sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La famiglia di Milky,
un cane e l’amore
come un paio di jeans
Pubblicato il 24-08-2016


famiglia milky“La famiglia di Milky” è la storia di un cane dal pelo bianco color latte (il ‘milk’ in inglese incluso nel suo nome), candido e innocente come la sua tenerezza ed apparente innocuità, e dei suoi due padroncini: i fratelli Justin (Logan Dondanville) e la maggiore Amanda (Alana Baer). Quando i genitori si separano e la madre prova a ricostruirsi una vita e ad uscire con altri uomini, il loro obiettivo è impedire alla loro mamma di trovare un nuovo compagno e, soprattutto, far sì che nessuno di loro arrivi al secondo appuntamento. Oltre che rimettere insieme i loro genitori. Chiedono persino aiuto alla loro compagna Violet Sanders, la migliore sabotatrice di tutti i tempi. Ma quando anche il suo sostegno e supporto non bastano, in loro soccorso arriva l’unica arma più potente che abbiano veramente a disposizione: Milky, perché se il cane di una donna non piace all’uomo con cui esce, quest’ultimo non potrà mai avere una storia con lei; in lui sono riposte tutte le loro speranze di far fuori un ex della mamma che è tornato all’attacco e di cui la madre è ancora invaghita. Si tratta, in realtà, di un ladruncolo delinquentello che, guidato dalla madre che ne ha abbastanza di averlo al carico a casa da nullafacente e che lo considera un fallito e uno stupido (finendo per abbandonarlo), vuole in realtà impossessarsi della lotteria vinta casualmente dalla famiglia di Milky(per venire al titolo); questa, così, si trova doppiamente in pericolo: minata negli affetti e nelle proprietà (ma la vera ricchezza, scopriranno i protagonisti, è l’amore dei proprio cari). Per la regia di Paul Rocha, il film rivista i cliché sui film con i cani, e con le piccole pesti di figli che cercano di ricongiungere genitori separati, che ne combineranno di tutti i colori. Apparentemente nulla di nuovo od originale, dunque; si regge sulla filosofia che “l’amore è come un paio di jeans: non passa mai di moda”. Per far trionfare l’amore e il colore bianco del matrimonio, che poi è quello di Milky, però, occorrerà superare tante difficoltà: almeno altrettante quanti i dispetti attuati da Justin e Amanda.
Tuttavia, la parte migliore è quella finale, in cui la regia ha una trovata valida: quando il film sembra finito, la famiglia è ricongiunta, l’inganno dell’ex scoperto, giustizia fatta, tutti e quattro sono di nuovo insieme, i coniugi camminano di nuovo mano nella mano indossando jeans non a caso, l’happy end è stabilito, tutto è andato per il meglio per la serie “tutto è bene quel che finisce bene”, il film si riapre; dopo la conclusione data per scontata e certa, le scene erano state persino interrotte e i titoli di coda avviati già, invece ripartono le inquadrature per nuove battute esilaranti e preziose a significare che tutto può sempre succedere, quando tutto sembra perduto così non è e può ricominciare, la vita può sempre sorprenderci. Perché, in fondo, è come una giostra con i suoi alti e bassi, straordinaria, a volte rischiosa e pericolosa in cui ci si spaventa o si rischia e si è in serio pericolo, ma che si è sempre pronti a vivere, da cui non si scenderebbe mai; o, se si scende perché la corsa è finita, si è sempre pronti a ripartire, più forti (e uniti si dovrebbe dire con il film) di prima. Infatti si ritrovano i ragazzi su una giostra al luna park con il padre. La vita non è un biglietto di sola andata, ma come tante corse e coincidenze verso una sola meta: l’amore; un viaggio (con diverse tappe ed esperienze da affrontare) che richiede la capacità di sapersi aprire e rischiare, di mettersi in gioco, ma soprattutto una tenuta comoda come i jeans, e non una giacca elegante rubata, indossata solo per fare presa su una ex fidanzata del liceo da adolescenti. Perché nessuno può mai indossare i panni di un altro, neppure mettendo gli stessi abiti e con i suoi vestiti e non i propri. Certo, è vero che “l’abito non fa il monaco”, ma di certo connota l’individuo ed è simbolico della sua personalità. L’empatia tra due persone, su cui si regge un rapporto di coppia, non si inventa: o c’è o no; è come quella con un cane: se sei nelle sue simpatie o meno è questione di puro istinto.Così come non esiste migliore arma di difesa che l’affetto di chi ci vuole bene, pronto a tutto pur di proteggerci; e non c’è cassaforte più sicura che il cuore di chi ci ama per riporre i nostri sentimenti, che non svaniscono mai anche se possono allontanarsi momentaneamente.
L’apparenza inganna e l’amore è cieco, si dice, ma Milky e i suoi padroncini Amanda e Justin ci vedono benissimo e sanno distinguere perfettamente dove sono la menzogna e l’inganno e dove l’amore vero. Una commedia in cui questo insegnamento viene gridato forte, o forse dovremmo dire abbaiato con Milky, che mette in fuga tutti tranne che le persone giuste: perché l’amore lo si può rincorrere o evitare quanto si vuole, ma non gli si può sfuggire e prima o poi ritorna in maniera ‘prepotente’ nella nostra vita. Insomma è proprio il caso di dire che “L’amore non va in vacanza”, citando e parafrasando il film del 2006 della regista Nancy Meyers con Cameron Diaz, Kate Winslet, Jude Law e Jack Black.

Barbara Conti

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