mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Wimbledon. Un torneo
tra fascino e paradossali contraddizioni
Pubblicato il 11-07-2016


wimbledonWimbledon affascina per molti motivi ed ha molte sfaccettature. Quest’anno a caratterizzarlo sono state diverse cose. Innanzitutto l’uscita al terzo turno del n. 1, Novak Djokovic, contro l’americano Sam Querrey. Un match conclusosi per 7/6(8) 6/1 3/6 7/6(5) a favore di quest’ultimo, ma molto frastagliato. Interrotto per pioggia, ripreso nel giorno successivo perché già cominciato a fine giornata precedente, ha sollevato molti interrogativi. Forse un Grand Slam di tale calibro dovrebbe rivedere l’organizzazione. Già un passo in avanti è stato fatto con la copertura del Centrale che garantisce uno svolgimento minimo di incontri. Ma potrebbe non essere sufficiente. Non sfruttare l’illuminazione artificiale nella fascia oraria serale comporta lo slittamento dei match il cui risultato potrebbe essere stravolto. Essere interrotti sul più bello quando si sta vincendo non piace a nessuno, viceversa offrire un’opportunità di riorganizzare idee e ritrovare energie a chi fosse in difficoltà può essere a volte persino ‘salvifico’. Inoltre anche la continua interruzione per pioggia non facilita di certo il gioco, anzi complica portando anche nervosismo. Oltre ad aumentare la pericolosità per i tennisti, rendendo il terreno più scivoloso. A tale proposito forse occorrerebbe studiare scarpe da tennis particolari, simili agli scarpini da calcio dei calciatori, che permettano loro di muoversi con maggiore agevolezza sull’erba e più in sicurezza, per evitare infortuni seri e gravi che arrivino a pregiudicare persino intere stagioni: per favorire una più solida adesione al suolo senza rovinare il campo.

E poi il tie-break tolto al quinto set contribuisce ulteriormente a ‘falsare’ l’esito degli incontri. Questi ultimi si trasformano in vere e proprie maratone, prove di resistenza più che di talento e stile. Un esempio ne è stato il match, sempre di terzo turno, tra l’americano Isner e il francese Tsonga. Quest’ultimo ha vinto per 19 a 17 al quinto set (di cui due finiti al tie-break), solamente grazie alla sua maggiore prestanza e forza fisica; ha avuto più tenuta fisica che gli ha permesso di reggere meglio le circa quattro ore di gioco. Si potrebbe pensare a un match tie-break a dieci punti invece che sette, ma comunque fare qualcosa per evitare un prolungarsi così all’estremo degli incontri immotivato, inutile e ingiustificato. Anche questo, come creare scarpe per giocare più adatte, significa avere a cuore l’incolumità dei tennisti e delle tenniste da cui non può prescindere un torneo così gettonato come Wimbledon. Sarebbe, inoltre, una buona mossa di marketing per gli sponsor, creare calzature ad hoc, in grado di unire business, pubblicità, introiti, ma anche utilità funzionale. 

Se il match di Djokovic è stato quello che ha dato la sorpresa più inaspettata, ma forse il serbo ha sbagliato a non effettuare una preparazione coi tornei sull’erba antecedenti a Wimbledon, é sembrato anche non sentirsi sicuro sulla superficie, irrigidito dal rischio di storte. Di certo, dicevamo, poi il match più lungo e sofferto é stato quello tra Tsonga e Isner. Una rivalsa per il francese la sua vittoria, poiché era costretto al ritiro al Roland Garros; qui a Wimbledon invece é stato il connazionale Richard Gasquet a doversi ritirare proprio contro Tsonga sul 4-2 per l’altro; così come Kei Nishikori contro il croato Cilic, in vantaggio 6/1 5/1.
Quello più spettacolare, è stato quello che ha visto due dei tennisti più istrionici, talentuosi quanto incostanti: imprevedibili perché in grado di effettuare giocate eccezionali con estrema facilità eppure ancora non continui nel rendimento e nei risultati, poiché le loro partite possono ‘rigirarsi’ all’improvviso, da un momento all’altro, senza una ragione precisa, nel bene e nel male. In grado di alternare profondamente rimonte impossibili e colpi di talento a cali di tensione inaspettati e impensabili, l’australiano Nick Kyrgios e il tedesco Brown hanno offerto una partita straordinaria al quinto set, in cui si sono alternati perfettamente in campo. Ha vinto Kyrgios per 6/7(3) 6/1 2/6 6/4 6/4.

Una maggiore grinta, tenacia, rabbia agonistica e voglia di vittoria sicuramente facilita, ma poi a vincere é chi ha più freschezza fisica e mentale ed anche un po’ di fortuna in più.
Ma Wimbledon non sono solo campi da gioco e partite. Sono anche le paraolimpiadi e le associazioni umanitarie che sostengono cause benefiche e impegnate nel sociale. Sono le mogli e le fidanzate dei tennisti: da lady Djokovic, a lady Federer, a lady Murray a lady Berdych, che si sono contraddistinte sugli spalti per l’entusiasmo con cui sostenevano ed incitavano il proprio partner, ognuna a suo modo, soffrendo, gioendo, esultando, qualche volta in maniera più animata, spesso in modo più discreto.
Wimbledon è tutto questo e affascina per queste sue apparenti contraddizioni paradossali. Luogo e torneo dai mille contrasti risalta per questo. Lo si odia o più facilmente lo si ama, non si può prescindere dal notarne la diversità.

Barbara Conti

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