lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Iran. Oltre 300 persone giustiziate quest’anno
Pubblicato il 05-08-2016


penadimorteMentre a Roma l’associazione Nessuno tocchi Caino presentava il Rapporto 2016 sulla pena di morte nel mondo che conferma una tendenza abolizionista positiva in atto da oltre 15 anni, dall’Iran arrivavano conferme di una nuova sfida alle convenzioni internazionali e all’umana pietà: un adolescente messo a morte e un altro sul cui capo sarebbe già pronto un cappio se non ci fosse la pressione dell’opinione pubblica.

Che il boia in Iran non conosca pause, lo testimoniano le oltre 300 persone ‘giustiziate’ quest’anno; ma il già aberrante conteggio che fa del paese di Hassan Rouhani un ‘campione’ della pena di morte, si fa ancor più orrendo di fronte all’esecuzione di un ragazzo. Come Hassan Afshar, 19 anni, impiccato il 18 luglio scorso come avrebbero scoperto i ricercatori di Amnesty International. Il quinto giovane iraniano messo a morte nel 2016. Oltre le cifre, ci sono le vite spezzate di ragazzi, le loro storie giudiziarie spesso contraddistinte da procedure non eque, confessioni estorte, tutele legali negate.

I due casi di questi ultimi giorni sono anche probabilmente legati alla criminalizzazione dei rapporti sessuali consenzienti tra uomini in Iran. Hassan, arrestato a 17 anni quando era uno studente liceale, è stato condannato a morte in appena due mesi per il reato di “lavat­e be onf” (sodomia) e a nulla è valso il sostenere che gli atti sessuali erano consensuali. Stesso reato a cui si aggiunge anche l’omicidio per Alireza Tajiki: lui ne aveva 16 di anni quando nell’aprile 2013 è stato condannato a morte sulla base di una confessione ottenuta sotto tortura. La sua esecuzione avrebbe dovuto avvenire il 3 agosto, ma è stata rinviata a causa della pressione pubblica.

La nuova brusca accelerazione di esecuzioni di adolescenti è certamente un pessimo segnale per i 160 giovani ‘dead men walking’ rinchiusi nelle carceri per reati commessi quando avevano meno di 18 anni. Per uno di loro presto potrebbe aprirsi la cella e non certo per riconquistare una libertà perduta.

Massimo Persotti

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