sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ambasciatore Usa: se vince il No addio investimenti
Pubblicato il 13-09-2016


Il ‘no’ al referendum “sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia” ha detto l’ambasciatore Usa John Phillips. “Il referendum è una decisione italiana” ma il Paese “deve garantire stabilità politica. Sessantatrè governi in 63 anni non danno garanzia” e il voto sulle riforme costituzionali “offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori”. Un intervento negli affari interni italiani che ha suscitato un coro unanime di critiche dal fronte del No


john-phillipsIl ‘no’ al referendum “sarebbe un passo indietro per gli investimenti stranieri in Italia” ha detto l’ambasciatore Usa in Italia John Phillips intervenendo stamane ad un incontro sulle relazioni transatlantiche organizzato a Roma dall’Istituto di studi americani. “Il referendum – ha detto ancora – è una decisione italiana” ma il Paese “deve garantire stabilità politica. Sessantatrè governi in 63 anni non danno garanzia”, e il voto sulle riforme costituzionali “offre una speranza sulla stabilità di governo per attrarre gli investitori”. “Renzi ha svolto un compito importante ed è considerato con grandissima stima da Obama, che apprezza la sua leadership”. L’ambasciatore Usa ha poi ricordato che il presidente del Consiglio andrà negli Stati Uniti il 18 ottobre prossimo in occasione della cena di Stato offerta alla Casa Bianca dal presidente Usa Barack Obama.

Un endorsment in piena regola, con l’intento evidente di sostenere il Sì al referendum sulle riforme costituzionali promosso dal Governo Renzi nel momento in cui i sondaggi fanno squillare campanelli di allarme a Palazzo Chigi per il prevalere dei No. Un sostegno smaccato e senza precedenti, ma anche una ‘sgrammaticatura’ grave sul piano delle relazioni diplomatiche per quello che è, a tutti gli effetti, un’intromissione negli affari interni di un altro Paese.

A ruota con le parole dell’ambasciatore americano, è giunta intanto anche l’allarme dell’istituto di rating Fitch. Ogni turbolenza politica o problemi nel settore bancario che si possano ripercuotere sull’economia reale o sul debito pubblico, potrebbe portare a un intervento negativo sul rating dell’Italia, ha affermato il responsabile rating sovrani per Europa e Medio Oriente di Fitch, Edward Parker, riferendosi all’eventuale vittoria del No. “Se ci fosse un voto No, lo vedremmo come uno shock negativo per l’economia e il merito di credito italiano”.

Il silenzio in questi casi sarebbe forse più efficace delle pressioni che in Italia hanno coagulato assieme con il Governo Renzi, la Confindustria, la Fiat di Marchionne, istituzioni finanziarie come Fitch e oggi il rappresentante in Italia del Governo Usa.
La presa di posizione di Phillips ha ovviamente destato il coro unanime delle critiche nel fronte che giudica sbagliata la riforma costituzionale mentre dalla maggioranza di Governo, e dal Governo stesso, finora si è registrato solo un imbarazzato silenzio per un mossa che potrebbe non necessariamente aiutare i sostenitori della riforma. Nessuno ha infatti dimenticato l’esperienza recentissima del referendum britannico sulla Brexit dove la pressione fortissima dell’establishment finanziario, economico e politico, britannico e internazionale, contro la Brexit, non ha certo favorito i sostenitori del Remain.

“Sono cose da non credere… Ma per chi ci prendono? Qui – ha commentato il predecessore di Renzi alla guida del Pd, Pier Luigi Bersani – c’è una cosa di fondo: aver allestito un appuntamento come fosse un giudizio di Dio darà fiato alla speculazione finanziaria e a tutti quelli che vogliono mettere mano sul nostro destino. Chi può deve raffreddare questo clima. Perché il giorno dopo il referendum, sarà tutto come il giorno prima, con lo stesso governo e con gli stessi problemi. Teniamo – ha concluso Bersani – i piedi per terra”.

“Il signor ambasciatore Usa si faccia gli affari tuoi e non interferisca – ha detto il segretario federale della Lega Nord Matteo Salvini – come troppe volte è già accaduto in passato, nelle vicende interne italiane. Spero che a novembre vinca Trump che ha già garantito che si occuperà delle questioni di casa sua. Se a votare sì al referendum sono i massoni, i banchieri e i poteri forti allora ancora più convintamente ci schieriamo per il No, ovvero per la libertà e il bene degli italiani”.

Per Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia,  il rappresentante “di un governo straniero non può in alcun modo permettersi intromissioni di questo tipo nella politica interna. Renzi dimostri di non essere un inutile fantoccio e pretenda le scuse immediate e formali da parte degli Usa. Renzi viene pagato dagli italiani per difendere la sovranità nazionale, non per fare il lacchè di lobby e grande aziende”.

“Ricordiamo all’ambasciatore americano Phillips l’articolo 1 della nostra Costituzione: la sovranità appartiene al popolo… italiano” dice il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta. “Convinti che la saldezza delle alleanze occidentali sia fondamentale per un Paese come l’Italia, ma anche che oggi come oggi Putin valga mille volte Obama”. Per Maurizio Gasparri sempre di Forza Italia, quella di Phillips, di cui ha chiesto le scuse ufficiali, è una “inaccettabile ingerenza”. “Quella dell’ambasciatore Usa in Italia, più che un auspicio, è un’entrata a gamba tesa ingiustificata negli affari interni dell’Italia – ha aggiunto il collega di partito, Altero Matteoli – eseguita su delega di un presidente alla fine del suo mandato”.

E sì perché una cosa è assai probabile: difficilmente Phillips resterà a Roma, sia che vinca Hillary Clinton sia che arrivi alla Casa Bianca Donald Trump, per non parlare di un Governo che prendesse il posto di quello guidato da Renzi nel caso di una vittoria del No. Ma forse proprio per questo l’ambasciatore ha parlato senza preoccuparsi delle conseguenze.

Lorenzo Mattei

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Commenti all'articolo
  1. vergogna. Ma ancora nessun tweet dal royal baby? Nessun commento dal segretario PSI Nencini nonché viceministro?
    Ovviamente lavoriamo ancora più intensamente per far vincere il NO, difendere la Costituzione e rottamare la protervia del renzismo (e dei suoi accoliti).

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