lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il comitato per il Sì con Negri e Della Vedova
Pubblicato il 01-08-2016


Giovedì alle 15 alla Camera il Psi lancerà il suo comitato per il Si al referendum costituzionale. Non lo farà né mescolandosi al Pd, né intruppandosi ai centristi. Giovedì Nencini si presenterà con Giovanni Negri, che ha recentemente lanciato l’associazione Marianna, in perfetto stile radicale, e con Benedetto Della Vedova, che radicale era e laico e liberale certo ancora è. Personalmente non posso che salutare con soddisfazione questo connubio per almeno tre motivi.

Il primo riguarda il nostro Sì, che non è a prescindere, non è acritico, non è d’ufficio. Il Psi ha sottolineato come il percorso preferito fosse quello della Costituente, per definire innanzitutto la forma di stato e poi di lì procedere per riformare istituzioni e legge elettorale. Si è preferito un altro percorso per la verità appoggiato, in un primo momento, anche dal maggior partito di opposizione. Poi sono state avanzate numerose richieste di modifica al testo originario, tra le quali quello di un Senato non nominato dall’alto, e di una riforma delle procedure della elezione del presidente della Repubblica e del Csm, che sono state accolte.

Oggi resta in sospeso la questione della legge elettorale sulla quale tuttavia il governo ha manifestato piena disponibilità ad accogliere revisioni. Noi abbiamo proposto una legge fondata sul premio di coalizione e sul turno unico. Più difficile sarebbe riformare l’Italicum dopo una crisi di governo e con le elezioni anticipate alle porte. Il secondo motivo è proprio relativo alle mani libere che rivendichiamo in materia di riforma della legge elettorale. Nencini ha iniziato il suo giro d’Italia sull’argomento. Oggi qualcuno si stupisce di questo nuovo atteggiamento socialista. Personalmente lo sottolineo invece con estremo favore. Il terzo è relativo proprio alla formazione di un comitato coi radicali e laici. Questo ha un grande significato politico e sono molto contento di averne anticipato i contorni. Non si tratta solo di una convergenza sul referendum costituzionale.

Certo anche su questa materia non è di poco conto. Preferire questa legge alla situazione precedente, con tanto di bicameralismo paritario e di riforma sciagurata del Titolo V votata dall’Ulivo e aggiungiamoci il Cnel e la mancanza del referendum propositivo, è sintomo di grande buon senso. Come i radicali avevano proposto anche i socialisti si erano dichiarati favorevoli allo spacchettamento dei quesiti referendari, ma altri, in particolare il Pd, non la pensava cosi. Resta il fatto che la valutazione congiunta riguardo alla situazione che si verrebbe a creare nel caso vincessero i no, e cioè a crisi di governo aperta e a elezioni anticipate da svolgere entro la primavera del 2017, con un governo provvisorio, non lasciano prevedere nulla di buono, se non un ulteriore rafforzamento dei Cinque stelle e uno stop per anni a qualsiasi progetto riformatore.

Socialisti e radicali devono guardare avanti, al bene dell’Italia innanzitutto, e anche al bene loro. Alla possibilità di lanciare un nuovo progetto che associ loro e non solo loro e che si presenti al corpo elettorale suscitando interesse e fiducia. Lo meritano due grandi storie che hanno segnato dagli anni settanta il corso della vicenda italiana. Lo merita Marco Pannella, che pretende che il suo messaggio continui ad essere recepito e non si perda nei rivoli delle polemiche e delle rivendicazioni interne. Lo meritano i socialisti che hanno attraversato questo ventennio senza raggiungere l’approdo agognato di una impossibile resurrezione e che solo con la Rosa nel pugno avevano imboccato la strada dell’esaltazione di una moderna identità. Vedremo gli sviluppi. Per quanto mi riguarda ribadisco che questo è il cammino. Il solo.

