giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Al via il reddito di inclusione attiva e studio sugli sprechi in PA
Pubblicato il 22-08-2016


Inps

AL VIA DA SETTEMBRE IL SOSTEGNO PER L’INCLUSIONE ATTIVA

Il Sostegno per l’inclusione attiva (Sia) è una nuova misura di contrasto alla povertà che prevede l’erogazione di un sussidio economico alle famiglie in condizioni economiche disagiate, in cui sono presenti minorenni, figli disabili o donne in gravidanza. Il sussidio è subordinato ad un progetto personalizzato di attivazione sociale e lavorativa predisposto dai servizi sociali del Comune, in rete con i servizi per l’impiego, i servizi sanitari, le scuole, soggetti privati ed enti no profit. Il nuovo intervento estende a livello nazionale, con alcune peculiarità, la Carta acquisti attuata in via sperimentale nei 12 Comuni italiani con più di 250mila abitanti. Il decreto del Ministro del Lavoro del 26 maggio 2016, che disciplina il Sia, ne fissa le linee guida, i criteri e le procedure operative e, in attesa dell’attuazione definitiva del Piano nazionale per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale, permette di procedere nel corrente anno all’avvio dell’intervento su tutto il territorio nazionale. L’ambito di operatività del Sia prevede infatti il coinvolgimento diretto degli oltre 8mila Comuni italiani. Il decreto affida a questi ultimi la gestione operativa delle domande e il relativo accoglimento o diniego, mentre l’Istituto è chiamato ad effettuare i controlli delle posizioni dei soggetti richiedenti per verificarne il possesso dei requisiti. Gli interessati presentano la domanda direttamente al Comune di appartenenza che, successivamente, la inoltra all’Inps per la verifica delle condizioni prefigurate dal decreto (Isee, presenza di eventuali altre prestazioni di natura assistenziale, situazione lavorativa ecc.) e della conseguente disposizione dei benefici economici, che saranno erogati dal Gestore del servizio attraverso una carta precaricata. Le istanze potranno essere presentate ai Comuni dopo 45 giorni dall’entrata in vigore del decreto, e quindi a partire dal prossimo 2 settembre. I Comuni potranno iniziare a trasmettere le richieste, in ordine cronologico, entro 15 giorni lavorativi dalla data della richiesta. Nel testo della circolare 133, sono stati opportunamente esposti i dettagli normativi, le amministrazioni coinvolte, i requisiti dei richiedenti, l’indicatore delle condizioni del bisogno, i benefici concessi, i progetti personalizzati di presa in carico e i termini di inoltro delle domande. Per gestire in modo ottimale il canale informativo tra Inps e Comuni è stato previsto un apposito flusso di lavoro, che sarà illustrato in un successivo messaggio. Per ciò che attiene alle relazioni con l’utenza, l’utente la cui istanza è respinta per mancato possesso dei requisiti, potrà recarsi direttamente presso la propria Municipalità per chiedere informazioni e proporre, eventualmente se del caso, una richiesta di riesame. Il Comune, se ritiene di non essere in grado di fornire una adeguata risposta, potrà inviare una comunicazione di approfondimento alla Direzione provinciale o alle Strutture decentrate Inps individuate e competenti territorialmente, utilizzando obbligatoriamente la Posta elettronica certificata. Se invece l’utente decide di rivolgersi direttamente all’Inps, il primo canale di accesso sarà rappresentato dal contact center o in alternativa dal canale Web “Inps Risponde”. Considerate le caratteristiche dei cittadini che richiederanno i benefici, saranno comunque valutati ulteriori canali per rispondere ai bisogni informativi dell’utenza. Venerdì 22 luglio scorso in tutte le Sede periferiche dell’istituto si è tenuta una videoconferenza formativa, per entrare nel merito delle competenze attribuite all’Inps e delle specifiche gestionali che assumerà il servizio all’interno dei cicli produttivi correnti.

 

Circolare ministeriale

MISURE DI SICUREZZA PER LAVORI SU ALBERI

Il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali ha emanato la circolare n. 23 del 22 luglio 2016 allo scopo di divulgare le “Istruzioni per l’esecuzione in sicurezza di lavori su alberi con funi”.

Fornire un utile strumento operativo per tutti gli operatori del settore. E’ questo lo scopo delle nuove Istruzioni per l’esecuzione in sicurezza di lavori su alberi con funi, che illustrano e chiariscono le disposizioni contenute nel decreto legislativo 81 del 2008 e sue modifiche.
I lavori su alberi possono esporre gli operatori addetti a rischi particolarmente gravi per la loro salute e sicurezza. In particolare, ci si riferisce al rischio di caduta dall’alto che purtroppo determina ogni anno un significativo numero di infortuni con conseguenze spesso mortali.

