sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lettera aperta di fine estate
ai socialisti
Pubblicato il 29-08-2016


Parlerò sottovoce di politica, dopo aver passato giorni nei comuni colpiti dal terremoto. E lo dico fin d’ora: siamo un partito piccolo ma abbiamo a cuore la dignità delle persone. Da sempre. I fondi che raccoglieremo durante la Festa dell’Avanti li devolveremo alle popolazioni ferite dal sisma.

In estate, è risaputo, il dibattito politico anziché placarsi si aggroviglia. In agosto si è acceso sui limiti della ripresa economica ma sono stati referendum e legge elettorale a tenere banco. Con due costanti e una novità: il groviglio inestricabile in cui sono precipitati PD e centrodestra; l’aumento dei consensi alla modifica dell’Italicum. Facciamo il punto.
La linea di confine è stata tracciata sul referendum costituzionale. Ma, non ho dubbi, saranno le misure economiche e la legge di stabilità a segnare la vera frontiera. Per questo motivo, sia in una nota inviata al Presidente del Consiglio che in incontri avuti con il sottosegretario Nannicini abbiamo ribadito tre punti. Li ricordo.
1. Un PIANO CASA da 75000 alloggi di edilizia residenziale pubblica per far fronte alla pressione abitativa dovuta a lunghe liste di attesa e all’impoverimento della nostra classe media.
2. Un INVESTIMENTO STRAORDINARIO PER STUDENTI MERITEVOLI E IN CONDIZIONE DI BISOGNO. Gli iscritti universitari, soprattutto nel Mezzogiorno, sono caduti in modo preoccupante, spesso per la fragilità economica delle famiglie da cui provengono. O mettiamo un freno a questa pena o rischiamo di perdere talento e creatività. L’Italia non può permetterselo.
3. AUMENTO DELLE PENSIONI PIÙ BASSE (fino a 1000 Euro) da finanziare intanto con un maggior prelievo fiscale sul gioco d’azzardo (vale 100 miliardi!). Sul punto non c’è pieno accordo. Alcuni membri del governo ritengono il tema ‘pensioni’ secondario. Il PSI ritiene che non sia affatto marginale. Una ragione in più per difenderlo.
Naturalmente le nostre priorità non escludono il resto, né il lavoro in corso per ridurre la pressione fiscale e tantomeno le politiche per incentivare occupazione.
Una buona ed equa legge di stabilità vale più di ogni referendum.

A proposito di referendum. Conosco cosa pensa una parte di noi. C’è chi dissente nel merito e c’è chi non ama Renzi e vorrebbe utilizzare il referendum per fini politici, in nulla differente dai massimi esponenti del fronte del NO. Bisogna sapere che le proposte avanzate nel decennio precedente da D’Alema, Berlusconi, Fini e Bossi non escludevano affatto il superamento del bicameralismo paritario e, quanto ai poteri da conferire al premier, erano di manica ben più larga. Rileggersi gli atti della Commissione Bossi, della Bicamerale e della riforma del centrodestra del 2005. E non mi soffermo sulle nostre idee al centro della Conferenza di Rimini, nel 1982. Sono troppo note per essere ricordate.
Il partito ha fissato nel Congresso di Salerno la sua posizione: votiamo SI anche se alcuni punti li avremmo scritti in modo diverso ma superamento del bicameralismo paritario, revisione dei rapporti tra Stato e Regioni, referendum propositivo e limitazione alla decretazione d’urgenza appaiono convincenti; naturalmente non mettiamo alla berlina chi non la pensa come noi.
Non c’è dubbio alcuno che il risultato referendario abbia conseguenze politiche. Ha sbagliato chi ne ha fatto una sorta di giudizio divino, sbaglia chi ne sottovaluta l’esito. Gli effetti? Almeno due. Probabile crisi governativa con un bel punto interrogativo per il dopo. Non lo auguro a nessuno salvo che si tifi per Grillo. Auguri. Infine, se vince il NO temo che il processo di revisione istituzionale subisca un deciso stop. Chi potrebbe avventurarsi, dopo i fallimenti negli anni passati, su questa strada? E con quale maggioranza se chi sostiene il NO è unito solo nella negazione ma ha idee profondamente diverse sul futuro della Carta? Dico senza fraintendimenti come la penso: abbiamo una buona costituzione quanto a valori e principi ispiratori della nostra comunità ma nella complessità della globalizzazione si sta con istituzioni più snelle, più stabili, più efficaci, con un CSM non partiticizzato, con città metropolitane autorevoli, con un numero minore di enti che insistono sul territorio. È questa la ragione più convincente per rilanciare il tema dell’ASSEMBLEA COSTITUENTE, l’atto con cui deve iniziare la prossima legislatura per portare a compimento il percorso delle riforme. Se Parisi convincerà il suo partito e i suoi alleati, ai voti socialisti si sommerà un bel pacchetto di mischia.

Per parlare concretamente di modifica alla legge elettorale dovremo aspettare le decisioni della Corte, il 4 ottobre. Da gennaio giace un disegno di legge socialista perché sia la coalizione vincente a godere del premio di maggioranza. L’abbiamo scritto da soli. Le voci a sostegno erano innumerevoli ma nessuno ha firmato la modifica.
Vedo una ragione sopra le altre per superare l’Italicum, la stessa detta dal presidente Napolitano. L’Italicum nacque nella considerazione, sbagliata, che il Paese stesse avviandosi su un cammino bipolare. Ma il sistema si è rivelato stabilmente organizzato su tre poli. Il rischio, allora: al ballottaggio non solo può andare una forza politica rappresentativa di un quarto degli elettori ma quella forza può anche fare cappotto. Avremmo la stabilità ma butteremmo a mare la rappresentanza dei cittadini. Un pessimo affare cui da un anno, proprio dal palco della Festa Avanti 2015, cerchiamo di porre rimedio. Facemmo un errore a votarla? Presentammo alcuni emendamenti, in parte accettati (parità di genere, innalzamento della soglia per godere del premio di maggioranza) in parte respinti, esprimemmo il nostro si in quanto maggioranza dopo aver lottato per cambiarne alcune parti. Oggi stiamo girando l’Italia per convincere gli italiani della bontà della nostra posizione. Ci aiuta la storia. Infatti, sono almeno tre i casi di leggi elettorali pensate dalla maggioranza per vincere e rivelatesi del tutto inattendibili: la Legge Acerbo (1923) sostenuta dalla maggioranza liberale e goduta solo dai fascisti; il Mattarellum (1993/94) promosso da Martinazzoli e Segni e goduto da Berlusconi; la riforma Calderoli (2005) che consentì a Prodi il ritorno a Palazzo Chigi l’anno dopo.

La ripresa autunnale dovrà vederci alla testa di due campagne.
Questa Europa non entusiasma nessuno. È arida. Germanocentrica. Consuma i suoi lavori attorno al criterio dell’unanimità. Ma soprattutto, ed è questo il nodo, si avvale di trattati obsoleti che andrebbero profondamente rivisti. Dai primissimi anni ’90 è passato un secolo. La sfida immediata sono gli Eurobond e un Ministro del Tesoro dell’Unione. E naturalmente un radicale cambiamento del Trattato di Dublino. Le migrazioni non cesseranno e lo stato di salute di troppi paesi nordafricani richiederà tempo per consentire alla cooperazione internazionale interventi decisivi a trattenere nelle loro terre i migranti. Coltivare la nostra identità, figlia di libertà e uguaglianza, non piegarsi a un buonismo peloso che spesso rinnega i nostri valori, consentire ai profughi la conoscenza della nostra lingua e della nostra cultura, inserirli anche grazie a lavori socialmente utili a vantaggio della comunità che li ospita, chiudere le porte ai clandestini sono i cardini della nostra politica.

