sabato, 10 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Inps, assegno di natalità,
premio contributivo,
adeguamento aspettativa
Pubblicato il 09-08-2016


Ecco a chi spetta
ASSEGNO DI NATALITÀ

Assegno di maternità: cos’è, a chi spetta e come fare per ottenerlo? L’assegno di maternità Comune è un contributo che l’Ente locale di residenza mette a disposizione delle mamme disoccupate. Possono in particolare beneficiare di questa agevolazione le mamme disoccupate e le casalinghe senza lavoro da un anno e mezzo, sia italiane che straniere con carta di soggiorno in regola. Per ricevere la prestazione economica è indispensabile avere un reddito Isee non superiore alla soglia stabilita ogni anno, per quest’anno non deve pertanto andare oltre i 16.955,95 euro annui. Per presentare la domanda è necessario essere residenti nel Comune presso cui si consegna la richiesta. L’importo dell’assegno di maternità Comune varia a seconda degli aggiornamenti dell’Istat, per adesso l’importo si aggira intorno ai 338,69 euro al mese fino a un massimo di cinque mesi. Per inoltrare l’istanza ci si può rivolgere a un Caf. mentre, se si vuole provvedere da soli, occorre compilare un apposito modulo e trasmetterlo in modalità telematica attraverso il sito dell’Inps tramite un Pin da richiedere anticipatamente presso gli uffici dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale. La richiesta si deve presentare nei 6 mesi successivi alla nascita del figlio, o, in caso di adozione, entro i sei mesi dalla data in cui il bambino entra a far parte del nucleo familiare. Il trattamento di maternità Comune non va confuso con l’assegno di maternità dello Stato, che invece spetta alle mamme lavoratrici e precarie. Quest’ultimo ammonta a un totale di 338,89 euro al mese per 5 mesi al massimo, ed è riservato alle mamme (ma anche ai papà) che abbiano almeno uno di questi requisiti:
aver versato almeno 3 mesi di contributi per maternità nei 9 mesi prima del parto e negli ultimi 18 mesi;
essere disoccupate o in mobilità o cassa integrazione ma aver lavorato per almeno 3 mesi, e tra il momento di perdita del lavoro e il parto non devono passare più di 9 mesi;
essere state licenziate, ma aver lavorato per almeno 3 mesi, e aver lasciato il lavoro dai 18 ai 9 mesi prima del parto;
usufruire della gestione separata, con 3 mesi di contributi versati nell’anno precedente al congedo obbligatorio.

Pensioni
SI LAVORA SU BONUS PRECOCI E ADEGUAMENTO ASPETTATIVA VITA
‘Bonus’ contributivo, di 4 o 6 mesi, per ogni anno di lavoro tra i 14 ed i 18 anni per i lavoratori precoci; ‘rallentamento’ dal 2019 dell’adeguamento automatico all’aumento dell’aspettativa di vita; ricongiunzioni gratuite per tutti i lavoratori con contribuzioni in diverse gestioni; riduzione strutturale della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione, collegati ad un investimento nell’economia reale; prestito pensionistico per l’uscita anticipata dal lavoro con oneri differenziati in funzione del motivo per cui si accede alla flessibilità. Prende forma, a quanto ha appreso e diffuso l’Adnkronos, il menù degli interventi sul fronte della previdenza che il governo è disponibile ad esaminare e al centro dei round tecnici con i sindacati, l’ultimo la scorsa settimana, in vista della legge di stabilità. Oltre al prestito pensionistico, dunque, il governo sta studiando anche il capitolo lavoratori precoci ai quali consentire il pensionamento anticipato con 41 anni di contributi: sul tavolo l’idea di un bonus contributivo di alcuni mesi (4 o 6) per ogni anno di lavoro tra i 14 ed i 18 anni. Non solo. All’attenzione dei tecnici di palazzo Chigi anche la possibilità di prevedere un ‘rallentamento’ dell’adeguamento automatico dei requisiti pensionistici all’aspettativa di vita. L’ipotesi sul tavolo prevede che dal 2019 l’aggiornamento non scatti più ogni 2 anni ma ad intervalli maggiori, fermi restando però i tetti massimi di anzianità contributiva oltre i quali i requisiti non verrebbero più adeguati. La misura sarebbe comunque, nelle intenzioni del governo, da circoscrivere a una platea di lavoratori ancora da definire. Allo studio dell’esecutivo, e oggetto del confronto con i sindacati, anche la spinosa questione delle ricongiunzioni onerose che il governo vorrebbe rendere gratuite estendendo il cumulo gratuito previsto per i lavoratori autonomi a tutti i lavoratori che hanno contributi misti in diverse gestioni. La pensione sarebbe calcolata pro-quota sommando le diverse quote di pensione calcolate in base alle norme delle diverse gestioni. Focus anche sugli esodati e su un intervento ‘definitivo’ del problema e sulla previdenza complementare per una riduzione strutturale della tassazione sui rendimenti dei fondi pensione, collegati ad un investimento nell’economia reale che rilanci le infrastrutture. Sulle pensioni in essere, invece, l’ipotesi del governo è quella di studiare l’equiparazione della no tax area di tutti i pensionati a prescindere dall’età, al livello di quella dei dipendenti e dei relativi aumenti delle detrazioni fiscali per lavoro dipendente realizzate dal Governo Letta. Il ‘clima’ tra governo e sindacati, comunque, appare positivo e di collaborazione, come hanno riferito gli stessi sindacati al termine dell’ultimo incontro anche se al momento, l’esecutivo non ha ancora presentato nessun calcolo sull’impatto finanziario degli interventi e le disponibilità. E non sembrerebbe neppure escluso che per la fine del mese possa essere convocato un nuovo round, più politico, con cui cominciare a misurare le distanze tra le parti nella trattativa.
Voucher – Nel periodo gennaio-maggio 2016 sono stati venduti 56,7 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto ai primi cinque mesi del 2015, pari al 43,0%. Lo rileva l’Inps, sottolineando che nello stesso periodo del 2015 la crescita dell’utilizzo dei voucher, rispetto al 2014, era stata pari al 75,2%.
Acquisti centralizzati per tutta la P.A. – Arriva l’obbligo per gli enti locali di ricorrere ai “soggetti aggregatori” (città metropolitane, province, centrali regionali e Consip) per l’acquisto di cinque nuove categorie di servizi: pulizia, vigilanza, guardiania, manutenzione e facility management degli immobili. La novità scatta a decorrere dal 9 agosto e riguarda una spesa annua che attualmente ammonta a 3 miliardi di euro e che diventa ora aggredibile.

Premi produttività
13.543 CONTRATTI DEPOSITATI
Sono 13.543 i contratti aziendali e territoriali depositati redatti secondo le norme per la tassazione agevolata dei premi di produttività e delle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili di impresa. Lo comunica il ministero del lavoro in una nota. Alla data del 15 luglio 2016, termine ultimo per effettuare l’invio dei modelli relativi agli accordi sottoscritti nel 2015, a tanto ammontano le dichiarazioni di conformità, redatte secondo l’articolo 5 del decreto in merito, di cui 10.547 si riferiscono a contratti sottoscritti nel 2015. Dei 13.543 contratti depositati, 10.574 si propongono di raggiungere obiettivi di produttività, 7.907 di redditività, 6.121 di qualità. Per quanto riguarda le misure prefigurate dagli accordi depositati: 1.351 prevedono forme di coinvolgimento paritetico dei lavoratori (in questo caso il limite delle somme erogabili con tassazione agevolata sale da 2.000 a 2.500 Euro lordi) e 2.290 prevedono misure di welfare aziendale (in questo caso, le somme relative sono completamente detassate).E’ la Lombardia a guidare la classifica delle regioni a maggior numero di accordo aziendali e territoriali nel 2015 con 3.100 dichiarazioni. Segue l’Emilia Romagna con 1.905 dichiarazioni e il Veneto con 1.282 domande. Al quarto posto invece il Piemonte con 953 e al quinto la Toscana con 828 richieste. Il decreto, ricorda la nota del Welfare prevede una tassazione agevolata, con imposta sostitutiva del 10%, per i premi di risultato e per le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, entro il limite di 2.000 euro lordi (che sale a 2.500 euro per le aziende che ‘coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro’) in favore di lavoratori con redditi da lavoro dipendente fino a 50mila euro. Il provvedimento disciplina anche i criteri di misurazione degli incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione ai quali i contratti aziendali o territoriali legano la corresponsione di premi di risultato di ammontare variabile nonché i criteri di individuazione delle somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa. Sempre il decreto disciplina, inoltre, gli strumenti e le modalità attraverso cui le aziende realizzano il coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro e l’erogazione, tramite voucher, di beni, prestazioni e servizi di welfare aziendale (come, ad esempio, servizi di educazione e istruzione per i figli, o di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti, ecc.).Questi ultimi benefit sono esclusi dal reddito di lavoro dipendente. Per questo, l’eventuale scelta del lavoratore di convertire i premi di risultato agevolati nei benefit ricompresi nel “welfare aziendale” consente di detassare completamente il loro valore, non più soggetto neppure all’imposta sostitutiva del 10 per cento.

Carlo Pareto

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento