venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Brexit. Consulenti lavoro. Effetti a cascata
su mobilità e tutele
Pubblicato il 12-09-2016


Ammortizzatori in deroga settore pesca

LIQUIDAZIONE ISTANZE RIFERITE AL 2015

La Legge di Stabilità 2016 ha previsto, che nell’ambito delle risorse del Fondo sociale per l’occupazione e formazione, è assegnata la somma di 18 milioni di euro al finanziamento della cassa integrazione guadagni in deroga per il settore pesca.

Il decreto interministeriale n. 1600069 del 5 agosto 2016 ha disposto l’assegnazione della suddetta somma al finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, tenendo conto, fino ad esaurimento delle risorse assegnate, delle istanze riferite alla annualità 2015 e presentate entro e non oltre il 25 gennaio 2016.

Con il Messaggio n. 3357 del 10 agosto 2016 l’Inps ha fornito ulteriori chiarimenti relativi ai presupposti della prestazione. l’Istituto, nello specifico, procederà alla liquidazione delle istanze riferite al 2015 secondo le indicazioni e le disposizioni fornite con Messaggio Inps n. 5313 del 13 agosto 2015. Per l’annualità 2016, saranno con una successiva circolare, fornite indicazioni.

Brexit, consulenti lavoro

EFFETTI A CASCATA SU MOBILITA’ LAVORATORI E TUTELE

Non solo la riduzione della mobilità dei lavoratori. Ma anche effetti sugli obblighi di mantenimento dei livelli minimi di tutela ormai diffusi nel mercato europeo e a cui si devono uniformare anche stati non europei. E ancora possibili ripercussioni sulla parità di trattamento retributivo e sociale, sul sistema di protezione sociale del lavoro somministrato e più in generale su tutti i livelli di tutela che di regola tendono ad evitare al dumping sociale. Sono questi i possibili effetti della Brexit secondo un’analisi realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, diffusa di recente da Labitalia. E secondo l’organo dei professionisti dopo l’uscita della Gran Bretagna dall’Ue effetti a cascata ci saranno anche su materie di assoluta importanza quali la sicurezza sul lavoro e la protezione della privacy. Come spiega l’analisi dei consulenti del lavoro, nel 2013 il flusso di cittadini italiani che è andato a lavorare nel Regno Unito è cresciuto del 66% passando da 26 mila a 44 mila unità. Il flusso di emigranti italiano è continuato a crescere nel 2014 (+16) e nel 2015 (+15%) raggiungendo il livello di 58.653 nel 2015.L’analisi per classi di età al momento della registrazione di ingresso, ci permette di capire meglio, sottolineano i professionisti, la natura dell’incremento dell’emigrazione italiana nel Regno Unito. Se nel primo decennio del secolo emigravano italiani adulti con un’età compresa fra i 25 e i 34 anni, dal 2012 si registra il sorpasso della classe di età più giovane, fino a 24 anni, che anticipa i tempi di migrazioni rispetto alla generazione precedente. Molto significativo anche l’incremento nell’ultimo periodo degli over 35 che migrano per ricostruirsi un futuro dopo avere tentato nel paese di origine. E i consulenti del lavoro sottolineano come “la decisione referendaria inglese di uscire dal sistema Europa si manifesta in una epoca storico-­ economica di particolare delicatezza. Essa si innesta nel precario intreccio di riflessioni separatiste e di coesione economico-sociale cui corrisponde l’inevitabile e dissolvente risposta agli interrogativi circa l’utilità di un sistema ormai basato sul rapporto tra debito e prodotto interno lordo piuttosto che sul benessere e prosperità economica. In tale quadro, come nelle varie cornici delle carte costituzionali dei Paesi membri, assume la consueta rilevanza il dato relativo al lavoro e all’occupazione”.E, secondo l’analisi dei professionisti, “appare utile delineare il quadro della rappresentanza inglese presso le istituzioni comunitarie, il suo peso politico ed economico e le procedure legali di ‘divorzio consensuale’. Il Regno Unito vanta 70 eurodeputati e circa 50 consiglieri presso il Comitato Economico Sociale Europeo senza contare il sottobosco di dirigenti, funzionari e impiegati. In ordine a queste posizioni è legittimo chiedersi quale