Ma da soli non incidiamo abbastanza. Riprendo un tema caro al congresso: a sinistra c’è posto. Non nella sinistra radicale, spazzata via dal voto grillino. C’è spazio nella formazione di una “sinistra umanitaria” che coniughi etica della responsabilità, valorizzazione dei diritti civili di terza generazione e fondazione di un welfare più equo. La sinistra dei doveri e dei diritti, insomma. Mazziniana e turatiana.
Siamo al lavoro per questo obiettivo: con il coinvolgimento di nuove forze nella vita del partito, con i comitati referendari per il SI aperti a radicali e liberaldemocratici, con la formazione di un pacchetto di mischia più forte al Senato, con la preparazione di una ‘Rimini 2’ che, a 35 anni di distanza dalla prima, coinvolga la cultura e la politica riformista sotto lo stesso tetto.
La Festa Nazionale dell’Avanti ( Roma 15/17 settembre ) sarà l’occasione per mettere a fuoco il disegno. Che va allargato agli apolidi – penso a sindaci di città importanti, a liste civiche democratiche, agli ‘arancioni’ – e alle associazioni. Non sarà camminata di palagio ma è un cammino che vale la pena intraprendere soprattutto ora che l’utopia socialdemocratica è ovunque in crisi.
Un tempo era la destra il nemico, oggi lo sono ancor più i tanti populismi che si affacciano a sinistra.
Un tempo tutto era definito con precisione: stato nazionale, abbondanza di risorse pubbliche, certezza di un lavoro fino alla pensione, stato sociale. Il mercato globale ha spazzato ogni certezza, come nel passaggio ottocentesco alla fase industriale saltarono consuetudini e sistemi secolari.
L’agenda è cambiata con il cambiamento profondo delle società: lavoro flessibile, autostrade della conoscenza (Amazon, eBay…), mercatizzazione economica, migrazioni di massa, addirittura nuovi linguaggi.
Ai socialisti europei non si richiede solo adattabilità riformista ma una sorta di ritorno alle origini. Dalla parte di chi ha di meno.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. L’articolo esprime una posizione politica in alcuni punti condivisibile specialmente quello della costruzione di un partito a sinistra che chiami “sinistra umanitaria” su questo aprirei una discussione. L’altro punto che mi sta a cuore è quello sulle eventuali riforme costituzionali: non avrei portato il “nostro” partito sulle posizioni del si perché in questo modo si è creata una spaccatura e molti compagni tra cui il sottoscritto si sono indispettiti e ricucire sarà “doloroso”. Spostarsi, adesso, tout court sulle posizioni di Parisi, a mio avviso, è un altro errore; la proposta ha un solo “evidente” pregio quello di dare la parola al popolo italiano attraverso una legge elettorale proporzionale che si è voluta eliminare sotto la spinta dei cattocomunisti che vogliono “papparsi” il paese e tutte le loro pseudoriforme non sono altro che la distruzione della democrazia parlamentare rappresentativa. Distruzione voluta dagli USA o dalle forze economiche le stesse che vogliono il TTIP. Ancora ritengo che c’è tempo per non distruggere quel piccolo patrimonio di Socialisti in circolazione altrimenti questo paese tornerà ad essere una “entità geografica” secondo Metternich. Forse è il caso che vi rileggeste gli ultimi scritti di Benedetto Craxi detto Bettino.

