domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Oltre il Ponte
Pubblicato il 28-08-2016


Ponte sullo Stretto e TAV

Si ritorna a parlare della costruzione del Ponte sullo Stretto, già da anni esclusivamente fonte di enorme dispendio di denaro pubblico senza alcun ritorno sul territorio e della estensione della rete ferroviaria TAV.
L’atavico problema dello sviluppo del mezzogiorno è il lento sviluppo socio-economico, indotto da problemi territoriali, politici, sociali propri del dna della terra.
Tali carenze non potranno trovare totale soluzione nella realizzazione di queste infrastrutture ma le stesse sono propedeutiche al flusso economico necessario ed indispensabile ad un concreto rilancio di questi territori.
Il Ponte sullo Stretto (di notevole valenza ingegneristica), pur non rivestendo imminente urgenza nella realizzazione, non va inteso come segmento viario che collega la Calabria e la Sicilia ma completamento di un “Corridoio intermodale” facente parte di un corridoio viario a scala europea.
La realizzazione della rete TAV/AC sarebbe la giusta estensione della rete nazionale che sarebbe oltremodo monca se non interessasse anche le regioni meridionali.

Entrambe le infrastrutture possono trovare giusta valenza sul territorio solo ed esclusivamente se supportate da rete infrastrutturale secondaria, altrimenti il territorio non sarebbe in grado di sopportare lo shock proveniente da tale insediamenti diffusi. Sarebbe come realizzare una diga senza realizzare la rete di distribuzione.
Considerato il momento socio-economico e le impellenti necessità di rilancio dell’economia, sarebbe il caso di andare….Oltre il Ponte, investendo risorse nell’urgente potenziamento infrastrutturale delle regioni del Sud, creando un “ponte economico-culturale” con i paesi del nord Africa, dando valenza di area qualificata del Sud-Europa alla Calabria e alla Sicilia e non aree di frontiera dell’Italia.
Il “Ponte” che necessiterebbe realizzare nell’attuale momento storico non è la semplice infrastruttura che collega la Calabria alla Sicilia, bensì una serie di interventi strutturali necessari per abbattere il gap con le altre aree europee e nazionali attivando flussi socio-economici che potrebbero consentire il rilancio di queste terre ricche di potenzialità.

Tale problematica è così vasta e di notevole peso che solo un evento eccezionale di tipo politico-amministrativo, ma io dico un colpo di volontà, potrebbe dare l’input ad un nuovo corso, dando alle genti del Sud ed al territorio la valenza che merita, anche perché le potenzialità in termini di risorse umane e di territorio non mancano assolutamente.

Domenico Sciannimanico (Ingegnere)

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Commenti all'articolo
  1. E’ una vecchia diatriba che, in un Paese come il nostro nel quale si ridiscute ogni cosa mille volte, non avrà mai fine. Il tema più dibattuto è quello della Mafia. Sono in molti a dire: cari Meridionali, PRIMA ELIMINATE la Mafia e CREATEVI una classe politica e dirigente degna di questo nome, POI VI AIUTEREMO. Dove il NOI, soggetto, sembra essere, di volta in volta, il Governo, gli Italiani onesti, i proprietari dei mezzi di produzione o le stesse anime belle. Insomma, tutto il contrario del principio di Coesione che dovrebbe essere dominato da un Noi onnicomprensivo. Calabria e Sicilia sono ormai un deserto, sia dal punto di vista dei consumi che da quello della produzione. Le autostrade siciliane sono fonte di debiti a causa del traffico inesistente – soprattutto quello commerciale: non passa un camion -, tant’è che le gare per l’assegnazione delle aree di servizio vanno deserte. Qualcuno dice che era meglio non farle, tanto non servono a nulla. Come si fa a credere che le opere locali possano rivitalizzare economicamente un territorio e diffondere cultura? Una superstrada tra due oasi nel deserto non permette di esportare datteri o di importare iphone a costi più bassi. Non è solo logico, è provato da centinaia di studi sui trasporti. Il tunnel di 18 km che la Danimarca sta realizzando – a sue spese – sul Femern per facilitare gli scambi con la Germania non si fa per unire Puttgarden a Rodby ma Copenaghen ad Amburgo e portare sviluppo all’economia depressa dell’isola di Lolland. I Danesi, che di sviluppo diffuso hanno fatto la loro bandiera, sanno bene che migliorare la rete stradale e ferroviaria dell’isola non sarebbe servito a nulla: povera era e povera sarebbe rimasta. Per farla breve, per combattere la Mafia non possono bastare i Vigili urbani o gli eroi alla Libero Grassi, è indispensabile raddoppiare i Poliziotti, triplicare i Carabinieri e la Guardia di Finanza, quadruplicare i Giudici (per fare concludere i processi più in fretta) e, se è il caso, mandare l’Esercito. Analogamente, per far partire lo sviluppo economico, sociale e, soprattutto culturale, è indispensabile rompere la marginalizzazione del territorio. Sono temi sviscerati e risolti, teoricamente, da più di cent’anni (Giustino Fortunato e Francesco De Sanctis), eppure ogni volta si trova chi pretende di ricominciare daccapo. Da Torino per Bologna partono 11 Freccerosse e 10 Italo al giorno. Impiegano da 2h 15′ a 2h 30′. Da Napoli per Reggio Calabria c’è un solo Frecciargento (3h 48′) e 2 Frecciabianca (4h 20′), Italo non scende sotto Salerno. Se poi, eroicamente, pensiamo di arrivare fino a Messina in treno (accorciando il percorso di 10 km rispetto a Reggio), dovremo prendere un Intercity (le Frecce non arrivano in Sicilia), impiegando tra le 5h 30’ e l’eternità, a seconda se troveremo un mezzo navale in coincidenza (bagagli
    in spalla) o meno. Da un ventennio l’Ue predica che “non c’è sviluppo senza coesione, non c’è coesione senza mobilità, non c’è mobilità senza infrastrutture” e i Paesi che si sono attenuti a queste indicazioni hanno sopportato le crisi meglio degli altri. I nostri Governi hanno bloccato a Salerno la costruzione delle infrastrutture che consentono l’AV/AC ferroviaria, così da non avere coesione, mobilità e sviluppo. I fatti hanno la testa dura: come si incrementano i consumi e la produzione in un sistema chiuso? Aprendolo verso l’esterno. Giovanni Mollica (ingegnere)

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