domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
Le sfide del Paese
Pubblicato il 04-08-2016


Ferruccio de Bortoli propone di eliminare la Tobin Tax, tassa sulle transazioni finanziarie. A sostegno della sua proposta, suggerisce di seguire l’esempio della Gran Bretagna e della Francia e afferma che,  se permane la Tobin Tax, i nostri operatori sono invogliati a trasferire altrove le attività.  Come mai  c’è una  sensibilità nei confronti della finanza, mentre non si è detto niente per le tasse sul  settore manifatturiero italiano, che si sta trasferendo all’estero o va scomparendo?

Se ci fossero stati politici lungimiranti, non bloccati sul moralismo berlingueriano, avrebbero capito che il nostro Paese, dagli anni ‘70 del secolo passato, doveva stare attento a non perdere due sfide: quella dei Paesi, che stavano investendo nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica e quella dei Paesi nei quali la manodopera era a bassissimo costo. Ho usato le stesse parole pronunciate nella Conferenza di Rimini (inizio anni 80’)  “Governare il cambiamento”, organizzata dal PSI.

Si era  anche capito che il mondo stava diventando multipolare e quindi difficilmente controllabile. Martelli paragonò il mondo all’oggetto misterioso del film “2001, Odissea nello Spazio”. Il moralismo, ancora una volta, individuava il nemico da battere, mentre distoglieva l’attenzione dai problemi economici della società. L’importante era indebolire elettoralmente l’avversario, non programmare il futuro. La maggioranza degli addetti ai lavori non intuì quello che stava avvenendo. L’interesse delle grandi imprese cominciava a spostarsi sui  settori della finanza e delle assicurazioni, che facevano guadagnare senza rischiare. Gli imprenditori incominciavano  a spostare le società e i futuri investimenti dove la manodopera e le spese di impianto erano minori. Oggi, notiamo che gran parte della nostra industria manifatturiera è stata spostata nei paesi dell’Est  europeo e, negli ultimi anni, nei Paesi del “Gruppo dell’appetito” ( Asia, India e altri paesi asiatici).  Inoltre, sempre con più frequenza, settori economici italiani vengono ceduti a stranieri. Anche l’attività sportiva del Calcio va verso altri lidi. Molti ritengono il Sistema Calcio marginale, dal punto di vista economico, mentre, per ciò che produce e induce, è diventato un settore con la più alta capacità di produrre ricchezza e occupazione (Pubblicità, Diritti televisivi, costo dei calciatori e spostamento di persone).

Gli argomenti economici di cui si parla e con i quali si polemizza, ai fini occupazionali sono marginali. Le Banche, la  Finanza e le  Assicurazioni licenziano, eliminano Agenzie e trasformano i giovani da impiegati in “magliari”, anche se con la cravatta e la 24 ore o lo zainetto..  Per invertire la rotta, bisogna fare qualcosa di efficace. Le proposte le faccio scaturire da alcune domande.

Se gli operatori trovano più conveniente stabilire le loro Sedi in altri Paesi, nei quali  le spese di impianto (Notaio, Camera di Commercio ed altro) sono bassissime, non sarebbe saggio eliminare, nel nostro Paese, l’obbligo di sopportate  questi costi inutili?

Ho letto sul “Corriere della Sera”, di qualche settimana fa, che gli Stati Uniti, impongono sui prodotti importati dalla Cina una tassa del 256% , mentre l’Italia “pretende” solo il 10,90% e in alcuni casi arriva al 25%. Sono fessi gli americani? O siamo fessi NOI?

Ho capito perché siamo invasi da negozi cinesi (bassissimo costo del lavoro, basso costo della materia prima  e  tassa all’importazione bassa). La percentuale è bassa su un costo basso. Quindi, l’invasione di prodotti finiti cinesi è la conseguenza naturale e le industrie manifatturiere italiane devono chiudere. Poi, ci meravigliamo che  i nostri commercianti , anche per l’ignoranza dei loro rappresentanti, abbassano le saracinesche. A proposito, voglio esternare la meraviglia che ho provato quando la Banca mi ha data la chiavetta OKEY e sul retro stava scritto Made in China.

A quando, mandiamo a casa gli ignoranti e i presuntuosi per affidare la responsabilità a riformisti intelligenti e capaci di invertire tali tendenze, al fine  di  far uscire il nostro Paese dal coma?

Luigi Mainolfi                                                                                                                  

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