mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Società, paure
e influenza dei media
Pubblicato il 16-08-2016


austriaLa mattina del 16 agosto un uomo di sessant’anni, di nazionalità tedesca, ha ferito in modo grave due persone su un treno diretto a Bregenz, nell’Austria dell’Ovest. Secondo quanto riportato dai media, l’aggressore, che appariva essere in stato confusionale, avrebbe seri problemi mentali. Considerando i fatti recenti e gli attacchi compiuti da singoli individui che nulla hanno a che fare con l’Isis, ci si interroga comunque su quanto le recenti violenze e gli atti di terrorismo possano influire sulla mente di soggetti potenzialmente pericolosi.

L’attuale periodo è caratterizzato da un forte cambiamento sociale, propria o per via della guerra al terrore, ma non solo: l’incertezza economica nell’ultimo decennio è oramai divenuta -paradossalmente- un elemento stabile. Questi due fattori giocano, inevitabilmente, un ruolo fondamentale ed influiscono sulla vita quotidiana di ogni persona. Una propaganda politica fatta d’odio, di barriere e che erroneamente suggerisce il “diritto a difendersi dagli altri con la forza” va inoltre a rompere il senso di multietnicità, solidarietà ed accoglienza che si era stabilito durante gli scorsi decenni.

Come tutti, anche coloro che hanno problemi mentali vengono costantemente “bombardati” dalle informazioni negative che trasmette la società. Questi input, seppure spesso siano impliciti, si tramutano facilmente in odio e aggressività in quei soggetti a rischio. La teoria dell’anomia spiega come i fattori sociali vadano ad influire sull’aumento della criminalità, indicando anche che i periodi di cambiamento infondono confusione e quindi incertezza. Immaginando dunque come possano percepire l’anomia le persone con menti particolarmente labili, si può trarre la conclusione che possano vivere il tutto in maniera decisamente più amplificata, sentendo in modo più forte l’instabilità che si crea.

Riguardo al caso dell’aggressione in Austria, i media hanno specificato che il sessantenne avrebbe attaccato le due persone al culmine di una lite. Questo elemento va a confermare il fatto che la mente dell’aggressore potrebbe aver percepito che le informazioni trasmesse dalla società suggeriscono che, ad oggi, è frequente aggredire per difendere se stessi o le proprie opinioni, a prescindere dal fatto che questo possa sembrare giusto o sbagliato al soggetto dalla mente labile. Infatti, il “bombardamento” mediatico sui fatti analoghi non è d’aiuto alle persone malate di mente, le quali potrebbero avere una propria percezione dei fatti raccontati, che spesso risulta poi essere alterata.

Per queste ragioni una possibile soluzione potrebbe essere quella di limitare alle persone con problemi mentali l’accesso alle informazioni che raccontano di stragi, terrorismo e violenza. Un’alternativa potrebbe essere quella di raccontare loro i fatti suggerendo una chiave di lettura oggettivamente corretta. Questo, però, non è sempre possibile per via del fatto che molte persone con problemi, o con menti particolarmente fragili, sono spesso abbandonate a se stesse, dunque ritorna alla luce il tema del Welfare.

Alessia Malachiti

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