martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tennis. Wta di Cincinnati:
il sogno infranto
di Angelique Kerber
Pubblicato il 28-08-2016


kerber1Ceca, alta 1 metro e 82 cm per 72 chili, è Karolina Pliskova la tennista che ha spento le speranze di Angelique Kerber di diventare numero uno al mondo, superando così Serena Williams. Secondo successo stagionale per la Pliskova (e sesto in carriera), dopo la vittoria a Nottingham su Alison Riske per 7/6 7/5 dello scorso giugno; seconda delusione consecutiva per la tedesca, che non ha sfruttato il forfait dell’americana, leader della classifica mondiale. Per lei al Wta di Cincinnati la strada sembrava spianata, dopo la vittoria in semifinale sulla rumena Simona Halep (e testa di serie n. 3) per 6/3 6/4. Invece la n. 2 del seeding si fa sorprendere da una scatenata Pliskova che, con dritto ad uscire e servizio potente (47 aces e 86% di prime) la supera facilmente in due set (con il punteggio di 6/3 6/1). La testa di serie n. 15 diventa, in questo modo, la prima giocatrice ceca ad aver alzato qui il trofeo. Con i circa 900 punti conquistati sale, poi, al n. 11 del mondo. Mentre non sono sufficienti i 585 che spettano alla finalista ad Angelique Kerber per diventare n. 1. In lacrime e visibilmente commossa, forse questa sconfitta le fa ancor più male dopo l’altra occasione mancata alle Olimpiadi di Rio (dove ha perso dalla portoricana Monica Puig a seguito di una dura battaglia conclusasi al terzo set per 4/6 6/4 1/6). Sicuramente lo score duro, in particolare del secondo set, le ha pesato molto; ma, probabilmente, non è stato tanto il punteggio incassato contro la Pliskova ad amareggiarla quanto la consapevolezza di ciò che aveva perso.
Tuttavia il risultato di 6/1 del secondo parziale dimostra di quanto la tedesca abbia ceduto a livello fisico, nervoso e mentale: un po’ per la stanchezza dovuta ai forti e drastici cambiamenti climatici; e un po’ per l’enorme pressione che aveva su di sé. Ad ogni modo ha già vinto mostrando tutta la sua umanità di tennista, con le sue fragilità e i momenti no o di difficoltà, con problemi da superare, ma che comunque non si arrenderà mai (come ha promesso). Non è stato facile giocare in condizioni meteo proibitive a volte: il forte vento, le interruzioni continue per pioggia (soprattutto nelle prime giornate), alternate poi successivamente ad un caldo lancinante. Brava la Pliskova a mostrarsi al top della condizione fisica, ma soprattutto giocatrice di carattere, molto decisa, determinata e pronta ad essere aggressiva e a lottare qualora servisse. La ceca ha messo in mostra un’ottima tecnica e un valido schema di gioco, di attacco ma in particolare molto solido al servizio, che le ha permesso di avere sempre un margine di sicurezza nel punteggio e di poter rimontare facilmente o consolidare agevolmente il vantaggio. Per lei enorme la gioia e la soddisfazione (inaspettata) per la vittoria, che le ha portato ben 515mila dollari.
Consolazione di 247mila e 320 dollari per Angelique Kerber che, sicuramente, continuerà a pensare a quanto sia stata a un passo dallo sfiorare il sogno. Per lei, al contrario, una sorta di “incubo” che si realizza per la seconda volta. La “maledizione” di un torneo che non riesce a vincere per la seconda volta, infatti; un trionfo che ha mancato, come accadde nel 2012, quando si arrese alla cinese Li Na per 6/1 3/6 1/6. Si tratta della quarta finale raggiunta (e persa appunto) quest’anno: prima a Brisbane da Viktoria Azarenka (per 6/3 6/1), poi da Serena Williams a Wimbledon (per 7/5 6/3), dopo dalla Puig a Rio 2016 (di cui abbiamo già detto). Ora questa dalla sorpresa del torneo del Wta di Cincinnati Karolina Pliskova.
Per quanto una sconfitta rimanga sempre tale, restando un risultato negativo, un lato positivo c’è. Dopo tutti questi ultimi turni perduti, ora la tedesca sa dove deve lavorare per diventare la n. 1 del mondo e dove sta il suo margine di miglioramento: è l’aspetto psicologico sicuramente quello che potrebbe portarle più chances; l’approccio mentale più che tattico alla partita decisiva potrebbe rappresentare per lei la svolta. Se durante tutti i match e le partite che precedono il confronto finale appare sempre combattiva e una lottatrice esemplare che corre interminatamente, quasi senza cedimenti, instancabile e con una mobilità impressionante, questa forte personalità carismatica, con cui è in grado di imporsi in campo, appare diminuire in finale (dove è più soggetta a cedimenti di carattere nervoso soprattutto: più insicura e remissiva, forse per stanchezza, è più propensa a rinunciare a lottare); meno fresca, di certo fisicamente, ma soprattutto mentalmente, va più spesso in confusione e si innervosisce più facilmente, diventando più fallosa e irregolare (quando la costanza e la regolarità sono i suoi due punti di forza). Di certo è riuscita a sfatare un falso mito e preconcetto, che vuole che una persona tedesca sia sempre integerrima e imperturbabile. Come accaduto anche alla ferrea e rigorosa statunitense: la severa e austera Serena Williams. Anche le migliori e le campionesse più forti piangono, soffrono e possono fallire, perché sono esseri umani come tutti: fatto da non dimenticare.
Sicuramente la Kerber in finale non riesce ad avere quella tranquillità che le permette di giocare con serenità e lucidità. Avere la capacità di trovarla e mantenerla per lei significherebbe giocare “sciolta’, a tutto braccio e senza problemi. D’istinto, in una parola, per la logica del RPW: relax, play and win; rilassarsi, giocare senza pensare troppo e vincere.

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