sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

“I nazisti della porta accanto”, libro inchiesta sull’appoggio degli Usa
Pubblicato il 28-08-2016


hooverLaszlo Agh, nazista accusato di aver costretto gli ebrei di un campo di lavoro d’Ungheria a gettarsi sulle baionette che spuntavano dal terreno e a mangiare le proprie feci, venne difeso dal Presidente Hoover in persona

“E’ tutto dimenticato, è tutto finito”, è la frase pronunciata da Jakob Reimer, ex ufficiale delle SS residente vicino a New York. Una dichiarazione che la dice lunga su come gli Stati Uniti, e non solo il Sud America, siano stati un vero e proprio rifugio per i gerarchi nazisti in fuga dall’Europa e da Israele. A raccontare questa storia, in un libro inchiesta, è stato Eric Lichtblau, giornalista e Premio Pulitzer nel 2006 grazie a una serie di articoli dedicati alle registrazioni telefoniche illegali autorizzate da George W. Bush dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001. Dopo il crollo del Terzo Reich molti gerarchi nazisti trovarono rifugio in Sud America. Riuscirono a fuggire indisturbati tramite la meticolosa organizzazione di un’associazione misteriosa ed efficiente, nome in codice Odessa, che ha operato in Europa anche con l’aiuto di autorità ecclesiastiche e della Croce Rossa. Il sospetto, dopo la guerra, era che molti criminali nazisti si fossero rifugiati anche negli States. A sorpresa, molti di loro, anche se erano stati riconosciuti criminali di guerra, erano stati assoldati dall’Fbi e dalla Cia e utilizzati come informatori nei decenni della Guerra fredda.
Eric Lichtblau, a distanza di anni, nel suo libro “I nazisti della porta accanto, come l’America divenne un porto sicuro per gli uomini di Hitler”, svela nei dettagli la vita e i lavori svolti dagli ex esponenti del regime nazista tedesco negli Stati Uniti. Molti li hanno coperti, troppi li hanno difesi anche tra le istituzioni di quella che viene definita la più grande democrazia del mondo occidentale. Un esempio? Lichtblau parla di Laszlo Agh, che venne identificato dagli investigatori dell’immigrazione i quali cercarono di avviare la procedura per espellerlo. Ma, incredibilmente, in sua difesa era intervenuto il Presidente Herbert Hoover. Sta di fatto che in seguito a decine di testimonianze oculari, Agh era stato accusato di aver costretto gli ebrei di un campo di lavoro d’Ungheria a gettarsi sulle baionette che spuntavano dal terreno e a mangiare le proprie feci, “e lui stesso fece un’ammissione incriminante ad un agente dell’Fbi sulla propria militanza nel partito delle Croci frecciate, allineato al Nazionalsocialismo”, si legge nel libro di Lichtblau.
Un curriculum difficile da occultare, da nascondere, ma il Presidente Hoover aveva osato e aveva vietato al suo agente di testimoniare sulle ammissioni di Agh, di fatto facendo naufragare il processo. Così Agh riuscì a rimanere a Newark e Hovver, come se non bastasse, fece chiudere un’indagine sul gruppo politico di destra ungherese-americano guidato, guarda caso, da Agh. L’ex militante nazista, insieme al proprio gruppo di fedelissimi, era molto utile ad Hoover in quanto fornivano informazioni antisovietiche all’Fbi. Agh non è che uno dei tantissimi esponenti del vecchio regime hitleriano che trovarono una seconda vita negli Stati Uniti d’America. Un qualcosa di “sconvolgente”, come aveva scritto in una recensione il New York Times, che il giornalista Eric Lichtblau è riuscito a documentare con ricerche di prima mano.

Valerio Morabito

I NAZISTI DELLA PORTA ACCANTO. COME L’AMERICA DIVENNE UN PORTO SICURO PER GLI UOMINI DI HITLER
di Erich Lichtblau
Traduzione di Susanna Bourlot
Anno 2015, Bollati Boringheri Editore, Prezzo €23,00. 324 Pagine

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