sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Divieti e burkini
Pubblicato il 18-08-2016


Sembra un inutile dibattito di ferragosto. Da tempo le donne arabe si mostrano nelle nostre spiagge vestite, e si bagnano senza scoprirsi. Adesso la loro tuta mimetica, simile a quella di un sommozzatore, ma col volto parzialmente coperto, è stata definita burkini, che a metà tra il piccolo burka e il nostro bichini. In Francia burka e burkini sono stati vietati perché contrari alla tradizione liberale di quel paese e alla concezione della donna. In Inghilterra e Germania no. E neppure in Italia. Chi ha ragione?

Partiamo da un punto fermo sul concetto liberale di divieto. Si ritiene che ogni divieto assuma carattere di privazione di diritto, se non lede, come in questo caso, la libertà altrui. E’ il vecchio concetto filosofico secondo il quale io sono libero, ma non di darti un pugno sul naso e dunque la mia libertà finisce sul tuo naso. In questo caso il naso è salvo, ma lo è anche la libertà? Se negare a una donna la possibilità di mostrare il proprio volto è un’assurda proibizione di stampo maschilista che i musulmani si portano seco, allora il divieto del burka e del burkini è un divieto al divieto, cioè un atto di libertà. D’altronde le donne liberate dall’inferno dell’Isis non si sono sbendate e hanno mostrato il loro volto in segno di libertà riconquistata?

Preferirei naturalmente che anziché ricorrere al divieto del divieto fossero le donne musulmane a reagire e a non considerarsi esseri invisibili. Il volto, la sua espressione, gli occhi che guardano e ti osservano, le guance che arrossiscono alla prima emozione sono situazioni che mostrano una identità che si vuole tenere nascosta. Anche noi dobbiamo aiutare le donne musulmane a uscire da uno stato di soggezione e di sopraffazione insopportabili in una civiltà che da tempo, non molto per la verità, ha saputo affermare la piena parità di uomo e donna. A volte il rispetto del divieto è peggio del divieto del divieto.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore,
    a me la commercializzazione del corpo femminile che sovrana regna nel cosiddetto “mondo occidentale” e alla quale molte donne “occidentali” volontariamente si sottopongono, di solito per lucro e per desiderio di celebrità, non sembra meno riprovevole del burqa o del “burkini”. Da quale pulpito giudichiamo le altre culture, religioni, usanze, se noi stessi, nel mondo capitalista, abbiamo fatto della donna un oggetto e una mercanzia? Siamo sicuri di poter ergerci a giudici, maestri, e dare lezioni di civiltà agli altri? E, soprattutto, con quale diritto decidiamo come debba prendere i bagni una persona? Valls parla di “valori francesi”…quali valori e cosa avrebbero a che fare con il burkini? E la donna-oggetto dei localini di Pigalle, anche questo è un valore?
    Mi perdoni le troppe domande.
    Cordiali saluti,
    Mosca.

  2. Caro direttore, l’argomento è pregnante avrebbe detto un noto comico di qualche anno fa. Personalmente difendo la libertà sartoriale come tutte le altre, dalle droghe leggere all’eutanasia sebbene, comprenderà, con diversa gradazione nella sfumatura etica. Per quanto i tronisti della De Filippi e alcune creazioni di Dolce & Gabbana mettano a dura prova la mia natura tollerante, come credo che sfiderebbero pure la pazienza di Stuart-Mill. Ciò premesso: il burquini va vietato, senza se e senza ma. È incredibile a che punto siamo arrivati con il deperimento di senso della parola “libertà”. Quel costume è solo un espediente tessile per assicurare al maschio-padrone la segregazione mobile e la riduzione in minorità delle donne. A quale integrazione possono ambire queste persone se a priori è impedito l’approccio anche solo visuale con “l’altro”. A quale maschio occidentale “standard” verrebbe in mente di avvicinare o corteggiare un manichino che non ti da nemmeno la possibilità di intuire se sotto i paramenti celi davvero una persona di sesso femminile? L’obiettivo del fascismo pseudo-religoso di chi impone questa usanza è proprio questo: negarla l’integrazione. Impedire chi si facciano figli meticci e quindi geneticamente portatori di valori impuri. Parliamo, per arrivare all’estremo, dell’anticamera della selezione della razza. Nessuna credenza religiosa, nessuna fede può giustificare questo. Perciò il burquini va rigorosamente vietato e le multe – salatissime – vanno fatte al capofamiglia maschio, non alle donne che lo indossano.

  3. A me sembra che, a parte il cattivo gusto estetico (dal mio punto di vista) di molte donne arabe e simili, per come si insaccano , credo che chi pensa alla libertà, dovrebbe riflettere sul fatto che, almeno fin’ora, non siamo stati capaci di avere argomentazioni più convincenti ad ottenere che vi sia un rapporto diverso con il proprio corpo.
    Al mare poi, è davvero una tortura starsene con quegli aggeggi addosso, mentre la salute ne guadagna quando il corpo respira, è libero, può nuotare, correre, prendere aria buona o altro.
    Il fatto che alcune donne occidentali se ne vadano a spasso, o nei locali “con nulla addosso” sarà magari esagerato, ma non mi pare che il paragone sia un argomento dinamico.
    Sul divieto sono d’accordo, ma più che altro anche quando camminiamo e incontriamo uno di quegli oggetti tutti neri, coperti fino all’inverosimile, somiglianti ai fantasmi di cui ci raccontavano le nostre nonne, direi che gli si dovrebbe dire ( gentilmente) se vogliono produrre questo effetto. La consapevolezza fa crescere, anche se è difficile da praticare, i divieti possono essere giusti, ma non so quanto arrivino al cuore delle persone.

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