domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LIBERTÀ E IDENTITÀ
Pubblicato il 19-08-2016


Il dibattito sui migranti ci accompagnerà a lungo. Ne sentiremo e ne leggeremo delle belle. Allora conviene fissare alcuni punti di principio, invalicabili, indispensabili per trattare le questioni all’ordine del giorno.

1. Profughi e clandestini sono soggetti a disposizioni differenti: i primi vanno accolti, i secondi ricondotti alla loro patria d’origine. Chi resta deve essere inserito nelle comunità locali e per integrarsi non c’è di meglio che svolgere un’attività a servizio della comunità che ci ospita. Lo proponemmo un anno fa, proprio nell’agosto del 2015: favorire l’inserimento attraverso servizi socialmente utili – manutenere un giardino pubblico, tenere pulita la sponda di un fiume, etc…Il progetto venne sposato da diversi sindaci socialisti, da Aulla a Città di Castello. Finalmente il prefetto Morcone, a capo del Dipartimento Immigrazione, fa sua la nostra proposta. Ottimo. Mi aspetto che anche i sindaci di Capalbio e dell’Abetone la condividano. Ci sono strade, fiumi e giardini da curare anche lì.

2. In Francia, dopo il burqa, ci si appresta a mettere fuori legge anche i ‘burkini’, i costumi da bagno indossati da molte donne musulmane. Eccesso di ideologia, soprassalto di laicismo repubblicano? Forse, ma resta un problema. Il burqa copre interamente, con il corpo, anche il volto di una donna. Domando: non esistono problemi legati alla sicurezza? Se si, l’abbigliamento religioso non può costituire un’eccezione. La Legge Reale (1975) vieta la copertura del volto non per ragioni di fede religiosa ma per motivi legati alla sicurezza. È ancora in vigore? In Germania, tra le misure antiterrorismo allo studio, hanno inserito anche la messa al bando del burqa. In Inghilterra non esiste divieto ma sono le scuole a stabilire se le studentesse possano o meno indossare burqa o niqab. E noi?

3. Last but not least. “A chiusure xenofobe si affiancano timorose cautele e quasi complessi di colpa o ansie di dimostrarsi politicamente ipercorretti che rivelano un inconscio pregiudizio razziale altrettanto inaccettabile…Le pudibonde cautele rivelano la negazione della pari dignità delle culture camuffata da buonismo”. Mi sono affidato a un insospettabile Claudio Magris per sottolineare come buonismo e multiculturalismo del ‘fai come ti pare’ abbiano generato un inaccettabile relativismo che si manifesta financo nella Venere Capitolina inscatolata per non turbare la sensibilità del leader iraniano. Risultato: rinunciamo alla nostra identità di libertà e uguaglianza per essere considerati alla stregua di burro fuso.
Strada sbagliata, strada da cambiare. L’ospitalità deve fondarsi sul rispetto, sulla legge, sulla condivisione di valori universali.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Non posso che condividere l’analisi del Compagno Nencini, sia per quanto relativo all’accoglienza, sia per ciò che attiene alla sicurezza nel rispetto del diritto individuale che non vada a ledere il diritto collettivo. In questo senso la questione “burkini” va, a mio modesto parere, ulteriormente chiarita. La copertura del corpo in spiaggia (non sempre, purtroppo, dovuta a libera scelta da parte di chi la pratica) in funzione di una consuetudine o precetto di tipo religioso, non può essere né vietato, né condannato come tale e ritengo possa essere considerato un pericolo. Il problema diventa ciò che si intende per burkini. Se tale abbigliamento è costituito dal tradizionale vestito arabo funzionale alla copertura del corpo della donna senza impedire il movimento nell’acqua, molto simile quindi ad un “costume intero” a cui aggiungere il hijab che ne copre i capelli lasciandone scoperto il viso, credo che niente osta alché, la discussione neanche si possa porre almeno nei termini del diritto; diversamente, ed in questo senso mi associo all’analisi del segretario, laddove il burkini, oggetto del ragionamento, sia composto dal sopradetto “costume intero” e da un niqab che copre completamente il viso con l’esclusione degli occhi. In questo caso, e proprio per un ragionamento legato alla sicurezza, che è sicurezza per tutti, il divieto per l’uso di tale velatura va assolutamente disposto nei luoghi pubblici. Questa è la normativa che ha scelto l’Europa laica, questa la regola a cui i cittadini sono chiamati a rispondere, nessuno escluso.

  2. La pessima abitudine di tantissimi italiani di fare quello che gli pare e di fregarsene delle regole, tradotta nel comportamento, puntualmente copiato dagli “ospiti”, ingenera in loro un senso di strafottenza che poi urta e non viene accettato.
    Liberté, égalité, fraternité, da noi non sono ancora un valore completamente condiviso – anche nei milieux di certa nostra gauche – e questo rende tutto più difficile.
    Bello “burro fuso”: dà l’idea di quello che è successo negli ultimi due anni e mezzo.

  3. Caro Segretario, mi dispiace, non condivido la tua posizione sui migranti. Certamente sono condizioni diverse quelle dei rifugiati politici, da quelli che vogliono sottrarsi dalla morte per fame, o dai ragazzi che arrivano soli.
    I rifugiati politici scappano da persecuzioni, torture e vessazioni di ogni genere, per difendere i propri ideali, accoglierli, proteggerli e fare il possibile per inserirli nelle nostre Comunità è più che doveroso.
    Chi scappa per fame con figli al seguito, rischiando la morte da stenti, avendo solo l’ideale di dare un futuro migliore ai propri figli, ha eguale diritto di essere accolto degnamente, in nome di quella eguaglianza e giustizia sociale, che predichiamo da più di un Secolo.
    Il problema non si può affrontare includendo o escludendo qualcuno, il problema è più complicato.
    Dobbiamo essere più attenti ad individuare i delinquenti che si nascondono fra i migranti, in particolare fra i rifugiati, loro vanno respinti con forza e non mantenerli con vitto e alloggio nelle nostre patrie galere.
    Sia ben chiaro, chi vuole rimanere, se ci sono le condizioni, nel nostro Paese, deve condividere la nostra cultura, le nostre abitudini, usi e costumi e rispettare alla lettera le nostre leggi.

    Non viene meno la mia stima nei tuoi confronti.
    Buon lavoro Segretario.

  4. Mi permetto, sommessamente, di rispondere al Compagno Antognetti, facendomi forte di un assunto che io stesso ho a suo tempo precisato in vari momenti di dibattito pubblico: sia chi fugge da fame e carestie, sia chi fugge da guerre o persecuzioni è da considerare un “migrante” a cui aggiungere, se del caso, l’aggettivo di “perseguitato politico” se la sua fuga discende da un discrimine fondato sulle sue idee e che ne mettono a rischio l’incolumità nel Paese di origine. Tutti debbono soccorsi e tutti debbono essere accolti, almeno a concorrenza dei posti disponibili e compatibili con i territori di accoglienza, senza discrimine alcuno, concordando con sindaci e Prefetture i luoghi più opportuni dove dare ospitalità in maniera dignitosa attivando percorsi di integrazione e coesione. Quelli che sono da respingere, ed in questo senso ritengo vada l’analisi del Compagno Nencini, e che io stesso condivido, sono quei non pochi che rifiutano registrazioni ed identificazioni, rendendosi così, di fatto clandestini, ossia presenze non riconosciute sul territorio nazionale o con i documenti non in ordine con le disposizioni di pubblica sicurezza e quanti non si attengano alla normativa vigente. Mi sembra di comprendere che in questa direzione possa esserci condivisione nelle analisi. Richiedere uno sforzo ulteriore ed un impegno maggiore alle Forze dell’Ordine in questa direzione è quantomai opportuno, così come opportuno sarebbe un maggiore coordinamento tra le diverse polizie europee, volte ad arginare il fenomeno dello sfruttamento dell’emigrazione clandestina in partenza, e quello dell’immigrazione clandestina all’ingresso: due facce di una stessa medaglia, su cui ragionare con la fermezza che impone la giustizia giusta e la solidarietà non pelosa.

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