venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ricchi, ricchissimi,
praticamente in mutande
Pubblicato il 14-08-2016


Che cos’hanno in comune Capalbio e Abetone? Sono luoghi di vacanza. Di buona vacanza. Bene. E poi? Sono in Toscana. Certo. E poi? Non vogliono profughi. Non clandestini, profughi. A Capalbio hanno espresso un ‘no’ chiaro e forte, all’Abetone invece propongono, e non so se sia peggio, bus separati, come in Alabama prima di Kennedy. Immagino che gli amministratori non vogliano disturbare i turisti. E allora meglio far cadere l’etica della responsabilità e affossare la coerenza affogando la coscienza. I clandestini vanno respinti, i profughi accettati. Punto.

Aggiungo volentieri una seconda riflessione. Capalbio soprattutto si è distinta negli anni come ‘piccola Atene’, rifugio di larga parte di quell’intellettualità ‘falce e secchiello’ che da tempo pontifica, disegna tattiche invincibili per le magnifiche sorti della sinistra – perennemente sconfitte – e concepisce la solidarietà come fatto altrui. Nel caso, qualcuno avrà mica telefonato al sindaco? Proprio così: ricchi, ricchissimi, praticamente in mutande. Di valori.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Nencini, intanto come distingui profughi (sedicenti) da clandestini (veri)? E poi è un fatto che abbiamo zone di turismo di qualità, dove non si possono accettare frotte di poveracci che vagano nei prati chattando tutto il giorno (e che spesso generano un business a volte ambiguo per chi li ospita).
    In ogni caso- e lo dico da riforrmista di sinistra ed ex amministratore locale- il problema sono i numeri oltre che i regolamenti.. Ovviamente occorre in primis attuare politiche di contenimento e di sostegno in Africa prima degli sbarchi. Una volta sbarcati velocizzare le indagini sui permessi di transito. Per chi vuole restare occorre fissare un tetto annuale agli arrivi e imporre a coloro che vogliono stare in Italia le regole tedesche (corsi di lingua e di cultura civica). Poi un periodo di almeno 5 anni per verificare se l’immigrato lavora effettivamente ecc. Solo allora autorizzare i ricongiungimenti familiari. Insomma come si faceva in Svizzera con i nostri emigranti (gastarbeiter) sino agli anni 70. Nencini, non si può accettare il buonismo cieco : è una questione di equilibri senza i quali una qualsiasi società va a remengo. P.S. Chiedi agli operai di Piombino o ai pensionati nelle IACP che si vedono circondati ..e che non votano più a sinistra.

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