel vaffa che Grillo ha mandato a tutti noi. Con gli interessi.

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Commenti all'articolo
  1. Sarà dura, Direttore. A me – mutatis mutandis – torna in mente l’uscita di Moretti, quando qualcuno parlò di contenere il suo emolumento – che lui se ne sarebbe andato altrove, poiché i dirigenti vanno ben remunerati.

    • Caro signor Del Bue, sono un lavoratore Rai a partita iva, scrivo testi per programmi che magari avrà anche visto con la qualifica di “consulente”. Il mio stipendio non è stato pubblicato nell’operazione trasparenza, quindi lo scrivo qui: 1200 euro lordi al mese per dieci mesi di lavoro (gli altri due mesi l’anno la Rai non me li contrattualizza così non posso chiedere di essere assunto da quello che di fatto è il mio unico datore di lavoro).

      Lei si sente sotto accusa perché riceve una pensione-vitalizio che impallidisce di fronte alle ricche buste paga pubblicate dai giornali. Da un socialista mi aspetterei una critica meno autoreferenziale. Ad esempio verso chi ha stabilito il funzionamento della piramide: per quei pochi che guadagnano tanto ci sono migliaia di persone che lavorano alla Rai con stipendi miseri. Ecco, di questa gente non se ne parla, eppure forse è questo lo scandalo vero della tv pubblica di oggi.

      Andrebbero indagate le tante ragioni di questo squilibrio. Gliene segnalo una che tutti i giorni è sotto i miei occhi: il campionario di dirigenti, giornalisti, segretari e burocrati che la Rai ha assunto nel corso degli anni per ingraziarsi questo o quel parlamentare. Sono tanti, le assicuro, e molti di questi risalgono ancora – pensi un po’ – agli anni del pentapartito: sono precisamente i più incapaci di tutto il lotto.

      Invitandola quindi ad allargare la portata del suo vaffa, la saluto cordialmente.

  2. Questa è l’Italia che ha smarrito il senso della misura, l’Italia degli eccessi, l’Italia che distribuisce male il reddito, generando gravi scompensi e profonde ingiustizie sociali. O troppo poco, o tanto da non sapere cosa farsene. Per una via di mezzo aspettiamo il ritorno del PSI sulla scena politica e magari un Presidente Del Consiglio socialista, dotato di buon senso e capace di indicare la strada giusta al Paese.

  3. un vaffa giusto e doveroso. La campagna dei cosiddetti moralizzatori è funzionale ad eliminare la democrazia. Almeno i seguaci di Savonarola erano frati, non giornalisti o guitti pagati profumatamente. Da notare che i fiorentini li chiamavano “piagnoni” e dopo pochi anni Savonarola fu impiccato e le ceneri disperse in Arno.

  4. Giusta l’annotazione del lavoratore Rai che pubblichiamo volentieri a riprova che non sono pochi coloro che per la Rai lavorano con stipendi o compensi molto bassi e in netto contrasto coi ricchi emolumenti di qualcun altro.

  5. Il problema è la debolezza della politica.
    Ricordate, un tempo si diceva che i giornalisti venivano assunti nel seguente ordine : un democristiano, un socialista e uno bravo, eccezione telekabul dove regnava il Pci.
    Ora non ci sono più i democristiani , non ci sono più i socialisti , ma forse, neanche i bravi
    Ancora uan volta eccezione e Rai 3 li regna ancora Bianca Berlinguer.
    La dirigenza Rai è autoreferenziale, gli stipendi sono quasi tutti in regola,ma mi dite perchè mai ad uno stipendiato dalla stessa azienda vengono riconosciute consulenze ? queste consulenze da chi sono state autorizzate ?Ma è ovvio dal Consiglio d’Amministrazione eletto dalla politica che pensa di avere ancora influenze su di esso , ma che in realta lascia fare in cambio di qualche passaggio in più sulle reti Rai.anziche prenderli a calci
    Noi, invece ,che non abbiamo poteri di nomina , passaggi NISBA:
    Domanda , non ricordo bene ,ma noi siamo a ncora alleati del PD ?????
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    federazione di Torino

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