venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps. Sgravi per l’Edilizia nel 2016 e novità sul ‘Pacchetto pensioni’
Pubblicato il 31-08-2016


Inps

RIDUZIONE CONTRIBUTIVA NEL SETTORE DELL’EDILIZIA PER L’ANNO 2016

E’ previsto dall’articolo 29 del decreto legge 23 giugno 1995 n. 244 e dalle sue successive integrazioni, che entro il 31 luglio di ogni anno il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali confermi o ridetermini la misura dello sgravio contributivo nel settore dell’edilizia, mediante decreto assunto di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze. La normativa prevede, che decorsi 30 giorni dal 31 luglio e sino all’adozione del decreto si applichi la riduzione già determinata per l’anno precedente, salvo conguaglio.

Poiché nel periodo suddetto il decreto non è intervenuto, dal 1° settembre 2016 le aziende possono inoltrare l’istanza per accedere al beneficio nella misura fissata per il 2015, pari al 11,50%.
Il Messaggio n. 3358 del 10 agosto 2016 ricorda che hanno diritto all’agevolazione contributiva i datori di lavoro classificati nel settore industria con determinati codici statistici contributivi e ne sono escluse le attività edili che curano le opere di installazione di impianti elettrici, idraulici e altri lavori simili, contraddistinte da codici non autorizzati. Lo sgravio fiscale è applicabile per i periodi di paga da gennaio a dicembre 2016. Le domande finalizzate all’applicazione della riduzione contributiva nel settore dell’edilizia relativamente all’anno 2016 devono essere inviate esclusivamente in via telematica avvalendosi del modulo “
Rid-Edil”, disponibile all’interno del cassetto previdenziale aziende, nella sezione “comunicazioni on-line”, funzionalità “invio nuova comunicazione”.

Ammortizzatori in deroga settore pesca

LIQUIDAZIONE ISTANZE RIFERITE A PERIODI DI COMPETENZA 2015

La Legge di Stabilità 2016 ha previsto, che nell’ambito delle risorse del Fondo sociale per l’occupazione e formazione, è assegnata la somma di 18 milioni di euro al finanziamento della cassa integrazione guadagni in deroga per il settore pesca. Il decreto interministeriale n. 1600069 del 5 agosto 2016 ha disposto l’assegnazione della suddetta somma al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, tenendo conto, fino ad esaurimento delle risorse assegnate, delle istanze riferite alla annualità 2015 e presentate entro e non oltre il 25 gennaio 2016. Con il Messaggio n. 3357 del 10 agosto 2016 l’Inps ha fornito ulteriori chiarimenti relativi ai presupposti della prestazione. l’Istituto procederà alla liquidazione delle istanze riferite al 2015 secondo le indicazioni e le disposizioni fornite con la precedente comunicazione interna (Msg n. 5313 del 13 agosto 2015). Per l’annualità 2016, saranno con una successiva circolare, diramate ulteriori indicazioni.

Intervento pensioni

POTREBBERO SERVIRE DA 2 A 2,6 MLD

L’intervento per riconoscere uno scivolo ai precoci, cioè a coloro che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni, avrebbe costi stimati che oscillano tra 1,2 e 1,8 miliardi a regime (dopo i 10 anni). Questa è una delle possibili voci del ‘pacchetto pensioni’.

Il riconoscimento di un bonus di 4 mesi per ogni anno di contribuzione prima dei 18 anni di età (a partire da 14) avrebbe infatti un valore tra 1,5 e 1,8 miliardi, sempre a regime. Riducendo il bonus a 3 mesi si andrebbe da 1,2 a 1,4 miliardi. Sarebbe di 60-67mila la platea annua degli interessati.

Raddoppiare la platea dei pensionati a cui riconoscere la quattordicesima costerebbe invece 800 milioni l’anno. Secondo quanto si apprende sarebbe questa la cifra per portare i beneficiari da 1,2 milioni a 2,4 milioni di persone (over64). Anche questa ipotesi fa parte del ‘pacchetto pensioni’ insieme ad altre iniziative. L’obiettivo sarebbe quello di accrescere il potere d’acquisto dei pensionati con assegni bassi.

La cosiddetta ricongiunzione gratuita, cioè mettere in fila i contributi versati per la pensione in diverse gestioni, costerebbe 500 milioni a regime (dopo i 10 anni). La cifra stimata, secondo quanto si apprende, includerebbe anche il riscatto della laurea (senza la spesa si abbasserebbe a 440 milioni). Nel primo anno di attivazione il costo sarebbe pari a 87 milioni di euro.

Il costo dell’Ape, l’anticipo pensionistico tramite prestito, varierebbe tra i 600 e i 700 milioni di euro, una spesa destinata soprattutto a coprire le detrazioni per le categorie più svantaggiare, come i disoccupati. E’ quanto è trapelato sulle cifre stimate per intervenire sulle pensioni, rendendo flessibile l’uscita. Circa 50 milioni di euro sul totale servirebbero a finanziare la gestione dell’operazione Ape, la cui regia sarebbe affidata all’Inps.

Favorire inoltre il pensionamento di chi ha svolto lavori usuranti determinerebbe una spesa di 72 milioni di euro a regime (20 milioni il primo anno), nell’ipotesi che fa leva sull’adeguamento alla speranza di vita. In base alle voci al riguardo circolate è questo il budget per dare seguito a una delle possibili voci del ‘pacchetto pensioni’.

Rinnovi P.A.

SERVONO 7 MLD IN TRE ANNI

In vista della stagione autunnale, torna a scaldarsi la partita del rinnovo contrattuale per i circa 3,2 milioni di dipendenti pubblici, bloccato da sette anni. Pur tra la tagliola dell’equilibrio dei conti pubblici e la scure della ‘non crescita’, per un rinnovo triennale servono a regime 7 miliardi di euro: ”questa è la cifra che il Governo deve mettere sul piatto della bilancia, diversamente sarebbe ragionare sul nulla” ha avvertito Nicola Turco, segretario generale Uilpa. D’altra parte i dipendenti pubblici scontano un arretramento salariale che non ha uguali, ha osservato Maurizio Bernava, segretario confederale della Cisl, ”pur con forti differenze tra i vari comparti, ogni lavoratore pubblico ha perso dal 2008 una media di 2.500 euro lordi l’anno, pari a 150 euro netti al mese, circa 220-230 euro lordi”. ”Che le risorse, a legislazione vigente, ci siano non è un mistero – ha proseguito Turco – lo ribadiamo: agire sulla politica dei bonus, sulle consulenze esterne nella P.A., sulla reinternalizzazione dei servizi, sul sistema degli appalti e degli acquisti e restituire anche ai lavoratori il frutto del lavoro compiuto con la lotta all’evasione fiscale”. E le notizie sulla frenata del Pil non “possono fare da apripista – ha sottolineato Uilpa – a nuove fumate nere sulla disponibilità delle risorse necessarie alla ripresa della contrattazione, perché ciò genererebbe una frattura insanabile, rendendo inevitabile l’apertura di un grave conflitto, che nessuno vuole in quanto dannoso per tutti, a iniziare dalla funzionalità del servizio pubblico e dalle esigenze della collettività”. ”Il pubblico impiego è l’unico settore che ha subito dal 2008 un arretramento salariale, pari a una media del 13-15% in busta paga. E’ la prima volta che accade” ha detto Bernava, responsabile Cisl del pubblico impiego, convinto che ”sarebbe un grave errore bloccare i contratti a vita. Al contrario, il governo deve fare uno sforzo sulle risorse, i 300 milioni messi sul piatto sono pochissimi, a fronte dell’introduzione di tutti gli elementi di innovazione contrattuale. Nessuno qui vuole aumenti a pioggia”. In vista della ripresa del confronto con l’Aran, previsto per la prima decade di settembre, dopo le ‘aperture’ da parte del governo, ”un segnale diverso sarebbe importantissimo – ha concluso Bernava – anche sul piano della spinta ai consumi”. Intanto, l’associazione dei consumatori Codacons ha annunciato una classaction per compensare il mancato adeguamento economico subito dai 3,2 milioni di dipendenti pubblici: 10.400 euro a testa, per il periodo tra il 1 gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, ”oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori” ha argomentato annunciando il ricorso collettivo al Tar del Lazio, e ricordando la sentenza n. 178 del 24 giugno 2015 della Corte Costituzionale sull’illegittimità del regime di blocco del rinnovo della contrattazione collettiva per il personale pubblico dipendente (Legge n. 122/2010). Illegittimità limitata però al periodo successivo alla pubblicazione della sentenza stessa, ossia dal 30 luglio 2015. “A distanza di oltre un anno dall’esecutività della sentenza, nulla è stato fatto – ha denunciato il Codacons – e milioni di pubblici dipendenti attendono ancora il rinnovo del contratto”.

Unioncamere – Infocamere

2.500 ARTGIANE IN PIU’ SECONDO TRIMESTRE

Oltre 2.500 imprese artigiane in più in Italia nel secondo trimestre dell’anno: tra aprile e giugno lo stock delle imprese è aumentato di 2.520 unità, pari ad un tasso di crescita dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e in miglioramento rispetto al corrispondente periodo degli ultimi tre anni. A fronte di questo risultato, il secondo trimestre del 2016 si segnala, però, come quello meno brillante in assoluto per numero di imprese nate (22.677) negli ultimi dieci anni.

Solo il concomitante ‘record’ delle minori cancellazioni del decennio (20.157) ha reso possibile il saldo positivo, un dato che fa sperare nel proseguimento della ricostruzione del tessuto imprenditoriale artigiano. Questi i dati salienti dell’analisi di Unioncamere e InfoCamere condotta sulla base dei dati del registro delle imprese delle Camere di commercio, relativamente alle imprese artigiane nel secondo trimestre dell’anno.

Carlo Pareto

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