  2. Editoriale molto tecnico, va benissimo anche se secondo me mancano alcuni passaggi fondamentali, il segretario non scrive i motivi per cui il Psi ha votato il Job-act, la buona scuola, e perché ha scelto per il referendum la parte del si, ci possiamo domandare: dimenticanze per non aprire un dibattito o dimenticanze perché il mosaico all’interno del partito è già chiaro e trasparente?
    E a proposito di partito, credo che nell’articolo manchi pure qualcosa proprio su di esso, innanzitutto la salute sia politica che elettorale, altre argomentazioni che riguardano i vari strappi con i fuoriusciti verso il Pd, e quelli di risorgimento, la situazione interna nei riguardi di area socialista. Forse credo che sarebbe stato necessario un chiarimento di fine estate anche per dare al popolo socialista uno schema più chiaro sulla vita del partito.
    Noto, senza far polemica, ma da craxiano mi è dovuto, che questa volta anche il segretario cita con orgoglio la conferenza programmatica di Rimini, credo che fosse da diversi articoli o editoriali o articoli di fondo o pezzi giornalistici che non venisse ricordata o trattata l’era craxiana. Approfitto anche per un fuori tema, proprio su certi editoriali, e sottolineo interessanti, il segretario si firma Gavroche, (lo si scopre nell’editoriale “la storia continua”), certo si fa scoprire volutamente, e credo sinceramente da craxiano, che ha scelto lo pseudonimo in modo accurato e gli calza a pennello, stante il fatto che l’attuale dirigenza Psi somiglia in modo impressionante alla famiglia Thenardier.

  3. Il PIANO CASA (75 mila alloggi) sembrerebbe una follia in questo stato dell’economia, e invece è un modo serio ed efficace per andare incontro al bisogno di rilanciare i consumi appunto implementando l’edilizia, che è il classico argine alla stagnazione dilagante, poichè’incremento edilizio significa spinta alle più diffuse filiere produtive e ai più vari settori occupazionali.
    Ho in mente un altro campo, ancor più vasto, ed è il PIANO TERRITORIALE NAZIONALE e riguarderebbe il ptrimonio ambientale e antropologico: paesaggio naturale e storico. A farsene carico sarebbe il potere pubblico e i singoli privati della comunità interna e internazionale. Immagino una grande sottoscrizione e un prestito a molto lunga scadenza, anche di 50 anni. Un fondo di svariate centinaia di miliardi che faccia ammirare in ogni sua parte questo giardino che è l’Italia.

  4. Se il tema dell’ASSEMBLEA COSTITUENTE è considerato “l’atto con cui deve iniziare la prossima legislatura per portare a compimento il percorso delle riforme”, il che può essere senz’altro condivisibile, viene francamente da chiedersi che senso abbia l’aver così tanto discusso in questi mesi di Riforma costituzionale, caricandola peraltro di forte valenza politica, tanto che anche in questo Editoriale se ne delineano gli effetti sul Governo in carica.

    Viene altresì da pensare che un’ ASSEMBLEA COSTITUENTE, una volta costituita, dovrebbe occuparsi della revisione complessiva della CARTA, proprio per la sua funzione, almeno come siamo abituati ad immaginarla, e non tanto portare a termine il lavoro già iniziato da altri. Quanto alla legge elettorale, visto che l’Autore cita tre precedenti in materia, partendo dal 1923, suona abbastanza strano che la sinistra, o una sua larga parte, abbia oggi, o appena ieri, aderito al premio di maggioranza dopo averlo fortemente osteggiato nel 1953.

    Proseguendo nelle riflessioni sull’Editoriale, Il fatto che la destra non sia più da considerare il “nemico” numero uno è sicuramente un passo in avanti, essendo che la stessa diventa ora un avversario politico col quale competere, ma anche confrontarsi, e non parlerei di nemici neppure per “i tanti populismi che si affacciano a sinistra”, perché questa visione della politica – una strada, quella del nemico, imboccata più volte dalla sinistra, anche nei confronti del vecchio PSI – non ha portato a grandi risultati, se non quello di inasprire e “incattivire” il clima politico (oltre ad estromettere dalla scena politica personalità che avrebbero potuto dare ancora molto al nostro Paese).

    Il guardare poi alla “sinistra dei doveri e dei diritti” è senz’altro lodevole, ma questo importante concetto è tutto sommato piuttosto astratto, e andrebbero pertanto “declinato”, ed è giustappunto questo il compito precipuo della politica, la quale si trova a dover fare delle scelte, anche perché se “un tempo tutto era definito con precisione” oggigiorno “l’agenda è cambiata con il cambiamento profondo delle società”, e le odierne scelte devono immancabilmente tenerne conto, così che, di riflesso, va a mio avviso spiegato come deve intendersi “il ritorno alle origini. Dalla parte di chi ha di meno”, secondo le parole che chiudono l’Editoriale.

    Alla sua nascita, il movimento socialista si proponeva di rappresentare le classi più deboli, e più indigenti, promuovendo
    e tutelando i loro diritti, poi, in seguito – credo sia successo alla Conferenza di Rimini – si parlò di meriti e bisogni, a significare che vi erano altre categorie sociali e produttive, vedi il cosiddetto ceto medio, che nel frattempo si erano andate formando, e alle quali occorreva dar voce.

    Allora, negli anni ottanta, le dimensioni e le prospettive elettorali del PSI consentivano a quel nostro partito di poter essere “interclassista”, mentre oggi la cosa mi sembra molto più difficile, vuoi per le percentuali elettorali, vuoi perché è ulteriormente cambiata la “geografia” sociale, e in tale nuovo “universo”, ossia una configurazione sociale piuttosto articolata, a me pare che una forza politica “minore” debba quantomeno far capire quali sono le categorie sociali di riferimento.

    Sappiamo infatti bene che le scelte della politica vanno ad incidere in modo differente sull’una o l’altra classe sociale, ciascuna delle quale, nel corso degli anni, si è fatta a sua volta rappresentare dall’una o altra forza politica, secondo la logica del confronto e della competizione che ispira ed alimenta la vita delle democrazie..

    Infine, visto che l’Editoriale accenna anche all’argomento case, seppure in altra luce, mi sembrano abbastanza sentite, quando capita di entrare nel discorso, norme univoche ed uniformi, che valgano cioè per l’intero territorio nazionale, quanto a parametri e regolamentazione edilizia.

    Paolo B. 31.08.2016

  5. Se il tema dell’ASSEMBLEA COSTITUENTE è considerato “l’atto con cui deve iniziare la prossima legislatura per portare a compimento il percorso delle riforme”, il che può essere senz’altro condivisibile, viene francamente da chiedersi che senso abbia l’aver così tanto discusso in questi mesi di Riforma costituzionale, caricandola peraltro di forte valenza politica, tanto che anche in questo Editoriale se ne delineano gli effetti sul Governo in carica.

    Viene altresì da pensare che un’ ASSEMBLEA COSTITUENTE, una volta costituita, dovrebbe occuparsi della revisione complessiva della CARTA, proprio per la sua funzione, almeno come siamo abituati ad immaginarla, e non tanto portare a termine il lavoro già iniziato da altri. Quanto alla legge elettorale, visto che l’Autore cita tre precedenti in materia, partendo dal 1923, suona abbastanza strano che la sinistra, o una sua larga parte, abbia oggi, o appena ieri, aderito al premio di maggioranza dopo averlo fortemente osteggiato nel 1953.

    Proseguendo nelle riflessioni sull’Editoriale, Il fatto che la destra non sia più da considerare il “nemico” numero uno è sicuramente un passo in avanti, essendo che la stessa diventa ora un avversario politico col quale competere, ma anche confrontarsi, e non parlerei di nemici neppure per “i tanti populismi che si affacciano a sinistra”, perché questa visione della politica – una strada, quella del nemico, imboccata più volte dalla sinistra, anche nei confronti del vecchio PSI – non ha portato a grandi risultati, se non quello di inasprire e “incattivire” il clima politico (oltre ad estromettere dalla scena politica personalità che avrebbero potuto dare ancora molto al nostro Paese).

    Il guardare poi alla “sinistra dei doveri e dei diritti” è senz’altro lodevole, ma questo importante concetto è tutto sommato piuttosto astratto, e andrebbero pertanto “declinato”, ed è giustappunto questo il compito precipuo della politica, la quale si trova a dover fare delle scelte, anche perché se “un tempo tutto era definito con precisione” oggigiorno “l’agenda è cambiata con il cambiamento profondo delle società”, e le odierne scelte devono immancabilmente tenerne conto, così che, di riflesso, va a mio avviso spiegato come deve intendersi “il ritorno alle origini. Dalla parte di chi ha di meno”, secondo le parole che chiudono l’Editoriale.

    Alla sua nascita, il movimento socialista si proponeva di rappresentare le classi più deboli, e più indigenti, promuovendo
    e tutelando i loro diritti, poi, in seguito – credo sia successo alla Conferenza di Rimini – si parlò di meriti e bisogni, a significare che vi erano altre categorie sociali e produttive, vedi il cosiddetto ceto medio, che nel frattempo si erano andate formando, e alle quali occorreva dar voce.

    Allora, negli anni ottanta, le dimensioni e le prospettive elettorali del PSI consentivano a quel nostro partito di poter essere “interclassista”, mentre oggi la cosa mi sembra molto più difficile, vuoi per le percentuali elettorali, vuoi perché è ulteriormente cambiata la “geografia” sociale, e in tale nuovo “universo”, ossia una configurazione sociale piuttosto articolata, a me pare che una forza politica “minore” debba quantomeno far capire quali sono le categorie sociali di riferimento.

    Sappiamo infatti bene che le scelte della politica vanno ad incidere in modo differente sull’una o l’altra classe sociale, ciascuna delle quale, nel corso degli anni, si è fatta a sua volta rappresentare dall’una o altra forza politica, secondo la logica del confronto e della competizione che ispira ed alimenta la vita delle democrazie..

    Infine, visto che l’Editoriale accenna anche all’argomento case, seppure in altra luce, mi sembrano abbastanza sentite, quando capita di entrare nel discorso, norme univoche ed uniformi, che valgano cioè per l’intero territorio nazionale, quanto a parametri e regolamentazione edilizia.

    Paolo B. 31.08.2016

  6. Editoriale molto tecnico, va benissimo anche se secondo me mancano alcuni passaggi fondamentali, il segretario non scrive i motivi per cui il Psi ha votato il Job-act, la buona scuola, e perché ha scelto per il referendum la parte del si, ci possiamo domandare: dimenticanze per non aprire un dibattito o dimenticanze perché il mosaico all’interno del partito è già chiaro e trasparente?
    E a proposito di partito, credo che nell’articolo manchi pure qualcosa proprio su di esso, innanzitutto la salute sia politica che elettorale, altre argomentazioni che riguardano i vari strappi con i fuoriusciti verso il Pd, e quelli di risorgimento, la situazione interna nei riguardi di area socialista. Forse credo che sarebbe stato necessario un chiarimento di fine estate anche per dare al popolo socialista uno schema più chiaro sulla vita del partito.
    Noto, senza far polemica, ma da craxiano mi è dovuto, che questa volta anche il segretario cita con orgoglio la conferenza programmatica di Rimini, credo che fosse da diversi articoli o editoriali o articoli di fondo o pezzi giornalistici che non venisse ricordata o trattata l’era craxiana. Approfitto anche per un fuori tema, proprio su certi editoriali, e sottolineo interessanti, il segretario si firma Gavroche, (lo si scopre nell’editoriale “la storia continua”), certo si fa scoprire volutamente, e credo sinceramente da craxiano, che ha scelto lo pseudonimo in modo accurato e gli calza a pennello, stante il fatto che l’attuale dirigenza Psi somiglia in modo impressionante alla famiglia Thenardier.

  7. Sostanzialmente d’accordo con il Segretario. Voglio però sottolineare l’importanza della battaglia a livello del socialismo europeo. Se è vero che è lì che molti problemi possono essere risolti, perchè non insistere sulla proposta, già avanzata a Salerno di un Congrsso straordinario del PSE ? Tema: immigrazione e sviluppo economico.

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