domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Alessandro Pietracci
In Trentino ripartiamo
dalla democrazia
Pubblicato il 07-09-2016


Da qualche anno la ripresa dell’attività politica trentina coincide con la Giornata dell’Autonomia, in programma per il 5 settembre.

Dopo le brevi vacanze estive anche la coalizione del centro sinistra autonomista ha ripreso ad incontrarsi per fare il punto della situazione. Per i cittadini, il più delle volte, queste riunioni degli “addetti ai lavori” sembrano rituali inutili, oppure, ancora peggio, tavoli per spartirsi posizioni di potere. Intendiamoci, a volte è proprio così. Tuttavia occorre rivendicare la centralità del confronto tra le diverse componenti, grandi e piccole: esso è utile per affinare le scelte, per discutere sulle linee strategiche e per correggere gli errori. I partiti oggi non godono più della credibilità che avevano in passato, ma fino ad ora non abbiamo trovato vie alternative capaci di coniugare rappresentanza e partecipazione, che in fondo sono i cardini della democrazia.

Sono due parole che dovremmo sempre tenere presenti, declinandole però nel concreto della situazione. Facciamo l’esempio della Consulta provinciale per la revisione dello Statuto di Autonomia che proprio in questi giorni comincerà i suoi lavori. La partecipazione e il dibattito intorno a questo organismo sono stati ampi ma piuttosto effimeri. Certo non si può dire che sia mancata l’informazione. Ne è scaturita una Consulta di 25 membri che rappresentano, in qualche modo, la società trentina, ma è sopratutto la presidenza, affidata al professor Falcon, a costituire una garanzia per tutti. Emerge tuttavia un’altra questione fondamentale, quella cioè dell’effettiva capacità di governo, in questo caso della reale incidenza di tale organismo. In un anno si dovrà arrivare a una proposta operativa che porterà all’attivazione dell’articolo 103 dello Statuto di Autonomia, che disciplina l’iter per la revisione dello Statuto (che ricordiamo deve trovare il suo sbocco naturale e positivo nel Parlamento). Dunque va coinvolta la delegazione parlamentare regionale. Le incomprensioni dei mesi scorsi tra i nostri deputati e senatori con il Consiglio provinciale andranno assolutamente evitate in futuro; anche perché siamo alla vigilia del referendum confermativo sulle riforme costituzionali volute fortemente dal governo Renzi, sulle quali il centro sinistra autonomista trentino non si è ancora espresso in modo univoco, come da tempo auspicato dal Presidente Rossi. Parlando di autonomia trentina, i socialisti sostengono il sì alla riforma perché essa non intacca le nostre competenze, ma anzi apre la possibilità di cambiamenti nello Statuto concordati con le due province autonome di Trento e Bolzano. Lo Stato non potrà fare da solo. Ecco che, nei prossimi mesi, ci aspetta una grande responsabilità: dimostrare, ancora una volta, di saper utilizzare meglio ed in modo più virtuoso le risorse ricevute.

Partecipazione, rappresentanza, capacità di governo. La politica non può abdicare al proprio ruolo. Il quadro istituzionale è importantissimo, ma la gente guarda soprattutto alle scelte concrete. Che, lo ribadiamo, coinvolgono la vita quotidiana. Ciò che garantisce il nostro benessere. La salute, il lavoro, la sicurezza, le infrastrutture, ma anche l’innovazione e lo sguardo al futuro. La politica deve parlare di questo, coinvolgendo al massimo l’opinione pubblica.
Prendiamo il caso della sanità. In un anno l’assessore Zeni si è trovato a dover dirimere questioni davvero complesse e controverse: dai punti nascita al Not (nuovo ospedale), dall’organizzazione delle RSA fino alla medicina primaria e territoriale; per non parlare dell’avvicendamento del direttore generale dell’Azienda sanitaria. Molto si è fatto in questi mesi. Però all’insegna dell’emergenza. D’ora in poi servirebbe un piano di azione coerente e certo su cui concentrarsi per il resto della legislatura.

Il lavoro: anche in questo caso la Provincia ha operato intensamente cercando di lenire l’impatto di una crisi economica durissima. Ci sono stati buoni risultati, ma la capacità produttiva del Trentino può essere aumentata. Come Socialisti poniamo quest’istanza come punto fondamentale dell’agenda politica.
La comunità deve poi avere garantita la sicurezza. Essa però non può esaurirsi alla questione dello spaccio intorno alla Portela. E neppure al più impattante problema dei richiedenti asilo. La presenza di stranieri – anche dei profughi – non può essere, infatti, rubricata soltanto sotto la categoria “ordine pubblico”. Può essere invece occasione di crescita e di innovazione. Nell’età della globalizzazione, la società chiusa e identitaria è un’ illusione pericolosa. Il Trentino potrebbe essere invece un modello di un’accoglienza intelligente, che coinvolge i cittadini e che genera sviluppo.

Questo è il futuro (immediato) che ci aspetta. Il capoluogo parlerà di nuovi scenari nella Smart City Week: una due giorni di eventi all’insegna dell’innovazione; proprio su quegli aspetti fondamentali per il benessere: salute, sostenibilità ecologica, trasporti e mobilità, nuove tecnologie. Tutti aspetti interessantissimi, ma poi ci deve essere qualcuno a fare sintesi. Ed ecco che ritorna la politica, con il suo ruolo di coordinamento e decisione, ma questa è un’altra storia.

Alessandro Pietracci
Segretario Provinciale del PSI

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