domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Onu: produzione industriale Italia da ‘Terzo Mondo’
Pubblicato il 23-09-2016


produzione-industrialeNel periodo dal 2007 al 2016, la produzione industriale in Italia è scesa del 22%. Il dato include i timidi segnali di ripresa del 2014 e 2015 in cui il PIL complessivamente cresce di circa un punto percentuale. La decrescita è superiore a quella di Francia e Germania calcolata per lo stesso periodo e con gli stessi algoritmi. Oltre agli effetti della crisi economica mondiale, dovremmo chiederci quali fattori hanno contribuito a determinare in Italia il calo della produzione industriale. Principalmente sono intervenuti due fattori. Un fattore è la cosiddetta internazionalizzazione della produzione che ha visto molte aziende industriali di dimensioni medio-grandi e qualcuna di grandissime dimensioni come la FIAT trasferire parte della produzione all’estero.

L’altro fenomeno è l’invasione di aziende straniere che hanno acquistato importanti aziende italiane sia nel settore dei servizi, della produzione e del commercio al dettaglio. Se il primo fattore ha effetti maggiori e più diretti con ripercussioni occupazionali, il secondo fattore interviene indirettamente determinando una maggiore propensione all’importazione di merci prodotte all’estero.

I timidi segnali di crescita, che si registrano dal 2014, ad oggi sono insufficienti a recuperare nel medio periodo la perdita di produzione industriale accumulatasi negli ultimi nove anni. Le sorti per il miglioramento sembrano affidate soltanto alla piccola e media impresa, al turismo ed all’agricoltura. Il quadro produttivo dell’Italia somiglia sempre più a quello di un Paese marginalizzato o come ha sostenuto il Financial Times di qualche settimana fa con una prospettiva di appartenenza al “Terzo Mondo”.

Nel 1989, quando fu abbattuto il muro di Berlino ed iniziò la globalizzazione, l’Italia era la quinta potenza mondiale.
Sono venuti meno negli ultimi anni importanti fattori come gli investimenti nella ricerca scientifica ed un serio piano di sviluppo industriale per l’Italia in un mercato sempre più globalizzato.

Salvatore Rondello

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