mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Brasile. L’ex Presidente Lula ‘scalda i motori’
Pubblicato il 02-09-2016


Il Senato Federale del Brasile ha approvato per 61 voti a 20 l’impeachment del Presidente Rousseff, prima donna eletta a capo dello Stato carioca. Dilma ha dichiarato che il processo di impeachment l’avrebbe condannata “per il quadro d’insieme”. Con questa frase sibillina, l’ormai ex-presidente intendeva sottolineare che veniva cacciata non per aver commesso un reato, ma perdeva il suo incarico a causa di una manovra di palazzo, un complotto politico ordito dal suo vice, Michel Temer, che assume ora il comando del Brasile.


dilma-e-lulaRio de Janeiro, 2 settembre 2016 – L’impeachment di Dilma Rousseff, eletta solo due anni fa da decine di milioni di brasiliani, è stato approvato come previsto. Chi si aspettava scene di giubilo e manifestazioni oceaniche in favore della defenestrazione della Presidenta, però, è rimasto deluso. Il voto definitivo è arrivato alla fine di un lunghissimo ed estenuante processo, che ha reso palese l’inconsistenza giuridica del procedimento (definito “ridicolo” dall’ex Presidente della corte suprema, Joaquim Barbosa, mai tenero con il Pt) ed ha evidenziato l’inettitudine della classe politica chiamata a sostituire il partito di Lula e Dilma alla guida del gigante sudamericano. La sbornia post-olimpica, poi, ha fatto il resto, e così il Paese ha accolto piuttosto tiepidamente un verdetto scontato. L’indifferenza della società brasiliana, soprattutto nei settori contrari ai governi petisti, si deve anche alla scarsissima fiducia in Temer, alla guida di un governo debole, non legittimato da alcun mandato popolare (in Brasile vige un sistema presidenziale), accusato a livello nazionale ed internazionale di essere un governo golpista, e che, come se non bastasse, dovrà affrontare una delle peggiori crisi economiche mai conosciute a quelle latitudini. Per il Brasile si prospettano almeno un paio d’anni politicamente complicati, almeno fino alle prossime elezioni, previste teoricamente per il 2018. Lula, sempre sotto la lente della “talvolta curiosamente solerte” magistratura brasiliana, scalda i motori per una campagna elettorale che si prevede infinita e senza esclusione di colpi, soprattutto se saranno confermate le promesse del nuovo governo: tagli, “iniezioni shock di capitalismo” e privatizzazioni.

Riccardo Galetti

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