domenica, 4 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ambasciata Palestina chiede indagini su carceri israeliane
Pubblicato il 29-09-2016


carceriProprio mentre forte nel mondo è la commozione per la morte di Shimon Peres (lo statista israeliano, a suo tempo tra i promotori, al fianco di Yzhak Rabin, del processo di pace con i palestinesi, poi Presidente della repubblica dal 2007 al 2014, e da sempre, purtroppo, più amato all’estero che in patria), giunge la denuncia, da parte dell’ Ambasciata Palestinese a Roma, della problematica situazione di molti palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. “Particolarmente grave – ha detto, in una conferenza stampa all’ambasciata, Mai Al- Kaila, ambasciatrice in Italia dell’Autorità Nazionale Palestinese – è, dal punto di vista del diritto, la prassi della detenzione amministrativa nelle carceri israeliane: basata su una legge che autorizza l’esercito ad arrestare e detenere un cittadino sino a sei mesi, rinnovabili senza preavviso, né possibilità di appello. Il prigioniero, in pratica, può restare incarcerato per anni, in via amministrativa, senza sapere il perché. Attualmente i prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane sono circa 7.000. Tra questi: 68 donne, delle quali 17 minorenni, 480 detenuti al di sotto di 18 anni di età e 6 deputati, 3 dei quali prigionieri amministrativi. Vorrei citare il numero degli arresti nell’ultimo anno: dall’inizio dell’ultima rivolta palestinese, ai primi di ottobre 2015, gli arrestati sono stati 6.730; gli arrestati dall’inizio del 2016 sino alla fine di giugno, 3.445, dei quali 400 casi di arresti amministrativi. I minorenni arrestati nello stesso periodo sono stati 712, e le donne 102. Il totale dei detenuti amministrativi ancora in prigione è di 750”.
L’organizzazione israeliana per i diritti umani “Bet selem” ha chiesto l’apertura di indagini riguardo 739 casi di morte e tortura nelle carceri dal 2000 (ultimo caso sospetto, quello del cisgiordano Yasser Hamdoumi, ergastolano, morto in carcere domenica 25 settembre, dopo esser stato operato, anni fa, per problemi cardiaci) . “Il 15 giugno scorso”, rileva ancora l’ambasciatrice palestinese , “la Knesset, il Parlamento israeliano, ha approvato una legge “anti-terrorismo”, presentata dal ministro della Giustizia, che mira ad inasprire le punizioni nei confronti dei prigionieri e ad estendere gli arresti amministrativi: legge che viola palesemente il diritto internazionale e le convenzioni di Ginevra, tutelanti i diritti dei prigionieri e delle popolazioni sotto occupazione”.
Ci auguriamo fortemente che le organizzazioni pacifiste israeliane – movimento che comunque raccoglie decine di migliaia di persone, paragonabile, per certi aspetti, a quello da sempre esistito, negli USA, contro le guerre dello “Zio Sam” – riescano a mobilitarsi efficacemente, premendo sul governo conservatore per modificare questa situazione. La protesta di organizzazioni come “Bet Selem” già s’è fatta sentire all’indomani dell’ultima “Guerra di Gaza” dell’estate 2014; raccogliendo anche l’adesione di molti “refusnik” (cioè quei soldati e membri della riserva che si rifiutano di servire nell’esercito israeliano sotto certe condizioni, ad esempio rifiutandosi d’ operare nei Territori Occupati: e che spesso son rimasti fortemente traumatizzati dagli orrori della guerra, uscendo poi dalle forze armate: anche qui è pregnante il paragone con gli USA dei conflitti, in Vietnam e Iraq). Ancora attivo, anche se, ormai, più nella documentazione fotografica delle irregolarità nella definizione dei confini tra aree palestinesi e aree degli insediamenti israeliani in Cisgiordania) è “Peace Now”, storico pioniere del pacifismo israeliano, nato nella primavera del 1978. Mentre, mesi fa, ha fatto scalpore in tutto il mondo la notizia d’ un altissimo dirigente dei servizi segreti israeliani, dimessosi perché in profondo disaccordo col suo Governo, su tutta la politica nei confronti dei palestinesi.
Da sempre sappiamo che il problema mediorientale è quantomai complesso, trattandosi d’un conflitto che vede contrapporsi due parti aventi, ognuna, consistenti ragioni. Mentre a indebolire la credibilità dell’ Autorità Nazionale Palestinese concorrono, purtroppo, la presenza d’una forza come Hamas, radicalmente contraria ad Israele, nella maggioranza di governo, le ambiguità registratesi in passato, nella politica dell’ OLP, nei confronti del terrorismo contro i civili israeliani, le vecchie accuse di corruzione ai dirigenti di Al-Fatah, Arafat compreso. Ma oggi, ambedue le leadership contrapposte, israeliana e palestinese, pur iondebolite dall’obbiettiva mancanza di leader della statura di Rabin, Peres, Arafat, e in un contesto intenazionale a dir poco caotico e allarmante, sono chiamate a uno sforzo di pace che non può fare a meno di partire, per quanto possibile, proprio dall’accantonamento del passato, nella consapevolezza di errori e colpe di ambedue le parti. Uno statista che sembra aver pienamente capito è l’attuale Presidente israeliano, Reuven Rivlin, dal 2014 successore di Peres, esponente storico del Likud già apprezzato, però, anche dai laburisti per la correttezza dimostrata, in passato, come presidente della Knesset. Tra i cui primi atti come Capo dello Stato, c’è stata la visita a uno dei villaggi palestinesi distrutti durante la Guerra d’indipendenza d’Israele del 1948: col riconoscimento delle gravi colpe commesse allora dai combattenti con la stella di Davide, giunti a massacrare anche donne e bambini. In quest’iniziativa, aggiungiamo, Rivlin ha sviluppato, a guardar bene, quegli spunti autocritici verso Israele che lo stesso Moshe Dayan, all’epoca Capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, aveva espresso già nel lontano 1956, durante l’orazione funebre del 30 aprile per Roy Rotenberg, guardia del villaggio di Nahal Oz, al confine con la Striscia di Gaza, ucciso dai palestinesi.

Fabrizio Federici

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento