giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Conflitto di Potenze
Pubblicato il 31-08-2016


Al fianco di azioni immediate, sospinte dalla forza di un’impetuosa solidarietà, il recente, devastante, evento sismico sollecita interrogativi fondamentali che personalmente identifico nell’ambito di un “conflitto di potenze”.
In tali drammatiche occasioni si ripropone una radicale domanda di senso, nella triangolazione manifestata dalla pre-potenza della natura, l’impotenza dell’uomo e la minata onnipotenza di Dio.
Le certezze della nostra tradizione culturale, sul fondativo rapporto tra la natura, l’uomo e Dio, appaiono sgretolarsi insieme agli altri “costrutti” dell’umana creatività.
Gli sforzi che nel tempo l’uomo ha cercato di produrre nella ricerca di un senso del mondo, in tali circostanze manifestano la loro inappellabile inconsistenza.
Ciononostante, laddove l’estrema vanità del tutto sembra sospingere la disperazione umana verso il proprio apogeo, una sottile lama di luce universale, in grado cioè di unificare convincimenti laici e religiosi, affiora al cospetto della coscienza individuale, reclamando un’attenzione particolare.
Al di là dell’antica disputa tra finalismo e meccanicismo naturale, al di là della suprema questione di Dio, le naturali facoltà conoscitive e morali dell’uomo possono rappresentare lo snodo centrale.
La capacità di capire e quindi di prevenire i fenomeni naturali, di cogliere la base del senso dell’esistenza nell’adattamento e nel sapersi armonizzare con la natura, la volontà e la responsabilità di agire in questa direzione, fanno dell’uomo lo strumento di riequilibrio della suesposta triangolazione.
Solo nell’alveo di una dinamica “coevolutiva” è possibile contenere la potenza della natura, così ridimensionando l’impotenza dell’uomo e, suo tramite, rilanciando l’idea dell’onnipotenza di Dio.
La laica coscienza razionale e morale dell’uomo, scintilla divina per la nostra tradizione religiosa, rappresenta l’unica via di “salvezza”, individuando nella potenza della politica l’unico, esclusivo, universale approdo cui giungere.
Tuttavia, alla luce delle attuali categorie della politica, quanto esposto presuppone il verificarsi di un autentico terremoto culturale, in grado di spostare l’epicentro politico sul terreno dell’ambiente e del territorio, prefigurando nuovi stili di vita e nuovi modelli di sviluppo, salvando l’uomo, difendendo la natura e costruendo nuove economie e nuova occupazione.
In sostanza un autentico cambio di paradigma, che il “mio” ecosocialismo ha identificato nel passaggio epocale dalla “coscienza di classe” alla “coscienza di specie”.
Dalla nostra terribile dimensione di precarietà geologica in termini di rischio sismico, alla grande, stravolgente, condizione dei cambiamenti climatici, con la connessa problematicità del dissesto idrogeologico, la polis viene ricondotta alla physis e, da questa, deve trarre nuove coordinate e rinnovato slancio per affrontare l’attuale epoca.
Oggi, nella “custodia del territorio” si manifestano propositi comuni, si ravvisano ampie opportunità e si rintracciano fondamenti universali.

Nei suoi articoli di fondo del “post-terremoto”, il Direttore dell’Avanti ha tracciato per il Partito Socialista precisi percorsi riflettenti le linee indicate, così incaricandosi di inoculare i germi di un nuovo corso, di un nuovo spazio e di nuove motivazioni per tutti i socialisti.
Sarebbe imperdonabile se gli attuali dirigenti socialisti non traducessero in atti concreti le indicazioni ricevute, rischiando di disorientarsi nella penombra dell’attuale posizione.

Carlo Ubertini

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