domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Rogers Cup: le lacrime dell’esordiente Kucova
la gioia della Halep
Pubblicato il 02-08-2016


rougerscupIl Wta Montréal è stato il torneo delle rivelazioni e una Rogers Cup con semifinali e finale anomale. Ha visto il ritorno e la rivincita, al contempo, di Simona Halep. La rumena si è impossessata del trofeo ed è salita, così, al n. 3 in classifica conquistando quella vittoria che le sfuggì lo scorso anno per infortunio contro la svizzera Belinda Bencic. Per la vincitrice Halep quasi 500mila dollari americani di montepremi (497.700 tondi tondi). Incontenibile la gioia della rumena, sorridente ed orgogliosa del traguardo raggiunto: terzo titolo stagionale dopo quelli di Madrid (per 6/2 6/4 sulla Cibulkova) e in casa a Bucarest (sulla Sevastova con un doppio 6/0). Non solo. La tennista di Costanza ha rischiato di fare la doppietta al Wta di Montréal in doppio in coppia con la connazionale Niculescu: ma sono state fermate in finale dalla Vesnina e dalla Makarova per 6/3 7/6(5); comunque le sono arrivati altri 35mila dollari. Oltre al guadagno economico, per lei la soddisfazione di ricevere in premio anche la possibilità di incontrare Celine Dion.

L’altra finalista, l’americana Madison Keys, si è confermata giocatrice temibile e di buon livello arrivando alla sua prima finale sul cemento (e alla posizione n. 9 nel ranking mondiale), ma ancora incapace di gestire le emozioni dell’ultimo e decisivo turno del torneo. Nel passaggio da Stanford al Canada, poi, non hanno mancato di ricomparire le finaliste del primo: Venus Williams e Johanna Konta, ma con un rendimento inferiore. La prima si è fermata al terzo turno battuta dalla Keys in tre set (6/1 6/7 6/3); l’altra ha visto la sua corsa interrotta dall’emergente Kristina Kucova ai quarti per 6/3 6/4. Questa giovane slovacca è stata in grado di battere molte teste di serie qui a Montréal: dopo la vittoria iniziale sulla Wickmayer al primo turno (per 4/6 6/2 6/3), si è fatta subito notare per aver sconfitto Carla Suarez Navarro in tre set (per 3/6 6/4 6/4), per poi eliminare al terzo la giocatrice di casa Eugenie Bouchard sempre in tre set (col punteggio di 6/3 4/6 6/3), per sbarazzarsi dopo, come detto, ai quarti della britannica Konta. Dall’esultanza della Halep si è passati alle lacrime di questa esordiente quando ha perso al turno successivo. Il suo è stato più un crollo psicologico e nervoso più che fisico. Proveniente dalle qualificazioni, è riuscita ad arrivare sino alla semifinale, dove ha incontrato appunto la Keys. Tuttavia non è entrata mai in partita, forse stordita e disorientata dall’enorme risultato raggiunto. Ha perso facilmente (per 6/2 6/1), in un match a senso unico che non è mai riuscita a frenare, dove ha solamente incassato le accelerazioni della più esperta americana. Viceversa, come nella finale agli Internazionali Bnl d’Italia a Roma, Madison nella partita successiva non è stata in grado di controllare la Halep. Troppo fallosa, ha commesso troppi errori gratuiti, sbagliando soprattutto di dritto, spingendo i colpi con accelerate e rischiando quindi in maniera esagerata contro la rumena, più giocabile rispetto alla semifinale contro la tedesca Kerber dove è stata sfrenata: dopo essersi imposta per 6/0 nel primo set, ha avuto un attimo di deconcentrazione nel secondo che ha perso per 6/3 per poi rimontare per 6/2 nell’ultimo. Nella finale, invece, non ha dovuto faticare molto. Più spesso è stata la Keys a tirare troppo i colpi anche laddove non necessario, rimettendo in partita la rumena. Per lei un primo set conquistato solamente al tie-break (per 7 punti a 2), a seguito di una serie continuata di break e contro-break; se nel primo è andata due volte a servire per il set, più facile il secondo vinto per 6/3. A fare la differenza la maggiore percentuale di prime di servizio (65% a 55% per la Halep, con qualche doppio fallo in più per la Keys), ma soprattutto 45 errori gratuiti complessivi dell’americana nel match, contro i “soli” 22 della rumena.

C’è stata anche un po’ di Italia, comunque, in questa Rogers Cup. Innanzitutto il ritiro di Sara Errani per un problema al collo (prima del match contro la Pliskova al secondo turno), dopo la vittoria sulla Wozniak per 6/4 7/6(4). Poi il derby tutto azzurro tra Roberta Vinci e Camila Giorgi, vinto dalla salentina. Un po’ di vento è sembrato infastidire le tenniste, ma la marchigiana a tratti ha peccato di troppa fretta, prendendo troppi rischi e soprattutto velocizzando i tempi. Più brava e furba la Vinci a frenare i ritmi, togliendo secondi alla Giorgi soprattutto tra la prima e la seconda di servizio; così Camila ha iniziato a commettere una serie di doppi falli pregiudicanti. Pian piano, così, la Vinci è rientrata in partita: 2/6 6/3 6/4 il punteggio finale a suo favore. Poi, però, purtroppo, la finalista degli Us Open è andata a perdere con la Kasatkina per 7/5 6/3. Anche quest’ultima una valida giocatrice a soli 19 anni: la tennista russa, infatti, si dimostra una buona lottatrice ostinata.

Da segnalare (oltre al forfait di Serena Williams) l’uscita, a sorpresa, della polacca Agnieszka Radwanska, che vinse il torneo nel 2014 per 6/4 6/2 proprio su Venus Williams. Ḕ stata la Pavlyuckenkova al terzo turno a sconfiggerla per 6/4 6/7(4) 6/1.

Ad accomunare la Halep e la Kucova, poi, la stessa grinta e tenacia nel gioco. Medesime convinzione, determinazione, aggressività e decisione nell’imporsi con fermezza in campo, quasi ad intimorire le avversarie con il loro carattere. Se l’impresa compiuta dalla slovacca ha del miracoloso, non meno ostinazione nel voler per forza vincere a tutti i costi, una sete di vittoria e di voler superare tutte le difficoltà incontrate in quest’ultimo periodo, era stata palesata dalla rumena sin dal primo match d’esordio contro la Gavrilova vinto per 6/2 6/3, sino a riuscire ad imporsi sulla Kuznetsova addirittura impartendole un doppio 6/1 dopo aver perso il primo set per 6/3: una rimonta che ha dimostrato la sua forza mentale in particolare in campo. Grande concentrazione che le ha permesso anche di ripartire un 6/0 nel primo set persino alla tedesca Kerber, prima di chiudere 6/2 al terzo, dopo la rimonta per 6/3 nel terzo di Angelique sempre tuttavia in difficoltà. Riuscire a spingere con quella facilità e precisione, attaccare con semplicità e continuità, reggere gli scambi con solidità e regolarità da fondo, sono state le prerogative soprattutto della numero 3 al mondo, apparsa al top della forma fisica (eccetto nella finale dove ha dovuto far poco se non basarsi sui tanti errori della Keys). La stessa, tra l’altro, dell’americana sino alla finale appunto giocata in confusione. Non a caso anche lei, sin dai quarti contro la Pavlyuchenkova appunto, ha recuperato una partita molto lottata, chiudendola per 6/0 al terzo dopo il crollo della russa. L’americana ha conquistato il primo al tie break, poi si è deconcentrata e ha fatto rientrare in partita Anastasia che si è imposta per 6/1, prima di cedere nettamente il terzo parziale. Tutto facile da lì a regolare anche la Kucova in semifinale. Dunque un tennis femminile sempre più vivo e in fermento, che movimenta la situazione all’interno dell’universo della Wta alle porte delle Olimpiadi di Rio.

Barbara Conti

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