sabato, 10 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Terremoto. Renzi cerca l’unità antisismica
Pubblicato il 28-08-2016


renzi terremotoLa disperazione è immensa: «Il paese non esiste più». Il dolore del sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha fatto il giro del mondo. La cittadina del Lazio in provincia di Rieti è a un passo dall’epicentro del catastrofico terremoto del 24 agosto. Tuttavia la volontà di ricominciare è ferma: «Il paese è per metà distrutto, ma siamo montanari, abituati a lottare. Io sono anche un allenatore di calcio, faremo squadra per ripartire».
Il dolore e il lutto per il terremoto pesa. Pesa molto sull’animo degli italiani. Stimola alla solidarietà e alla severità. Causa effetti a catena, anche sulla politica. Gli insulti e gli sberleffi tra la maggioranza e le opposizioni (e all’interno degli stessi partiti) sono improvvisamente scomparsi. Sono anche svanite le accuse e le polemiche spicciole dal “circo mediatico” della politica.
Sono crollati case, chiese, scuole, ospedali. Sono stati danneggiati ponti e strade. Le cifre sono terrificanti, come le rovine di decine di paesi. Quasi 300 morti, 400 feriti, 2.500 sfollati hanno imposto rispetto e silenzio. Rispetto per le vittime, per chi ha visto morire un figlio o un amico, per chi non ha più una casa, per chi si è prodigato per estrarre una persona o un bambino dalle macerie, anche a rischio della propria vita. I soccorritori hanno fatto miracoli: quasi 250 adulti e bambini, in molti casi feriti e traumatizzati, sono stati tirati fuori vivi da sotto i mattoni e i calcinacci.
Ad Ascoli Piceno, presenti Sergio Mattarella e Matteo Renzi, si sono svolti i funerali solenni delle vittime marchigiane. Il presidente della Repubblica ha camminato a piedi tra le macerie di Amatrice e Accumoli. Ha lodato i soccorritori: «Vi ringrazio per quello che fate». Ha confortato i terremotati alloggiati sotto le tende: «Non vi lasceremo soli. Non vi preoccupate, faremo tutto il possibile per starvi vicino».
Il terremoto, con una forza spaventosa, ha annientato agglomerati noti e sconosciuti: Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto con le loro frazioni praticamente non esistono più. Il sisma ha anche bloccato, almeno per ora, le lancette dell’orologio delle polemiche politiche. È scattata una insolita tregua. Dalle 3,36 del 24 agosto, quando il micidiale sisma del 6° grado della scala Richter ha sorpreso nel sonno migliaia di persone, l’attenzione è tutta per i vigili del fuoco, i carabinieri, gli uomini della Protezione civile e i volontari che hanno scavato e scavano tra le rovine dei paesi cancellati.
Adesso l’obiettivo è ridare un futuro a quei borghi devastati a cavallo degli Appennini, disseminati tra Lazio, Umbria e Marche. Per Matteo Renzi la ricostruzione «deve essere una priorità per l’Italia». Il presidente del Consiglio ha messo da parte i toni divisivi del bipolarismo stile Seconda Repubblica ed ha lanciato un appello all’unità: «Tutti insieme, al di là degli schieramenti politici, è arrivato il momento di fare un salto di qualità per un progetto capace di affrontare la cultura della prevenzione antisismica». Ha indicato la strada di ricostruire i paesi là dove vogliono i cittadini (la preferenza va a una riedificazione sui vecchi siti): occorre «un progetto in cui tutti si possano riconoscere».
Ricostruire, farlo bene senza ripetere i tanti errori del passato. È difficile, molto difficile. La spaventosa “botta” della notte del 24 agosto e le successive 1.500 scosse di assestamento, più o meno forti, hanno provocato il collasso di case vecchie e nuove senza distinzioni. L’Italia progetta ed esporta sistemi di costruzione antisismici, ma pochi edifici sono tecnicamente capaci di resistere a un terremoto. Eppure la Penisola è un territorio a forte rischio sismico: qui la terra trema in media ogni 3 anni. In cinquant’anni ha patito ben 7 gravi terremoti: Belice (1968), Friuli (1976), Irpinia (1980), Marche-Umbria (1997), Puglia-Molise (2002), Abruzzo (2009), Emilia (2012). I lutti e i danni sono stati enormi: migliaia di morti e ben 120 miliardi di euro spesi per la ricostruzione. La ricostruzione, in genere, è stata lenta e fatta male; in parte è ancora da completare (è il caso dell’Aquila).
Il governo di Silvio Berlusconi nel 2009, subito dopo il terremoto in Abruzzo di 7 anni fa, stanziò 963 milioni di euro per la prevenzione antisismica, tuttavia ben pochi fondi sono stati spesi perché o non erogati o per le complicate norme da osservare. Risultato: case, scuole, ospedali e chiese hanno continuato a sbriciolarsi quando ha infuriato un terremoto.
Sono implose anche costruzioni nuove o ristrutturate di recente. Incuria, incompetenza, abusi edilizi, corruzione? Si vedrà: la Procura della Repubblica di Rieti ha aperto una indagine per disastro colposo. Potrebbe anche mettere sotto sequestro la sede lesionata del comune di Amatrice per evitare la distruzione della documentazione delle pratiche edilizie. C’è una enorme differenza con il Giappone, altro paese ad altissimo rischio sismico. Nella nazione dei samurai quando arrivano gravi terremoti si contano pochi danni alle persone e alle abitazioni, perché lì le costruzioni sono tutte perfettamente antisismiche: oscillano paurosamente i palazzi ma non crollano quando la terra trema.
Il Consiglio dei ministri ha stanziato 50 milioni di euro per le immediate esigenze delle popolazioni terremotate e ha deciso la sospensione del pagamento delle imposte nei comuni colpiti. Si cominciano a fare i conti: per la ricostruzione si prevede una spesa di 4,5 miliardi di euro. C’è la necessità di restaurare anche il patrimonio artistico. Soltanto i beni culturali, in gran parte di epoca medioevale, distrutti o danneggiati sono quasi 300. Da un punto di vista tecnico non sarà un problema: l’Italia ha tra i migliori restauratori del mondo. Il problema è la capacità politica di elaborare e realizzare un efficace piano di ricostruzione antisismico a livello nazionale e locale.
Arnaldo Bucci, proprietario dello storico Hotel Roma di Amatrice, si è salvato per miracolo dal crollo del suo albergo, celebre anche per il ristorante famoso nel cucinare la “pasta all’amatriciana”. Bucci ha perso tutto, ma non si è dato per vinto: «Siamo vivi. Ricominceremo!».

Rodolfo Ruocco

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