venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Libia. Raid e bombe Usa su Sirte
Pubblicato il 03-08-2016


caccia“Prosegue” il fuoco americano contro l’Isis a Sirte. I “primi sette raid” aerei della “missione di 30 giorni” autorizzata da Obama hanno colpito la roccaforte dei jihadisti in Libia, distruggendo blindati e depositi di armi, mentre a terra prosegue l’avanzata delle milizie in una sorta di accerchiamento a tenaglia.

Intanto mentre Mosca e Tobruk si dicono contrarie ai bombardamenti degli Stati Uniti, Roma valuta l’uso di Sigonella. In serata a Bengasi in un attacco suicida con autobomba sono morti decine di soldati delle forze di Haftar, legate a Tobruk. L’attentato – scrive il Site – è stato organizzato dalle milizie del Consiglio della Shura dei rivoluzionari, un’accozzaglia di islamisti vicini ad Ansar al Sharia. A 24 ore dal lancio delle prime bombe americane, su richiesta del governo di Tripoli, la Libia torna ad essere il centro del risiko mondiale. Mosca e Tobruk giudicano “illegali” i raid in quanto “serve una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu”.

Ma il Palazzo di Vetro ribatte a stretto giro che sono in “linea con la risoluzione delle Nazioni Unite”. In un pomeriggio infuocato di continui botta e risposta Obama rompe il silenzio. Vogliamo la stabilità della Libia, dice il presidente riferendosi anche alla crisi dei migranti e ribadendo come l’intervento – una “missione di 30 giorni” – sia stato deciso anche per una questione di sicurezza nazionale e per aiutare i libici a “finire il lavoro” nella lotta all’Isis, adottando lo stesso approccio usato in Iraq e Siria.

E spunta l’ipotesi dell’uso della base di Sigonella. “Valuteremo se ci saranno richieste, naturalmente se prenderemo decisioni ne informeremo il Parlamento”, precisa Paolo Gentiloni, giudicando “molto positivo” l’intervento Usa. In una telefonata con Sarraj il titolare della Farnesina conferma poi la disponibilità dell’Italia a fornire assistenza sul piano umanitario e sanitario, ed il premier libico lo ringrazia per il sostegno. L’Egitto – che sostiene il generale delle forze armate Haftar legato a Tobruk – fa invece sapere di essere solo stato “informato dei raid dagli stessi libici”.

Intanto sul terreno a Sirte è guerra aperta. Gli Stati Uniti hanno lanciato “almeno sette raid da ieri”, riporta la Fox in linea con quanto hanno scritto su Facebook le milizie al Bonyan al Marsous, i cui leader militari hanno incontrato Sarraj insieme ai suoi due vicepresidenti. Sul tavolo anche i recenti “progressi ottenuti dalle milizie nella zona degli scontri”. Tra questi vi è la liberazione dell’area residenziale di el Dollar dall’incubo jihadista. Un riscatto pagato però a caro prezzo con la morte nelle ultime 24 ore di almeno “5 miliziani” e di “20 feriti”. Dura è la resistenza che oppongono i combattenti Isis, composti per lo più da cecchini, ben posizionati sui tetti dei palazzi ed armati fino ai denti. Esemplare in tal caso è il centro Ouagadougou difeso strenuamente dai fondamentalisti e da diverse settimane sotto il fuoco dei miliziani che non riescono ad espugnarlo o a distruggerlo. E poi le mine disseminate per le strade oltre ai vari attacchi suicidi compiuti dai seguaci di al Baghdadi che tengono testa ad ogni tentativo di avanzata verso il centro. E non è escluso – scrive il portale Libya Herald – che i raid Usa abbiamo proprio colpito l’area dove sorge il Palazzo conferenze, per sfiancare la resistenza e mettere in un angolo i terroristi.

Redazione Avanti!

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