sarà il destino di tale rappresentanza, che non dimentichiamoci ha pesato e tutt’ora pesa nelle decisioni comunitarie”.E l’analisi dei consulenti del lavoro ricorda che “il sistema di uscita dalla Comunità Europea è delineato dall’art 50 dei trattati. Dalla semplice lettura delle disposizioni appare evidente che la Gran Bretagna, una volta presentato atto di notifica formale per l’uscita dalla Ue, dovrà avviare un negoziato per la stipula di un accordo volto a definire le modalità del recesso”.”Pur tuttavia, ai sensi del comma 4, lo dovrà fare in posizione di estrema debolezza – rimarcano i consulenti del lavoro – in quanto impossibilitata a partecipare alle decisioni e deliberazioni che la riguardano. Si spiega pertanto la reticente volontà del governo inglese a voler dilatare tale periodo transitorio, ben consapevole che ai sensi del comma 5 non sarà sufficiente un nuovo referendum o petizione per rientrare nel sistema europeo ma occorrerà una nuova procedura formale alla stregua di qualsiasi altro Paese ‘extracomunitario'”.Ed è proprio quest’ultima parola, evidenziano i consulenti del lavoro, “a scuotere gli animi delle aziende, dei lavoratori e degli operatori del diritto obbligati a confrontarsi con una figura ‘extracomunitaria’ mai ritagliata su di un Paese come la Gran Bretagna. I segnali invero erano già stati lanciati tempo addietro -spiegano ancora i professionisti- e non solo in riferimento al rifiuto di adottare la moneta europea ma soprattutto agli ultimi trattati economici perseguiti dal governo inglese con le modalità preponderanti del ‘prendere o lasciare'”. A parere dei professionisti “tale insolenza aveva già solleticato inimicizie tra stati membri, già intenti a dissimulare sobbalzi interni in materia di immigrazione. Il ragionevole dubbio della cattiva informazione popolare circa gli effetti nefasti in caso di uscita si palesa in maniera evidente passando in rassegna le conseguenze giuridiche in materia di protezione del mercato del lavoro”.”In altre parole, gran parte della normativa in tema di lavoro degli Stati Membri, deriva direttamente e indirettamente da normative comunitarie e pertanto – affermano i consulenti del lavoro – sarà inevitabile un abbassamento delle tutele ad esempio in materia di flessibilità, part-­‐time, contratti a termine, 8 trasferimenti di azienda e orario di lavoro laddove il governo inglese non saprà preservare i sistemi giuridici ormai promulgati”.La questione, riferisce ancora l’analisi dei professionisti, “non si risolve in una lettura riduttiva circa la scarsa mobilità dei lavoratori. Anche i lavoratori autonomi subiranno effetti tragici circa l’inapplicabilità di tutti i sistemi di scambio e reciproco riconoscimento quali il passaporto delle qualifiche, la direttiva servizi, le regolamentazioni comuni per le libere professioni improntate al principio della proporzionalità delle normative professionali in relazione agli obiettivi di interesse generale”.E ancora “in tema di aggregazioni di imprese e di liberi professionisti, sarà interessante analizzare la sorte e la tenuta giuridica dei Gruppi europei di interesse economico, in acronimo GEIE, figura giuridica di matrice prettamente europea con lo scopo di unire le conoscenze e le risorse di attori economici di almeno due paesi appartenenti all’Unione”.”La sfida ora -aggiungono i consulenti- è evitare l’effetto domino, ricostruire una comunità europea che non sia impegnata esclusivamente a pigiare il tasto dell’austerità ma rinnovi l’impegno a creare un vero mercato interno dove magari la potenza tedesca dovrà rinunciare a qualche privilegio ormai acquisito dalla lista degli optionals”.Sia d’esempio la vicenda ‘Brexit’: “mai sottovalutare effetti a strascico in nome della cattiva informazione o di uno spirito antieuropeista che guarda alla libertà come baluardo per l’isolamento economico sociale. L’impegno riguarda tutti affinché la stessa vicenda ‘brexit’ non si trasformi in un rifiuto verso il sistema europeo che corrisponda ad un sentimento diffuso di ‘bruxit’, ovvero l’avversione incondizionata verso il sistema che da Bruxelles fonda l’Unione Europea”.

In arrivo 215mila lettere a contribuenti anomali

FISCO, AGENZIA ACCELERA SU COMPLIANCE

L’Agenzia delle entrate accelera sulla compliance. E si appresta ad inviare ai contribuenti circa 215.000 lettere entro l’anno. 30.000 sono iniziate già a partire dal primo settembre a queste seguiranno altre 90.000 entro il 30 settembre, 30.000 a ottobre e 40.000 a novembre. Alle 190.000 missive se ne aggiungeranno altre 25.000 di sollecito in materia di Iva. Ad annunciare il nuovo timing degli invii all’Adnkronos è stato il direttore centrale Accertamento dell’Agenzia Aldo Polito. “Le lettere di compliance – viene spiegato – sono una straordinaria occasione per invertire in maniera sostanziale il rapporto tra fisco e contribuenti. L’Amministrazione finanziaria si assume il compito di informare preventivamente i cittadini su errori o dimenticanze. Così è facile rimediare pagando sanzioni bassissime ed evitando i controlli. Utilizzando questa strategia nel 2016 abbiamo già incassato circa 20 milioni di euro. L’obiettivo, sfidante, è raggiungere i 250 milioni di euro che il Ministero ci ha affidato come target nella convenzione 2016”. Le 215.000 lettere in partenza nei prossimi mesi si aggiungono alle 290.000 già inviate nei mesi di maggio, giugno e primi giorni di luglio, portando il totale complessivo dell’anno a superare quota 500.000. Nel dettaglio 100.000 le lettere già inviate riguardano varie tipologie di reddito, per il periodo d’imposta 2012; 160.000 comunicazioni sono relative ad anomalie nei dati degli studi di settore presentati dai contribuenti per il triennio 2012-2014 e 32.000 comunicazioni a seguito di attività istruttoria esterna. L’invio delle lettere – viene sottolineato dall’Agenzia – punta a favorire l’emersione spontanea delle basi imponibili in un’ottica di informazioni condivise all’interno di un rapporto tra fisco e contribuenti improntato a trasparenza e collaborazione. Quindi, al posto dei classici controlli ex post che prevedevano pesanti sanzioni e interessi, l’Agenzia comunica in via preventiva con il contribuente e lo “allerta” con un messaggio che, dall’incrocio tra quanto indicato nella dichiarazione dei redditi e le altre informazioni di cui il Fisco dispone, risultano delle anomalie. Grazie a queste segnalazioni, il contribuente può, di conseguenza, rimediare per tempo a un eventuale errore e assicurarsi così la riduzione delle sanzioni prefigurata dal ravvedimento operoso. In alternativa, può fornire alle Entrate elementi, fatti e circostanze in grado di giustificare la presunta anomalia. L’obiettivo, infatti, è quello di informare il contribuente della sua posizione fiscale, in tempo utile per consentirgli di fornire elementi necessari a correggere o giustificare una situazione atipica. Una strategia, quella delle comunicazioni preventive, già ampiamente attuata lo scorso anno con l’invio di circa 500mila comunicazioni e con risultati soddisfacenti sui comportamenti dei contribuenti che nella maggior parte dei casi hanno tenuto conto delle segnalazioni del fisco. Nel dettaglio nel 2015 sono state inviate 220mila lettere a chi ha dimenticato di presentare la dichiarazione pur avendo percepito più redditi da lavoro dipendente o da pensione da diversi sostituti (datori di lavoro o enti previdenziali) e non ha effettuato il conguaglio delle imposte, 190mila comunicazioni di anomalie rilevate nei dati dichiarati ai fini degli studi di settore. Inoltre 20mila comunicazioni sono state inviate a cittadini che non hanno dichiarato tutte le plusvalenze, professionisti che non hanno denunciato tutti i compensi certificati dai sostituti d’imposta, soggetti Iva con un volume d’affari inferiore alle fatture comunicate al fisco dai clienti tramite “Spesometro”, mentre 65mila lettere sono arrivate ai contribuenti che non hanno presentato, o non hanno compilato correttamente, la dichiarazione Iva.

Carlo Pareto

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