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Commenti all'articolo
  1. Nessun dubbio sul fatto che Renzi stia usando anche le date : prima voleva il 2 ottobre (ma non sapeva già che ci sarebbe stata la legge di Stabilità ad ottobre?) e ora fa il furbo perchè sente odor di bruciato..
    Ma per noi del NO va bene anche fine novembre.
    Oltre a quanto ho già scritto (sul PdR –eletto coi 3/5 dei PRESENTI dopo il settimo scrutinio) e su Italicum (una bruttura tecnica e politica oggi disconosciuta da molti) ecco qualche altro contributo nel merito della de-forma renziana.
    1) Negli ultimi 15 anni ci sono state 13 modifiche di parti della Cost. Dunque non è vero che non si fosse fatto nulla. Bisogna che le cose siano fatte bene perché la Cost è di tutti.
    2) Il Parlamento che ha votato (con forzature e canguri) questa de-forma è quello che la C.Cost nel gennaio 2014 aveva dichiarato eletto con una legge in buona parte incostituzionale. In ogni caso è un Parlamento eticamente non adatto a modificare il 40% della Cost. Ricordo che in tutta Europa una così profonda revisione costituzionale è sempre stata effettuata da un Parlamento proporzionale. Nel marzo 2014 bastava lasciare lavorare il governo Letta che in 12 mesi aveva l’obiettivo di fermare lo spread, rilanciare le riforme utili e fare una nuova legge elettorale (ad es. il PD prerenziano proponeva il maggioritario a doppio turno alla francese). Ma Renzi (Enrico stai sereno..) aveva fretta..di fare il nuovista (non innovatore).
    3) C’erano alternative. Invece di avere 730 parlamentari (630 dep +100 senatori indiretti) la proposta del PD V. Chiti DIMEZZAVA i 1000 e mantenendo il senato elettivo su base regionale, ne differenziava i compiti talchè la fiducia e il bilancio sarebbero stati votati solo dalla Camera. Questa proposta è stata rilanciata recentemente dal prof.Pasquino. E in parte ricalca la proposta della N.Jotti di 30 anni fa.
    4) Aumenta il coinvolgimento popolare? Balle. D’ora in poi –art.71- le leggi di iniziativa popolare richiederebbero 150 mila firma (sinora erano 50 mila) e per quanto riguarda i futuri referendum di indirizzo –art.70- dovremmo attendere le leggi attuative (così come sono da definirsi le modalità tecniche di elezione dei consiglieri regionali e sindaci).
    5) Il nuovo senato fa risparmiare? A prescindere dalla pochezza populistica dell’approccio, nella scorsa legislatura il bilancio del Senato di 315 membri era stato di 600 milioni di cui solo 50 di indennità ai senatori. Il resto sono costi fissi che non scompaiono in due ore..E inoltre i ‘regionali’ non andranno a Roma in bicicletta..O no? (per la cronaca col boicottaggio del referendum sulle ‘trivelle’ Renzi ha volutamente sperperato 50 milioni nostri, cioè la % di 360 milioni totali riferita ai 1200 Comuni dove si è votato a giugno).
    6) Il nuovo Senato – ancorchè depotenziato e subalterno alla Camera- mantiene prerogative importanti (su UE, Stato-regioni ecc): a prescindere dalla effettiva competenza dei 74 regionali +21 sindaci (ma dove troveranno il tempo?) questi a chi risponderanno? Logicamente alle giunte regionali che li hanno eletti..
    7) La fragilità dei governi dipende solo dalla debolezza politica, non dalla Costituzione. Potrebbe perpetuarsi anche con una sola Camera…Ci sono vari esempi in Europa.

    P.S. Via via -se HP ci darà lo spazio che i media filogovernativi non ci danno- proseguirò a smontare ogni propaganda renziana faziosa così come facciamo da mesi ai banchetti per il NO e alle assemblee popolari dove incontriamo centinaia di migliaia di cittadini (molti ex elettori PD) A noi che avevamo fatto porta a porta il referendum 1974 in difesa del diritto al divorzio J.Messina ci fa un baffo.. http://www.iovotono.it
    P.S. Se vince il NO non succede nulla di clamoroso, né i ‘mercati’ se ne interesseranno. Solo si ridà dignità al prossimo Parlamento che vari una riforma mirata e condivisa. Se invece vince il Si ci saranno problemi perché la Renzi-Boschi-Verdini è comunque un gran pasticcio (basterebbe ricordare come la valutano nel merito varie esponenti-sino alla ‘puttanata’ di Cacciari).
    E in ogni caso era Renzi che diceva: Se perdo il referendum istituzionale considero fallita la mia esperienza in politica”.

    • Votiamo NO, NO e ancora NO alla deforma Costituzionale e alle leggi truffa del pd. Licenziamoli tutti e mandiamoli a casa. Stanno umiliando il PSI da glorioso e storico partito a comitato di affarucci.

  2. Il primo commento merita rispetto, il secondo un po’ meno. Ad ogni modo è fuori discussione che i socialisti che hanno votato in Parlamento la riforma e che fanno parte del governo Renzi e oltretutto che, al congresso di Salerno, hanno votato una mozione per il sì, sostengano le ragioni del sì in campagna referendaria. Poi ognuno naturalmente farà quel che ritiene giusto.

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