sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Umberto Farri, settant’anni dopo l’omicidio del sindaco socialista
Pubblicato il 28-08-2016


Una folla di socialisti si è radunata al cimitero di Casalgrande per un ricordo di Umberto Farri in occasione del settantesimo anniversario del suo omicidio. Presentati da Armando Anceschi, già segretario provinciale del Psdi e del Psi, hanno preso la parola l’on. Giuseppe Amadei, che dall’alto dei suoi novantasette anni, ha voluto ricordare la figura di Umberto Farri che aveva conosciuto personalmente, lo sgomento che generò la sua morte, i tanti anni di commemorazioni tenute in questo cimitero, al quale ogni 27 di agosto, mai è voluto mancare, in qualsiasi parte d’Italia e del mondo si trovasse, e l’on Mauro Del Bue che ha tenuto l’orazione ufficiale. Del Bue ha voluto ricordare che in questo settantennio tre uomini politici hanno calcato annualmente il terreno di questo cimitero: Alberto Simonini, Giuseppe Amadei, lui stesso, che proprio nel 1990 diede avvio, con la celebrazione di Farri, al confronto storico e politico sul dopoguerra reggiano, amplificato dal Chi sa parli di Otello Montanari.

Del Bue ha poi così continuato: “A settant’anni dalla morte di Farri, e dopo ventisei anni da quel confronto che mise in luce le tragiche vicende del dopoguerra reggiano, e che servì a ridare dignità a due innocenti come Germano Nicolini ed Egidio Baraldi, resta molta amarezza. Innanzitutto perché i mandanti e gli esecutori del delitto Farri non sono mai stati puniti. Farri venne colpito la sera del 26 agosto mentre la sua famiglia stava festeggiando il ritorno dall’India del figlio Bruno. Entrarono in tre, coperti da un fazzoletto rosso. Uno rimase sull’uscio a fare da palo. Gli altri due spararono. Farri morì all’ospedale di Reggio il giorno dopo, e a niente servì il disperato intervento chirurgico del professor Franzini, che nel 1958 sarà senatore del Psdi. Le piste seguite sono state sostanzialmente tre. Si tentò di collegare il delitto Farri a quello di Nando Ferioli, un possidente liberale ucciso a Sassuolo tre giorni prima, fratello di Alberto, a lungo deputato liberale reggiano. I colpevoli di questo delitto fuggirono in Jugoslavia, ma non si arrivò a nulla. Si tentò di collegare il delitto Farri allo scontro politico che il sindaco di Casalgrande ebbe con uno dei più autorevoli esponenti del locale Pci, a proposto della fucilazione di alcuni fascisti, quando Farri era presidente del Cln. Ma anche questa pista non portò ad alcun risultato. Si pensò a una vendetta di un losco figuro che gestiva il mercato nero, ma fu solo un’ipotesi. Resta forte l’impressione che anche quello di Farri sia stato un delitto politico.

Come Egisto Lui, sindaco di Reggiolo, che venne ferito nel gennaio dello stesso anno da due sicari rossi, anche Farri era un socialista riformista, legato a Saragat e a Simonini. Una specie di nemico del popolo, lui che era già stato sindaco del suo comune prima dell’avvento del del fascismo e che aveva subito la violenza del regime. Difficile ipotizzare che delle centinaia di ammazzati per ragioni politiche nell’immediato dopoguerra a Reggio (Il prefetto della liberazione parla di mille morti solo nel 1945, lo storico comunista Magnanini di oltre quattrocento, ma può essere che vi includano anche quelli dei giorni dell’insurrezione, che furono tuttavia meno di quelli del dopoguerra) solo quello di Farri sia stato un delitto comune.

Amarezza anche per quel che è accaduto dopo il 1990. Eravamo a pochi mesi dalla caduta del muro di Berlino e dalla successiva svolta della Bolognina. Il Pci aveva deciso di cambiar nome e di aderire alla Internazionale socialista. Alla fine i post comunisti riusciranno a salvarsi e così i post fascisti del Msi. I socialisti no. Il muro era caduto in Italia dalla parte sbagliata? I partiti democratici ci misero del loro, con errori gravi. Eppure in questi ventisei anni l’Italia è peggiorata, dal punto di vista economico e della partecipazione democratica. Viene da rimpiangere anche l’epoca travagliata e dolorosa ma densa di forti ideali di settant’anni orsono e cosi pure quella di ventisei anni fa, quando le tensioni politiche erano ancora cosi vive. Viene il dubbio che oggi non siamo costretti solo a ricordare la morte di Farri, ma anche quella della politica che una volta si riteneva maestra di vita.

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Commenti all'articolo
  1. Va dato atto all’on. Del Bue di aver evitato che il “caso” del sindaco Farri cadesse immeritatamente nell’oblio.

    Passando alle vicende dei primi anni novanta, se i partiti democratici “ci misero del loro, con errori gravi”, a me sembra che una “rivisitazione” di quegli errori, qualora fosse possibile, ne ridimensionerebbe non di poco la gravità, il che potrebbe forse far ricredere qualche ipercritico di allora, che semmai scendeva in piazza per contestare ad alta voce il PSI, o si compiaceva comunque di quelle piazze antisocialiste.

    Inoltre, una tale “rivisitazione” degli errori commessi, o presunti tali, potrebbe forse riabilitare in qualche modo, presso le generazioni più giovani, la Prima Repubblica, rispetto all’immagine che troppo spesso ne è stata data, o farla comunque vedere loro sotto una luce un po’ diversa da quella alla quale in tanti ci hanno voluto abituare.

    Paolo B. 01.09.2016

  2. Va dato atto all’on. Del Bue di aver evitato che il “caso” del sindaco Farri cadesse immeritatamente nell’oblio.

    Passando alle vicende dei primi anni novanta, se i partiti democratici “ci misero del loro, con errori gravi”, a me sembra che una “rivisitazione” di quegli errori, qualora fosse possibile, ne ridimensionerebbe non di poco la gravità, il che potrebbe forse far ricredere qualche ipercritico di allora, che semmai scendeva in piazza per contestare ad alta voce il PSI, o si compiaceva comunque di quelle piazze antisocialiste.

    Inoltre, una tale “rivisitazione” degli errori commessi, o presunti tali, potrebbe forse riabilitare in qualche modo, presso le generazioni più giovani, la Prima Repubblica, rispetto all’immagine che troppo spesso ne è stata data, o farla comunque vedere loro sotto una luce un po’ diversa da quella alla quale in tanti ci hanno voluto abituare.

    Paolo B. 01.09.2016

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