lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Mali di Roma e d’Italia:
due libri per capire
Pubblicato il 30-08-2016


Per parlare dei mali che affliggono Roma e l’Italia non occorre una occasione particolare. Ma dopo l’ennesima catastrofe (il terremoto che ha raso al suolo Amatrice, Accumoli e Arquata) causata dal disprezzo verso il territorio e dall’indifferenza nei confronti quelle regole che dovrebbero garantire la sicurezza dei cittadini, la presentazione di due libri che, utilizzando stili letterari diversi (uno è un saggio, l’altro un romanzo), ci raccontano la dolente ma non per questo rassegnata Italia di oggi, acquistano un significato particolare.
L’appuntamento è per domani, 31 agosto, alle 19 a Roma, all’Isola del Cinema (Isola Tiberina). I libri sono quelli scritti da Paolo Berdini (assessore all’urbanistica del comune di Roma) e da Federico Bonadonna, anche lui impegnato negli anni passati nella struttura amministrativa della Capitale. Il primo nasce dall’esperienza professionale di Berdini (architetto); il secondo dal confronto, per diversi anni, con i limiti, i difetti, le manchevolezze di un governo che ha prodotto quello scandalo che va sotto il nome di Mafia Capitale. Temi diversi (come gli strumenti usati) che, però, si intersecano fornendoci un quadro della realtà decisamente poco confortante. D’altro canto, lo stesso Berdini ha spesso sottolineato che è nello scempio del territorio, nel suo uso a fini puramente speculativi che bisogna ricercare la causa delle gravissime difficoltà finanziarie (e Roma di questa situazione è un luminoso e tragico esempio, ma non vanno dimenticati altri esempi che ora appaiono quasi lontani come Catania o Taranto) in cui versano i comuni.

L’evento intitolato tra “tra fiction e realtà” (in qualche maniera la stessa differenza che core tra un saggio e un romanzo) consentirà a Berdini, alla giornalista Cinzia Gubbini e a Federico Bonadonna di raccontare le esperienze (e le conoscenze) che hanno ispirato i due lavori. Il romanzo di Federico Bonadonna, “La cognizione del potere”, è più recente essendo stato edito da Castelvecchi nel 2015 (pp. 237, euro 17,50): ne abbiamo parlato qualche tempo fa anche in questo blog. Dunque, è stato scritto ben prima dell’esplosione di Mafia Capitale. I fatti, ovviamente di fantasia (tecnicamente si tratta di un thriller), attingono, con chiara evidenza, alla realtà (inevitabile fonte ispiratrice di qualsiasi lavoro letterario) e ricostruiscono in termini ambientali un panorama che gli italiani in generale e i romani in particolare hanno conosciuto in tutte le sue potenzialità inquinanti, in tutti i suoi aspetti criminalmente pervasivi nel momento in cui la magistratura ha deciso di far scattare le prime manette. In questo caso il titolo dell’evento è più che mai appropriato perché nel libro di Bonadonna, alla luce di quel che abbiamo appreso attraverso le cronache giudiziarie, gli elementi di fantasia finiscono per illustrare o, quanto meno, evocare, momenti di realtà, semmai in maniera subliminale.

Il saggio di Berdini (“Le città fallite. I grandi comuni e la crisi del welfare urbano”; pp. XIV-162, euro 19,50) è stato edito da Donzelli nel 2014. Da una angolazione diversa (ma pur sempre fondamentalmente economica) ci racconta come la devastazione dei nostri centri urbani sia figlia del trionfo del liberismo sfrenato, cioè dell’unica ideologia sopravvissuta all’ufficiale crollo di tutte le altre ideologie (anche se poi è evidente che questa ufficialità è stata certificata da chi stava costruendo le condizioni per l’affermazione di un pensiero unico a cui nemmeno la sinistra è riuscita a sottrarsi pensando a un capitalismo solo un po’ ingentilito ma non ad elaborare un progetto realmente alternativo in una fase in cui povertà, precarietà, solitudine esistenziale impongono il recupero non di superate ideologie ma di radicati e sicuramente non “scaduti” valori ideali).
La “questione urbanistica” ha sempre avvelenato la vita di questo Paese. Come è noto, furono i poteri forti (proprietari di suoli e imprenditori edili) ben acquartierati nelle stanze del Palazzo (a cominciare da quello del Quirinale) che negli anni Sessanta impedirono al centro-sinistra di realizzare quella che per Riccardo Lombardi era la riforma che qualificava una azione di governo realmente innovativa rispetto agli anni del centrismo (trionfante o declinante che fosse). Erano i tempi di De Lorenzo, del Sifar, del “tintinnar di sciabole”, un tintinnio che aveva come obiettivo il ridimensionamento delle pretese riformatrici (cosa che in effetti avvenne).

Poi abbiamo avuto una legge Bucalossi arrivata molto tardi e con grande fatica al traguardo, i numerosi condoni, la disattenzione verso un territorio fragile che abbiamo maltrattato consentendo che fosse messo al servizio degli interessi speculativi del liberismo affarista e arraffone. Parlare delle nostre patologie può essere utile: non per piangersi addosso, ma per cercare delle terapie efficaci. E, prima fra tutte, quella rappresentata dalla nascita e la crescita di una nuova classe politica.

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