lunedì, 5 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Atp di Atlanta:
a lezione di talento
Pubblicato il 14-08-2016


atp tennis atlantaDue tie-break hanno incoronato Nick Kyrgios re dell’Atp di Atlanta mentre, parallelamente, altri due tie-break decretavano l’uscita al primo turno di Novak Djokovic alle Olimpiadi di Rio 2016. Hanno commosso tutti le lacrime del n. 1 al mondo dopo la sconfitta contro Juan Martin Del Potro, mentre in America si poteva festeggiare per il confronto tra le prime due teste di serie a contendersi il titolo. Favorito il beniamino di casa e testa di serie n. 1 del seeding, l’americano John Isner si è dovuto inchinare alla maggiore convinzione dell’australiano Nick Kyrgios, n. 2 del tabellone, sostenuto dalla mamma Norlaila (“Nill”) sugli spalti. Un Atp di Atlanta che potrebbe definirsi il torneo delle altezze, con questo scontro in finale tra due titani statuari: 1, 93 Kyrgios, 2,08 Isner; quasi fossero una reminiscenza delle due torri gemelle che un tempo svettavano sul cielo americano. Ora, al loro posto c’è Ground Zero, invece i due campioni, nel turno decisivo del torneo di Atlanta, hanno lasciato ben impresse molte sensazioni: Isner appare subito in grossa difficoltà, paradossalmente meno motivato rispetto a un Kyrgios stranamente più tranquillo e convinto. L’americano decide, così, di attaccare per uscire dalla linea di fondo, dove domina il talento dell’australiano; ma finisce per essere infilato dai passanti di classe di Nick, che corre e mostra più mobilità rispetto a un avversario quasi bloccato o troppo stanco. Un match, comunque, tutto sommato equilibrato, dove la differenza la fanno i maggiori vincenti dell’australiano, qualche errore gratuito di troppo dell’americano, ma soprattutto le percentuali al servizio. Il gioco lo fa tutto il futuro vincitore, che alterna doppi falli clamorosi e inaspettati ad aces straordinari che raccolgono applausi da un pubblico che rimane sorpreso dalla linearità tattica del suo schema di gioco. Se la maggiore calma e ponderatezza di Isner sembrava sarebbe stata la chiave vincente dell’incontro, è stato il puro talento istrionico di Kyrgios ad avere la meglio: con colpi di classe ha fatto la differenza, mettendo in atto con lucidità e serenità, in tutta tranquillità, passanti e fondamentali da fondo fulminanti e imprendibili per un Isner che è rimasto quasi colpito e sorpreso, attonito di fronte a tale exploit del campione australiano, che ha dimostrato di non poter essere sottovalutato. Incapace di reagire, Isner è apparso quasi catatonico, avvolto in un torpore forse dovuto a sofferenza fisica, da cui si è risvegliato solamente nel finale (troppo tardi forse) con un moto di rabbia ed orgoglio che sono durati l’attimo di un sussulto: l’istante in cui ha rischiato di fare break a Kyrgios nel secondo set sul 4-4 e di andare a servire per il set sul 5-4 a suo favore (per trascinare l’incontro al terzo set), poi conclusosi in nulla di fatto e in parità sino al tie break finale; come, del resto, il primo set: 7 punti a 3 il primo, 7 a 4 il secondo. In soldoni si tratta del secondo titolo stagionale del 2016 per Kyrgios, oltre alla conquista dell’Hopman Cup, dopo la vittoria a Marsiglia (a febbraio) su Marin Cilic per 6/2 7/6(3). Classe 1995, potrebbe essere l’inizio di un futuro roseo che possa dissuaderlo dal ritirarsi prima dei 30 anni come aveva preannunciato. Per questo campione rubato al basket e cresciuto col mito di Roger Federer, le prospettive potrebbero essere buone infatti; così come potrebbero esserlo anche per Isner, che ha raccolto ugualmente validi risultati e dimostrato di mettere in campo un buon gioco, ma che forse necessita di maggiore aggressività ed attacco. Tennisticamente parlando potrebbe essere paragonato a un suo connazionale: Andy Roddick, che tra l’altro affrontò in semifinale qui ad Atlanta nel 2012. Apparso, di solito, abbastanza constante nel rendimento, continuo nel gioco (soprattutto dal punto di vista della regolarità), forse qui all’Atp di Atlanta ha pagato un po’ l’emozione e la tensione di giocarsi il titolo in casa, sebbene alla sua sesta finale qui all’Atp di Atlanta, con un pubblico che riponeva in lui molte aspettative (data l’assenza della maggior parte dei big impegnati a Rio); ma anche la stanchezza di aver recuperato una semifinale al terzo set, dopo aver perso il primo, contro il giovane di talento: la wild card statunitense Reilly Opelka, 18enne n. 387 del mondo che si è arreso con il punteggio di 6-7(5) 6-4 6-2 dimostrando molto carattere e dominando Isner nel primo set. Tre set (6-3 3-6 6-3) in semifinale, tuttavia, anche per Kyrgios contro l’altra rivelazione del torneo: il giapponese Yoshisito Nishioka, n. 97 del mondo. Dunque un torneo delle soprese per questi giovani emergenti che si sono palesati e per l’esito finale: non tanto per la vittoria di Kyrgios di per sé (il cui talento è indiscusso), quanto per la sconfitta di Isner che aveva a suo favore i due precedenti di Madrid e Montreal del 2015 contro l’australiano. Poi un torneo dei record e delle altezze: basti pensare che Opelka è alto 2 metri e 10, superando persino Isner. Tuttavia, quest’ultimo, ha dalla sua anche il record con il francese Nicolas Mahut di aver giocato la più lunga partita di tennis della storia, durata 11 ore e 5 minuti; oltre a quella recente a Wimbledon 2016 contro Jo-Wilfried Tsonga finita per 19 a 17 al quinto set (di 4 ore e 29 minuti complessivi). Dunque apparentemente abituato a sostenere maratone sportive, la sua sconfitta stupisce: l’effetto sorpresa di Kyrgios che non gli ha dato modo di “entrare in partita” ha funzionato e, soprattutto, stavolta è stato Isner ad aver avuto un calo di concentrazione che gli è stato fatale; forse un errore di approccio nell’affrontare il match, sottovalutando Kyrgios. Più ponderato, misurato e moderato rispetto all’australiano, stavolta Kyrgios ha dimostrato che bisogna anche saper osare nel tennis e che il rischio a volte paga; le sue trovate talentuose, immediate, estemporanee e istintive sono andate a segno: la capacità di improntare, inventare e trovare una soluzione alternativa sul momento gli hanno permesso di togliere fiducia, sicurezza e convinzione a Isner.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento