venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Domenico Sciannimanico:
Recupero, adeguamento, risanamento
Pubblicato il 30-08-2016


Sono sempre più convinto che una attenta e rigorosa analisi dei rischi che incombono sul territorio e sull’ambiente, sia propedeutica alla mitigazione degli stessi e alla conseguente pianificazione degli interventi strutturali e che pertanto bisognerebbe agire in tempo in termini di prevenzione e non gestione del post-emergenza.
Questo tema di notevole e rilevante importanza “la messa in sicurezza del territorio utilizzando il principio della prevenzione”…, sarebbe da inserire nel Piano delle Grandi Opere, anche se a mio parere l’unica Grande Opera Nazionale del momento è la messa in sicurezza del Territorio e dell’Ambiente attraverso un “Piano nazionale di prevenzione del rischio sismico” (in particolare).
Ogni struttura che ci circonda è sottoposta ad una serie di sollecitazioni determinate da azioni esterne che determinano uno stato di tensione, non sempre governabile dall’uomo, che provoca danni alle persone e alla struttura stessa.
Uno di questi casi è il verificarsi di particolari eventi sismici (sollecitazioni) che inducono sul territorio (struttura), non opportunamente protetto e adeguato, uno scompenso tale (tensione) da portare, in alcuni casi, al collasso della struttura e alla perdita di vite umane (danno!)
Anni senza norme e senza governo del territorio!
Eventuali responsabilità, oltre quelle dirette, sono da ricercarsi negli atteggiamenti e comportamenti omissivi di chi è preposto alla gestione, salvaguardia e tutela del territorio.
Si è parlato solo ed esclusivamente di interventi post-emergenziali mentre di politiche strutturali e di prevenzione ancora pochi cenni.
Sarebbe opportuno attuare una politica di prevenzione e quindi di adeguamento sismico del patrimonio edilizio esistente per la mitigazione del rischio.
Prevenzione, meno burocrazia per la messa in sicurezza del territorio e non tardiva gestione dell’emergenza: questo dovrebbe essere il motto!
Inseguire il danno costa di più di quanto non costi pianificare e prevenire: di difesa del territorio si occupa la Protezione Civile, ma solo in termini di interventi susseguenti agli eventi catastrofici .
Alla difficoltà intrinseca connessa al tema si somma una aspettativa da parte della società di richiesta di protezione assoluta. tendendo spesso ad accusare le Autorità Governative di non aver operato adeguati interventi.
La cultura della prevenzione presuppone anche la presenza di un processo partecipativo, ovvero la diffusione della conoscenza in merito alla probabilità di sviluppo ed alle modalità evolutive degli eventi naturali.
Ciò consente che gli eventi naturali non colgano completamente impreparate le istituzioni e la popolazione riducendo quegli aspetti di fatalità ed eccezionalità culturalmente legati al verificarsi degli eventi sismici.
Proprio la conoscenza dei rischi insistenti sul territorio potrebbe permettere, la programmazione e pianificazione di uno “sviluppo sostenibile” rappresentando in definitiva il contributo che la gestione territoriale può esprimere in ossequio alla “cultura della sicurezza”.

A tal proposito è necessario ed indispensabile parlare di Recupero Adeguamento Risanamento
Il territorio, nel corso degli anni, ha subito un tale “maltrattamento” che oggi è diventato necessario correre ai ripari. Questo implica, però, “buon senso” e tanta “lungimiranza” da parte degli amministratori locali e dei tecnici che operano sul territorio.
L’occupazione del suolo, con le varie tipologie ed articolazioni costruttive, è stata, nel secolo scorso, quantitativamente abnorme. Occorre, conseguentemente, porre un freno all’espansione edilizia, quando coincide con la sottrazione di terreno agli usi diversi da quello insediativo, così come la normativa antisismica richiederebbe un’integrazione organica con le regole sulla edificabilità.
Partendo dai principi dello sviluppo sostenibile e della sostenibilità ambientale dell’abitare, di fronte ad un territorio fortemente compromesso, è diventato indispensabile minimizzare l’uso di nuovo territorio attraverso una migliore utilizzazione delle aree già urbanizzate e dei volumi edilizi esistenti, e recuperare le aree dismesse, degradate o abbandonate, con priorità su ogni altra forma di edificazione.
Ma per dare attuazione alle politiche di rilevanza strategica, esse richiedono l’intervento congiunto degli enti pubblici e dei soggetti privati.
La vulnerabilità del territorio, oggi enfatizzata dall’elevato livello di urbanizzazione e dall’aumento della frequenza di eventi atmosferici che generano effetti distruttivi, rende imprescindibili la prevenzione e la tutela del territorio: questo avviene solo attraverso un accurato adeguamento degli edifici esistenti.
Tutto il territorio nazionale registra sempre più spesso notizie di cronaca, che ne testimoniano la fragilità di fronte agli eventi naturali, spesso aggravata da incuria, mancanza di manutenzione e cattiva pianificazione.
Occorrono progetti per la prevenzione (fondamentale per minimizzare i rischi per la popolazione, le infrastrutture, le attività economiche) che impongano ai singoli Comuni di monitorare i propri punti deboli e di procedere alla loro “messa in sicurezza”.

E’ sotto gli occhi di tutti come le caratteristiche del nostro territorio impongano di tenere alta l’attenzione e di investire in prevenzione.
Purtroppo l’uomo è in parte responsabile dei disastri causati dai fenomeni ambientali e che, ormai, avvengono sempre più frequentemente: sta distruggendo quello che, una volta, era un luogo fantastico e armonioso; l’inquinamento atmosferico è sempre più critico; ogni giorno che passa c’è sempre meno verde e più cemento…e siccome continua imperterrito a “pugnalare ” la Terra, ecco che il fenomeno ambientale diventa catastrofe.
Dopo le tragedie de L’Aquila e dell’Emilia (cito solo le ultime altrimenti l’elenco sarebbe lunghissimo….), ecco che siamo costretti, ancora una volta, a fare la conta dei danni e di vite umane nell’ultimo evento sismico che ha interessato la alcune regioni del Centro Italia.
Il recupero dei Centri Storici e più in generale l’adeguamento dell’intero patrimonio edilizio, è diventato una delle priorità di intervento per avviare processi di “risanamento” del sistema urbano. Il recupero (laddove è possibile), e quindi il riuso del patrimonio immobiliare inutilizzato per i motivi prima detti, assume particolare rilievo considerato che i centri storici, a mio avviso, sono una parte significativa del tessuto urbano, specialmente quelli che presentano maggiori potenzialità di attrazione dei flussi turistici.
Da non considerare di secondaria importanza il rafforzamento della coesione sociale e il recupero dei valori culturali.
Per i centri storici di minore importanza turistica, a queste motivazioni vanno aggiunte quelle legate al tasso di povertà, di disoccupazione, di immigrazione, tutte foriere di microcriminalità per disgregazione sociale e carenza di strutture e servizi.
In sintesi, i Comuni dovrebbero essere obbligati a:
1.pianificare l’uso delle risorse territoriali e regolamentare gli interventi di recupero;
2.promuovere ed assicurare la più rigorosa tutela del proprio territorio con particolare riguardo alla salvaguardia del patrimonio (da quello naturale, ambientale, artistico e culturale a quello immobiliare) ai fini della sua valorizzazione, incentivando lo stesso riguardo al patrimonio privato;
3.programmare ed eseguire interventi di prevenzione e tutela della salute pubblica e della qualità dell’ ambiente, di manutenzione ordinaria, straordinaria, di consolidamento statico e di restauro conservativo che non alterino lo stato dei luoghi e le volumetrie preesistenti, nei limiti del possibile.
A questo aggiungo che, un piano di “recupero, adeguamento e risanamento”… RAR …può solo giovare all’ambiente e all’economia perché crea nel contempo un notevole rilancio dell’ economia tramite il settore edile.
Infatti, ad esempio, se lo Stato potesse incentivare, con un adeguato programma pluriennale, l’adeguamento sismico delle costruzioni, oltre ad evitare la perdita di Vite umane e la conta dei danni, ci sarebbe un risvolto occupazionale di notevole portata diffusa su tutto il territorio nazionale, un’attività che darebbe lavoro a migliaia di piccole imprese ed all’intero sistema produttivo.
Come incentivarla? L’attuale crisi economica ci condiziona ma non è detto che nulla si possa fare. Occorrerebbe lavorare su più fronti. Quali?
quello fiscale innanzitutto prevedendo una serie articolata di agevolazioni
quello bancario, concordando con le banche prestiti a condizioni vantaggiose
quello degli incentivi a fondo perduto
quello delle procedure, semplificando tutto l’iter delle autorizzazioni
quello di derogare ad alcune norme che regolamentano il settore delle costruzioni
quello di dare un premio di cubatura (tema delicatissimo), non consentendo però maggiori volumi (se non tecnici) ma autorizzando a fini residenziali l’uso di spazi come i sottotetti.
Per quanto riguarda gli incentivi bisognerebbe fare una ricerca per vedere quanto si è speso in Italia negli ultimi 20 anni per intervenire dopo i terremoti, e ipotizzare che una cifra uguale possa essere data in incentivi nei prossimi 20 anni. Se gli incentivi dovessero essere pari al 5% dell’importo dei lavori si metterebbero in moto capitali privati pari al restante 95% (se l’incentivo è pari ad 1 miliardo l’anno, si metterebbero in moto 20 miliardi di capitale privato).
Favorire ed incentivare l’iniziativa privata e l’intervento pubblico nel recupero, valorizzazione e miglioramento anche abitativo del patrimonio edilizio esistente in Italia comporterebbe una rivoluzione nel modo di considerare l’attività edilizia esaltandone anche la funzione sociale.
In sintesi necessita un ampio piano nazionale di recupero, adeguamento e risanamento del territorio al fine di riequilibrare le città, tutelare il territorio per una crescita sostenibile ed un rilancio socio economico.
Tale Piano passa attraverso i seguenti obiettivi :
Messa in sicurezza, manutenzione e rigenerazione del patrimonio edilizio pubblico e privato
Drastica riduzione del consumo di suolo e degli sprechi degli edifici
Rivalutazione degli spazi pubblici
Razionalizzazione della mobilità urbana e del ciclo dei rifiuti
Salvaguardia dei centri storici

Domenico Sciannimanico

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