Il fenomeno in tutta la sua gravità è emerso dallo studio svolto dall’Osservatorio sugli infortuni mortali e gravi nel settore agricolo e forestale, curato dal settore ricerca dell’Inail, che nello svolgimento delle relative attività utili a rilevare ed elaborare le informazioni riguardanti gli infortuni occorsi a tutti i lavoratori del settore d’interesse – ivi compresi quelli per i quali non ricorre la tutela assicurativa dell’Inail – si avvale delle segnalazioni degli Organi di sorveglianza territoriale (Ausl), nonché della consultazione dei principali mezzi di informazione (quotidiani ed agenzie di stampa).I dati dell’Osservatorio, pur non essendo esaustivi del fenomeno infortunistico in agricoltura possono fornire una panoramica generale degli infortuni occorsi anche fuori dall’attività lavorativa principale. In particolare, i dati estratti relativi ai lavori su alberi, hanno mostrato come nel corso del 2015 sono stati registrati 38 eventi infortunistici determinati da cadute da alberi, dei quali 11 hanno avuto conseguenze letali. È evidente che molti di questi infortuni, hanno coinvolto soggetti non esperti, mentre svolgevano operazioni di raccolta di frutti o potatura di alberi, in palese non ottemperanza alle disposizioni previste nel decreto legislativo 81 del 2008.Per questo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha emanato la circolare n. 23 del 22 luglio 2016 allo scopo di divulgare le Istruzioni, con l’intento di illustrare adeguate misure di sicurezza per lo svolgimento di lavori su alberi, di accesso e posizionamento mediante funi e di fornire informazioni per la corretta scelta e uso dei dispositivi di protezione individuale e delle attrezzature di lavoro.

Istruzioni per l’esecuzione in sicurezza di lavori su alberi con funi

Un gruppo di lavoro ad hoc istituito presso l’Inail ha elaborato specifiche istruzioni con l’intento di illustrare le misure di sicurezza per lo svolgimento di lavori su alberi nel caso di accesso e posizionamento mediante funi, e di fornire informazioni per la scelta orientata dei dispositivi di protezione individuale e delle attrezzature di lavoro.

 

P.A.

STUDIO BANKITALIA SUI TRAVET

Sacche di improduttività ristagnano nella Pubblica Amministrazione, soprattutto se si guarda al Centro-Sud, dove per ottenere gli stessi risultati si impiegano più risorse, con relativi sprechi. La conferma arriva dallo studio condotto da due economisti della Banca d’Italia, Francesco D’Amuri e Cristina Giorgiantonio. Da un approfondimento sui servizi anagrafici dei Comuni emerge “l’esistenza di scostamenti significativi dalla relazione media tra input – ore lavorate – e output – servizi erogati – con dotazioni di personale maggiori nel Centro-Sud e dove il livello di disoccupazione è più elevato”. Tanto che se la fascia dei Municipi appartenente al 25% di quelli meno efficienti contesse il divario di produttività, riagganciando i livelli degli altri, “si verificherebbe una riduzione delle ore lavorate totali pari al 7,6% (33% nei Comuni interessati)”. Quindi “una corretta riallocazione” permetterebbe “guadagni di efficienza”, spiega l’OccasionalPaper ‘La distribuzione dei dipendenti pubblici in Italia: ruolo e funzioni della mobilità’. Mobilità che però, si evidenzia, appare ostacolata da diversi fattori. In particolare, “l’assenza di parametri obiettivi in base ai quali determinare i fabbisogni effettivi di personale delle amministrazioni, l’elevata segmentazione dei comparti contrattuali e le incertezze sul piano della confrontabilità degli inquadramenti professionali, appaiono ostacolare i flussi di mobilità, che risultano estremamente contenuti”, sottolinea il dossier pubblicato in settimana. Posto che si tratta di un lavoro, precisa la stessa pubblicazione, che “riflette esclusivamente le opinioni degli autori, senza impegnare la responsabilità dell’Istituzione di appartenenza”. Lo studio è stato avviato con l’obiettivo di indagare sulla presenza “di asimmetrie nella distribuzione dei dipendenti pubblici in Italia”. Con questo obiettivo è stata condotta un’analisi sui servizi di stato civile e anagrafe dei Comuni (anni 2011-2012), considerando, ad esempio, il numero delle carte d’identità rilasciate o le variazioni anagrafiche fatte. Il risultato: “si stima che i Comuni con un eccesso di ore lavorate a parità di output si trovano con maggiore probabilità: dove il tasso di disoccupazione è maggiore; al Centro e al Sud; nei Comuni montani”.
Tutto questo, si ricorda, accade in un Paese con “croniche disfunzioni” e “carenze di personale” in determinati settori della P.a, ne è un esempio il comparto giudiziario. Nonostante ciò, si aggiunge, il livello di mobilità dei dipendenti pubblici è “generalmente ridotto”. E laddove i trasferimenti prendono il via da iniziative del singolo lavoratore rispondono, più che a una corretta pianificazione dei fabbisogni di personale, a interessi personali. Dei passi avanti, riconosce la ricerca, sono stati fatti con gli ultimi provvedimenti del Governo, a partire dall’apertura al ruolo unificato dei dirigenti contenuta nella delega Madia. Nella stessa direzione vanno le cosiddette tabelle equiparative, anche se restano “dubbi interpretativi”, la riduzione dei comparti della P.a, pur restando il rischio di “proliferazione” di inquadramenti speciali, e il portale mobilità del governo, usato per gli esuberi delle Province.

Carlo Pareto

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