venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DOPO PANNELLA
Pubblicato il 01-09-2016


congresso radicaliSi è aperto il Primo congresso del partito dei radicali italiani senza il loro storico leader, Marco Pannella, iniziato alle ore 14 nel carcere romano di Rebibbia, proseguirà fino a sabato. Giovanni Negri, segretario del Partito Radicale 1984/1988, lancia una proposta ai radicali che si riuniscono in Congresso a Rebibbia da oggi fino a sabato: “Costruiamo insieme la Marianna”. Il progetto della formazione politica sarà presentato a Roma il prossimo 17 e 18 settembre. Tra i partecipanti a “La Marianna” oltre a diversi radicali, ci saranno tra gli altri: Giuliano Cazzola, Lorenzo Castellani, Giulio Terzi Di Sant’Agata, Beniamino Bonardi e Domenico Spinelli. All’ordine del giorno le proposte su shock fiscale, esercito del lavoro, giustizia civile e penale, modernità, ricerca e innovazione . Negri sarà presente domani al Congresso radicale ma, nel frattempo, lancia un messaggio in rete. Con l’hashtag #allonsanfan augura buon congresso a quanti in questi tre giorni sono chiamati a un compito non facile: saper voltare pagina, saper non litigare, saper guardare avanti.


Radicali divisi sul post Pannella
di Mauro Del Bue

Marco Pannella al centro di tutto. A lui, al suo ricordo, al suo messaggio, alle sue lotte è dedicato questo congresso del Partito radicale transazionale e traanspartitico, partorito dalla fertile creatività pannelliana e che qualcuno degli eretici dissidenti vuol mettere in discussione. A lui si deve, nella logica del “seguitemi e vi moltiplicherò”, anche la galassia radicale, composta anche da Radicali italiani che per statuto non si presentano alle elezioni, poi dalle varie associazioni, da Nessuno tocchi caino, a Non c’è pace senza giustizia, alla Coscioni. E ad ognuna un tema da svolgere, un obiettivo da perseguire. C’è chi vorrebbe tornare al partito radicale degli anni settanta, tutto sommato ancora partitico, nazionale, elettorale. Loro, quelli che hanno convocato il congresso, no. Non ci pensano nemmeno.

Ma cominciamo dall’inizio. Arrivare a Rebibbia non è semplice. L’ultima fermata del metro è a due chilometri di distanza che devi sorbirti a piedi. Poi trovi il cancello, lo varchi tranquillamente e seguendo qualche compagno radicale (lo riconosci dai capelli brizzolati e dai giornali sottobraccio) ti imbatti in un accrocchio di persone in attesa di non si sa cosa. In realtà sono tutte in fila per dare le loro generalità e per consegnare tablet e cellulari. Poco alla volta, però, perché poi c’è un altro blocco. Finalmente entri in carcere, quello vero, con inferriate e porte blindate, cammini per un lungo corridoio poi a destra una scalinata ti porta nella sala del congresso, colma come ai bei tempi. Alle pareti gigantografie di Marco, con Tortora, Adele Faccio, Sergino Stanzani, poi Marco giovane, quando lottava per il divorzio e Marco bendato, Marco assetato, Marco arrestato. E ancora gigantografie su Ventotene con Spinelli e Rossi in prima fila. Perchè lo slogan del congresso è “Da Ventotene a Rebibbia” (Mauro Palma, garante dei detenuti, capovolgerà i termini perchè, giustamente, sottolinea che senza libertà e diritti l’Europa muore).

Due monitor proiettano in continuazione immagini pannelliane, e in una, solo in una, compare anche la grande assente, oggi, Emma Bonino, sospettata di essere a capo del complotto. Un’immagine sfuggente. Tutto scivola al meglio, con l’intervento del ministro Orlando sull’onda del “se non ci foste bisognerebbs inventarvi”, mentre a Pannella attribuisce il merito di avere anticipato il suo vecchio partito sui temi dei diritti civili. Sic… Ancora lodi a Pannella e ai radicali da parte degli altri invitati, da Santi Consoli, capo dell’amministrazione penitenziaria, a Mauro Mariani, direttore di Rebibbia, a Massimo Cardilli capo dei poliziotti penitenziari, che ha ricordato di come Pannella sia stato l’unico uomo politico a entrare a Rebibbia il giorno di ferragosto, il primo dell’anno, nelle feste per portare il dono di una presenza ai carcerati. Poi don Sandro Spriano che ha voluto ricordare come Marco Pannella abbia interpretato il concetto di giustizia rivelato dal Vangelo, fino a Mauro Mariani, che ha auspicato si risolva il caso Abruzzo con la nomina a garante di Rita Bernardini.

Poi il congresso è cominciato. E dal clima di solidarietà e di entusiasmo si è passati subito al conflitto, quasi alla rissa. Nella sua relazione Maurizio Turco ha preso di mira i ribelli. L’accusa non è stata solo di voler stravolgere la natura del partito radicale (a Maggi e Cappato ha rivolto il rimprovero di aver presentato liste alle comunali di Roma e di Milano senza consultare nessuno, e la cosa è stata definita “un’imboscata”). Ma anche di aver tradito Marco quando era ancora in vita. Turco ha ricordato che Pannella era solito dire “Mi faranno vivere da morto”, ma alcuni lo hanno fatto “morire da vivo”. Il clima si surriscalda. A Cicciomessere, autore di un lungo articolo precongressuale dove si contestava la convocazione del congresso, Turco ha rivolto un secco rimprovero: “Hai visto Roberto che non siamo cinquanta sfigati? Tu hai portato i tuoi 150?”. Le due componenti, chiamiamole cosi, si sfideranno da domani. Con Turco, Rita Bernardini, Sergio D’Elia, Elisabetta Zamparutti, Angiolo Bandinelli, che vogliono mantenere intatte le ragioni del partito sulla scorta del messaggio panneliamo, e che possiedono radio e sede, il brand come gli oppositori lo definiscono, dall’altra Cicciomessere, Maggi, Cappato, Staderini, che, dicono, con la copertura della Bonino, vogliono un partito diverso, che possa anche dialogare con Renzi. Giovanni Negri, fondatore, si pensa anche col consenso del gruppo pannelliano, della Marianna, parlerà domani. Vedremo gli sviluppi.

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Commenti all'articolo
  1. Sono stata 3 anni nel Partito Radicale, anche nel Comitato Nazionale. Da quando io e vari amici ci siamo allontanati sono trascorsi 5 o 6 anni, Quando eravamo lì, tutti ci hanno sempre detto che eravamo veramente in gamba, che eravamo onesti, bravi etc. abbiamo partecipato attivamente a molte raccolte firme, ai Consigli comunali, o dei Municipi. Da un certo momento in poi il clima si è fatto rissoso, con insulti ( non a noi), con copli di scena tutt’altro che trasparenti, con pesanti situazioni molto molto lontane dal detto di Ghandi “siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo”. Il clima non è cambiato, e me ne dispiace molto, e ce ne dispiace molto, per l’affetto che ci ha legato a molti compagni, ma ritengo che non ci sia, almeno ora, il presupposto per essere una forza veramente alternativa, se così si può dire, al sistema. E’ una forza dentro il sistema, anche se si dichiara diversa. L’ascolto è bassissimo, l’essere convinti solo delle proprie posizioni anche… Forse qualcuno può fare ‘un miracolo? io lo spererei…

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