mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

La Libia contro l’Isis:
oltre ai raid anche il petrolio
Pubblicato il 04-08-2016


Libia-PetrolioIl nuovo Governo di Unità Nazionale, guidato da Fayez al Sarraj, sta cercando di muovere i primi passi verso la stabilità. Una delle priorità individuate dall’esecutivo è il ripristino delle attività produttive e di export del petrolio. Il 31 luglio, la Presidenza del Consiglio ha annunciato la riapertura incondizionata dei porti orientali: Zuetina, Ras Lanuf ed Es Sider. Dal 2013, questi erano chiusi, controllati da Ibrahim Jadhran, leader di una milizia locale chiamata Petroleum Facilities Guards. Mustafa Sanalla, Presidente della compagnia petrolifera nazionale (NOC) ha confermato la notizia con entusiasmo. Ras Lanuf ed Es Sider sono fondamentali per l’economia libica: hanno da soli una capacità di esportazione di 670.000 barili di petrolio al giorno.

Tuttavia, al momento, entrambi risultano pesantemente danneggiati e la loro capacità non dovrebbe superare i 100.000 barili al giorno. Il Governo di Unità Nazionale, proprio per questo motivo, ha stanziato dei fondi per riparare i danni e rimettere questi due terminal completamente in funzione. Sanalla ha dichiarato che i lavori avranno inizio e termineranno il prima possibile. Il leader della NOC, inoltre, ha fissato il prossimo obiettivo: la riapertura di due dei giacimenti più grandi di tutta la Libia, El Sharara ed El Feel, situati nel bacino di Murzuk. Con la produzione che riparte, sarebbe più facile per il nuovo governo fronteggiare le numerose sfide che lo aspettano. Sicuramente, con maggiori entrate, Sarraj potrebbe fornire un equipaggiamento adeguato ai soldati che stanno combattendo lo Stato Islamico, dotato per ora di armamenti e addestramento migliori. In un paese così dipendente dalle sue risorse energetiche, il livello di produzione degli idrocarburi è un elemento chiave per comprendere le dinamiche nazionali. La maggior parte delle entrate pubbliche in Libia è costituita dall’esportazione di gas naturale e petrolio. Il Prodotto Interno Lordo nazionale è sempre stato strettamente legato alla capacità di estrarre, raffinare ed esportare. Secondo l’OPEC, gli idrocarburi costituiscono circa il 60% del PIL e il 90% delle entrate derivanti dall’esportazione.

A partire dal 2012, il settore energetico è stato preso di mira da minoranze etniche, fazioni armate, milizie e gruppi terroristici. Questi attori hanno operato diversi sabotaggi, danneggiamenti, scioperi e occupazioni, nel tentativo di bloccare la produzione e indebolire lo stato. Nel 2014 il paese si era diviso in due, una parte controllata dal Parlamento di Tripoli guidato dagli islamisti, l’altra parte allineata con le nuove istituzioni insediate a Tobruk. A questo si è aggiunta la minaccia del terrorismo e un numero elevato di milizie armate non inserite nell’esercito. La Libia si è trovata in una situazione di estrema difficoltà, senza poter utilizzare al meglio la sua risorsa più importante: il settore energetico. Senza le entrate derivanti dal petrolio, infatti, la Libia non può essere in grado di garantire i servizi, pagare i salari, sostenere una spesa militare adeguata. Nel 2010, prima della rivoluzione, la produzione era di 1.480.000 barili di petrolio al giorno, nel novembre dello scorso anno si pensa questa non potesse superare i 350.000 barili al giorno. Intanto, il primo agosto, il Governo di Unità Nazionale ha annunciato anche l’inizio dei raid aerei americani contro le postazioni dei terroristi a Sirte. Si tratta della prima richiesta di supporto militare ufficializzata dall’esecutivo di Sarraj, l’Italia è stata informata ed ha espresso il suo consenso all’iniziativa.

Le incursioni aeree dovrebbero facilitare l’avanzata territoriale dell’esercito, impegnato in un confronto reso complicato dalle tecniche di conflitto utilizzate dagli uomini del Califfato. La presenza dello Stato Islamico a Sirte continua a minacciare il bacino energetico più importante della nazione. Il supporto USA aiuterà la Libia a combattere nel migliore dei modi il terrorismo, mantenere livelli elevati di produzione sarà un passo necessario per sconfiggere completamente il nemico, riunificare e far ripartire il paese.

Lorenzo Siggillino

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